L'appello del nostro lettore Pietro Righetti a tutti quelli che soffrono per la situazione del mercato del lavoro ticinese: "Assieme saremo una forza e non un peso morto per questo Cantone"

di Pietro Righetti
La storia si ripete tutte le settimane se non tutti i giorni. Cambia il cuoco, cambia la brigata di cucina, cambia la ricetta ma la zuppa alla fine è sempre quella. Chi dice che il giocattolo è rotto, chi dice che invece non è rotto e si può continuare a giocare, chi dice che il giocattolo, effettivamente un po’ rotto lo si può aggiustare ma bisogna studiare come e chi invece svuota sul tavolo la borsa degli arnesi alla rinfusa, nella speranza che qualcuno di questi sia il ferro miracoloso, magari la bacchetta magica. Senza contare quanti saggi che ora infieriscono con i loro “lo avevo detto che il giocattolo si sarebbe rotto”, oppure chi si limita a voler sapere chi l’ha rotto.
Il manifesto sul lavoro di Liberatv
Questo polverone è stato sollevato grazie a due giornalisti come si deve che responsabilmente e professionalmente, da questo portale informativo hanno denunciato una situazione assurda e sollecitato chi di dovere a cercare e trovare delle soluzioni ad un problema importante come quello del lavoro. Effettivamente Bazzi e Leoni hanno toccato sul vivo le coscienze di diversi politici che fino al 26 marzo 2013 sonnecchiavano ancora più o meno tranquilli e degli imprenditori con la mano dentro e fuori dal vaso della marmellata. Il “manifesto” di Libera TV è stato come il bastone che da ragazzini si infilava nel nido delle formiche; una reazione esplosiva a conferma che il problema ha dimensioni enormi per il nostro piccolo cantone.
La mia sofferenza
Per me si possono relativizzare tante cose ma il lavoro no. La storia ci riporta in continuazione esempi dal passato di come sono state risolte totalmente o parzialmente le piccole e le grandi crisi economiche e al centro delle misure prese chissà mai cosa troviamo? Il lavoro per tutti! La mia è veramente una grande sofferenza non poter contare su un lavoro stabile che sia ben retribuito o meno, che sia a tempo pieno o tempo parziale non ha importanza ma ha importanza che questo continuo vivere nel precariato possa cessare una volta per tutte. Lo vorrei non tanto per me stesso perché a questo punto della mia vita non me ne importa più, ma per quella dei miei figli e di mia moglie.
Ho pensato di farla finita: mi ha salvato il senso di colpa verso i miei figli
Più volte ho pensato di farla finita; non c’è l’ho fatta perché al momento dell’atto finale mi si presentava sempre il senso di colpa verso i miei figli, che, oltre ad averli delusi e ad averli messi di fronte ad una vita più difficile e stressante, avrebbero dovuto subire l’ennesimo colpo basso dal loro padre trovandomi sfracellato, impiccato o altro e questo non era giusto nei loro confronti.
Dove siete, disperati?
Se prima l’iniziativa del ”Manifesto sul lavoro” mi aveva acceso una speranza che qualcosa si sarebbe mosso e mi aveva spinto ad essere il primo a raccontare la propria storia per incentivare altri a seguirmi e assieme dare emotivamente una spinta alla macchina politica e imprenditoriale per trovare delle soluzioni valide, ora si è tradotto in una delusione e in una sofferenza ancora più acuta. I soliti noti sono riusciti a rompere anche questo giocattolo.
Nei commenti del pubblico se ne leggono di tutti i colori a coro delle altrettante sparate a salve dei pseudo protagonisti di questa mezza farsa. Quello che più mi ha toccato e scioccato di tutto questa eco stonata attorno al “Manifesto” di LiberaTV è la totale o quasi assenza dei diretti interessati. Di tutti quelli che il lavoro non ce l’hanno o non ce l’hanno più, di tutti quelli che arrancano disperatamente e di quelli che vorrebbero poter lavorare e sono veramente disposti a fare di tutto per guadagnarsi almeno una mezza pagnotta.
Forza, uniamoci e cambiamo le cose
Signore e signori, giovani e meno giovani, disoccupati ufficialmente membri delle statistiche o semplici senza lavoro perché non più degni del titolo di disoccupati secondo la Legge federale, precari e brick & brack che cercano in tutti i modi di emergere dalle sabbie mobili “disoccupazionali” per poter tirare un filo di respiro.
Se volete veramente fare qualche cosa per voi e i vostri cari o per lo meno poter dire che ci avete provato in tutti i modi, fatevi avanti. Lasciamo lavorare le autorità con il metodo solo a loro famigliare, la politica nei modi e tempi che prediligono, lasciamo che gli imprenditori e datori di lavoro si ravvedano da soli di quanto hanno fatto e stanno facendo. Non aspettiamo però più che qualcuno ci illumini una via e illuminiamocela noi.
Uniamoci, conosciamoci, parliamone tutti assieme, organizziamoci, sosteniamoci e cerchiamo di agire. Associamoci per raggiungere questo nostro scopo comune che è il lavoro. Assieme saremo una forza e non un peso morto per questo Cantone Ticino. Chi c’è batta un colpo e m’inondi di e-mail a questo indirizzo: pietrori@bluewin.ch
FORZA!!!!!
PS: FIRMA L'APPELLO "GIÙ LE MANI DAL LAVORO" DI LIBERATV A GOVERNO E PARLAMENTO PER SALVARE IL LAVORO IN TICINO (CLICCA QUI)