Il presidente del PS luganese si esprime sulla proposta di Levrat, definita dal presidente cantonale una provocazione, e conferma la volontà e la necessità di tornare al voto dopo l’“inganno” del 9 febbraio

LUGANO – Ghisletta contro Lurati. Se infatti proprio ieri il presidente del PS ticinese Saverio Lurati, in un’intervista rilasciata a liberatv (leggi articolo correlato), commentava la proposta di tornare al voto sull’iniziativa UDC del presidente del PS svizzero Christian Levrat definendola una boutade provocatoria, non così la pensa il presidente del PS di Lugano Raoul Ghisletta, raggiunto per un breve commento.
La cascata dei presidenti in secca verso metà salto verrebbe da dire, visto che quello luganese si allinea con quello svizzero, ma quello cantonale contraddice e ridimensiona l’intervento nazionale.
Ieri proprio Ghisletta, in veste però di segretario del sindacato VPOD, aveva rilasciato una nota polemica intitolata “I populisti mandano a casa studenti e ricercatori”, nella quale criticava duramente l’esito della votazione, parlando di vittoria della “stupidità di massa e dell’isolazionismo” e sostenendo l’idea di Levrat di un ritorno al voto.
L’intervista
Questione voto: Levrat vorrebbe tornarci, Lurati dice che è solo una provocazione e che nessuno si sognerebbe di “impugnare” una decisione popolare. Lei da che parte sta?
“Io penso che sinceramente prima o poi si tornerà al voto, perché quella presa al 9 febbraio è una decisione che non sta in piedi in nessun modo. Nei prossimi 2-3 anni si comincerà a capire che l’iniziativa è impossibile da applicare e dunque in qualche modo bisognerà tornare al voto, ma non con la stessa domanda…”
Con quale?
“Il problema è più complesso di come è stato presentato, dunque bisognerà rivotare ponendo dei quesiti differenti, in particolare per decidere se denunciare ufficialmente gli accordi bilaterali e, in caso contrario, inserendo invece le misure accompagnatorie mitiganti nella Costituzione federale. La maggioranza degli svizzeri, come riportato in un recente sondaggio, non è contraria agli accordi bilaterali, ma solo ai suoi effetti negativi, la domanda va quindi posta in maniera differente tenendo conto delle misure in favore del lavoro, dell’alloggio, dei trasporti, ecc. Bisogna rivotare per forza.”
Il presidente cantonale Saverio Lurati ha però affermato che nessuno si sognerebbe di contestare una decisione presa in democrazia diretta.
“Io penso che la gente sia stata sostanzialmente ingannata in questa votazione e sinceramente va bene quel che dice Lurati, ma il nostro presidente nazionale dice altro e io condivido decisamente di più questo pensiero.”
In che modo secondo lei si tornerà al voto?
“Si tratta della costituzione e se una cosa non sta in piedi bisogna metterci “una pezza”, come emergerà con il tentativo di messa in pratica dell’iniziativa, e trattandosi appunto di articoli costituzionali non si potrà fare altrimenti se non consultare popolo e cantoni, l’unico modo per modificare la Costituzione Svizzera.”
Non crede che sarebbe un attacco al sistema di democrazia diretta?
“No assolutamente, è il popolo che cambia la costituzione, se c’è qualcosa che non funziona è necessario correggere il tiro con un altro voto, si è sempre fatto così e questo è il sistema. Se il popolo decide qualcosa è sempre e solo il popolo a poterla cambiare, è civica elementare.”
Nel suo scritto in veste di segretario Vpod ha parlato di stupidità di massa, crede che il 50.3% degli svizzeri sia stato quindi contagiato dalla stupidità?
“No, però questa maggioranza è stata chiaramente ingannata e presa in giro: sono state vendute lucciole per lanterne alla gente. Le persone non trarranno nessun vantaggio da questa iniziativa, anzi…al momento gli studenti e i ricercatori non possono già più girare (Erasmus), le banche si lamentano per le conseguenze, quelli del formaggio si lamentano perché non possono esportarlo e chi più ne ha più ne metta. Certo che anche queste persone potevano pensarci prima facendo magari una campagna “decente”, ad ogni modo piano piano verranno a galla tutte le conseguenze e il ritorno al voto sarà naturale.”
dielle