Il sergente maggiore della Stradale dopo l'incidente di Caslano: "I bambini sono sacri e vanno protetti. Dobbiamo cambiare la cultura della guida e introdurre regole più severe".

di Marco Bazzi
CAMORINO - “Avanti con i 30 all’ora negli abitati! Inizialmente anch’io ero scettico ma oggi sono convinto che questa misura sia necessaria, anche se poi il problema diventa farla rispettare”.
Alvaro Franchini, sergente maggiore della Polizia stradale, ora Reparto del traffico, di automobili, incidenti stradali e di guida se ne intende. Fanno parte del suo mestiere da anni. E dice: “I pedoni sono sacri, soprattutto se sono bambini, anziani o invalidi”. Dobbiamo cambiare cultura, dobbiamo sapere che quando ci mettiamo al volante abbiamo in mano una bomba.
L'incidente stradale di oggi mezzogiorno a Caslano è il terzo in poche settimane che coinvolge un bambino. Quello di prima di Natale ad Arbedo è stato letale per un piccolo di 10 anni. E sempre più pedoni sono vittime della velocità eccessiva o della distrazione degli automobilisti. Quindi, bisogna fare qualcosa: insistere sulla prevenzione, l'educazione, ma anche introdurre misure più severe.
“Se viaggio in auto a 30 all’ora – dice Franchini -, con una buona reazione posso fermarmi in una ventina di metri, mentre a 50 all’ora lo spazio di frenata aumenta a 30 metri. Sono dati scientifici, non teorie. E sapete cosa sono dieci metri in più quando c’è di mezzo un pedone? Inoltre, sotto i 30 all’ora l’impatto col pedone non dovrebbe essere letale, mentre sopra i 50 è quasi sempre mortale”.
Poi, aggiunge Franchini, molto dipende dal tipo di veicolo: “Se guido un SUV devo sapere che potenzialmente posso provocare lesioni più gravi in caso di incidente, e devo quindi adeguarmi. Ma purtroppo la maggior parte della gente usa l’automobile senza porsi troppi problemi, pochi seguono corsi d’aggiornamento alla guida… Oggi per guidare occorrono più competenze rispetto a 20 o 30 anni fa e ci vuole una costante concentrazione. Dimentichiamo radio, telefonini e altri elementi di distrazione. Stiamo guidando, stiamo facendo qualcosa che in un attimo può provocare una disgrazia”.
Se vedo un pedone lungo la strada, continua il poliziotto, “soprattutto se è un bambino non devo tenere il piede sull’acceleratore, devo toglierlo. Devo cercare di capire le sue intenzioni, e prevenirle. Per questo dico che siamo di fronte a un problema culturale. Il concetto dell’abitato è cambiato dal punto di vista stradale: è fondato sul fatto che ognuno può attraversare la strada in qualsiasi momento, tant’è vero che si stanno eliminando alcuni passaggi pedonali inutili, perché l’abitato è il territorio dove il pedone ha comunque la preminenza, o dovrebbe averla”.
E ancora: “Bisogna recuperare il filtro visivo, in certi luoghi e a certi orari soprattutto, anche se siamo di fretta. Dobbiamo prestare attenzione e adeguare la velocità anche sulle strade che percorriamo ogni giorno. I bambini sono imprevedibili e a maggior ragione gli automobilisti sono responsabili della loro incolumità. I bambini non hanno la capacità di calcolare la velocità di un veicolo, e in più la nostra percezione della velocità, con le auto di oggi, più tecnologiche e potenti, è nettamente diminuita”.