Subappalti, padroncini, lavoro nero... Parla Mauro Bazzi, titolare dell'omonima azienda di piastrelle che dà lavoro a 60 persone: "Dai politici ci aspettiamo coraggio: l'accordo con l'Italia va sospeso"

di Marco Bazzi
LOSONE – “La prima cosa da fare è eliminare le notifiche on line. Ma secondo me occorre andare oltre e congelare completamente le notifiche finché l’Italia non rispetterà il principio della reciprocità, che è uno dei pilastri degli accordi sulla libera circolazione”.
Mauro Bazzi ha le idee chiare. Membro del Comitato della sezione ticinese dell’Associazione svizzera piastrelle, è uno che con il mercato è confrontato ogni giorno da anni. Gestisce l’azienda di famiglia, la Bazzi Piastrelle di Losone, che vanta 105 anni di storia. Un’azienda che vende e posa piastrelle e dà lavoro a una sessantina di collaboratori, con un giro d’affari di una decina di milioni. Tra le più grandi del Ticino nel suo settore.
Coma stanno andando gli affari? Sentite molto la crisi?
“Direi che oggi abbiamo ancora delle riserve di lavoro. Stiamo vivendo l’onda lunga della votazione sulle residenze secondarie, che però si esaurirà entro un anno, un anno e mezzo al massimo. E quando i volumi andranno indietro inizieremo a scannarci e ci sarà gente che infrangerà le regole per stare a galla”.
E la concorrenza estera?
“Qui nel Locarnese non è pesantissima come nel Sottoceneri. Verbania non è una realtà paragonabile a Como, Varese o Milano. Il Locarnese è geograficamente più protetto da questo punto di vista. Anche se nell’edilizia cominciano ad vedersi costruzioni realizzate con il metodo del subappalto, con imprese generali svizzera che fanno capo a ditte italiane”.
Chiaro: se i “padroncini” arrivano è perché qualcuno li chiama…
“Esatto. Ed è tempo che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Da una parte ci sono i committenti per così dire ‘privati’, che chiamano il piccolo artigiano italiano e spesso lo pagano in nero. Penso a gessatori, falegnami, piastrellisti, posatori di pavimenti… Gente che entra in Ticino con la cassa degli attrezzi nel baule… e poi chi li becca più se non ci sono segnalazioni? E mi creda che di nero in questi settori ne gira parecchio. Chi controlla gli artigiani che vanno a piastrellare un appartamento o una villetta? Noi lavoriamo tantissimo sui volumi ridotti, che sono una parte importante del nostro mercato, e sono quelli più difficili da controllare”.
Ma non tutti i committenti pagano in nero. Lo dimostrano le migliaia di notifiche…
“Certo, ma qui c’è un altro problema: gli artigiani esteri notificati, quindi perfettamente in regola, sono esenti dall’IVA per lavori fino a 10'000 franchi. E se superano questo importo basta che facciano due fatture separate. Quindi, oltre ad avere costi minori, hanno sugli artigiani ticinesi un vantaggio iniziale dell’8%. Ma Berna non ci sente e sostiene che sarebbe troppo oneroso imporre l’IVA in modo generalizzato. Ma le pare normale?”
Veniamo invece alle imprese e ai subappalti…
“Ci sono sempre più imprese generali che operano parzialmente o esclusivamente subappaltando i lavori a padroncini italiani. Così importano da una parte forza lavoro a basso costo e dall’altra materiale a minor prezzo”.
Ma nell’edilizia ci sono i contratti collettivi e quindi sul costo della manodopera non dovrebbe esserci concorrenza diretta.
“Sappiamo tutti che non è facile controllare l’applicazione dei contratti collettivi quando l’impresa ha sede in Italia. E poi, nel settore delle piastrelle abbiamo un contratto collettivo, ma se un committente delibera lavori ad artigiani che non sono soggetti al contratto rovina il mercato”.
Quindi come vede il futuro?
“Dico una cosa: ci sono due modi di suicidarsi economicamente. Uno é scavarsi la fossa sotto i piedi con la pala, facendo capo a imprese estere. L’altro è scavarsi la fossa con il cucchiaino, facendo la spesa in Italia o chiamando i padroncini”.
E alla politica, a Governo e Parlamento, cosa chiedete?
“Dalla politica mi aspetto che prenda decisioni a sostegno dell’economia, anche soprassedendo ad alcune regole. Chiediamo che i politici facciano i politici, che prendano decisioni coraggiose. Chiediamo ciò che ha chiesto recentemente l’Unione delle associazioni dell’edilizia, l’UAE, alla quale aderiamo: togliere lo sportello on line per le notifiche, abolire il limite di 10'000 franchi sull’Iva. Poi, l’ho detto: secondo me bisogna congelare le notifiche. Se l’accordo bilaterale contempla la reciprocità, e con l’Italia la reciprocità non c’è, l’accordo è nullo”.
A proposito dell’UAE, ha scatenato polemiche la minaccia di non formare più apprendisti da parte delle aziende che vi aderiscono. Lei come la pensa su questo punto?
“Credo che la misura sugli apprendisti non abbia un gran senso e si poteva tranquillamente evitare di citarla, ma mi dà molto fastidio che si sia messo l’accento quasi solo su quel punto ignorando i veri problemi”.