Il Consigliere nazionale e il Consigliere di Stato favorevoli all'abolizione delle notifiche online. "Pago uno studio di tasca mia e stop ai lavori del DT a ditte italiane", dice il ministro leghista.

AIROLO - Michele Barra: "Sono pronto a picchiare i pungi sul tavolo. Dobbiamo far capire a tutti, in particolare a Berna, le specificità del Ticino". Ignazio Cassis: "Non piagnucolate. Combattete. Prendete in mano il vostro destino per difendere il vostro lavoro. Ma non chiedete l'illegalità".
Il Consigliere di Stato leghista e il Consigliere Nazionale PLR hanno parlato di lavoro, di concorrenza sleale, di padroncini e subappalti. Lo hanno fatto nel vecchio forte del Passo del San Gottardo, ora trasformato in albergo, questa mattina all'assemblea dei falegnami.
Due sensibilità diverse ma due visioni convergenti. E tre punti sui quali entrambi sono d'accordo: l'abolizione delle notifiche online, l'imposizione dell'IVA ai padroncini anche sotto i 10'000 franchi di lavori, e il fatto che sei padroncini arrivano in Ticno è perché qualcuno li chiama.
Cassis: "Le notifiche online invenzione....svizzera"
"Perché dobbiamo rispondere tempestivamente ad ogni richiesta di lavoratori esteri? - si è chiesto il Consigliere Nazionale PLR - Il sito online per le notifiche è una bella invenzione tipicamente svizzera, voluta per facilitare la vita agli altri. Ma nessuno dice che bisogna mantenerlo. Infatti, in Italia, un sito del genere non esiste". Ma è anche chiaro, ha detto Cassis, che la Svizzera ha subito fortissime pressioni dall'Europa per facilitare l'accesso di manodopera estera.
Barra: "Ho commissionato uno studio. Lo pago di tasca mia"
Barra da parte sua ha ribadito che le notifiche online vanno abolite e intende affrontare il tema con la Confederazione, sul cui sito web, c'è la possibilità di notificarsi. "Il Governo si sta impegnando per risolvere i problemi creati dalla libera circolazione delle persone. E io personalmente - ha svelato il ministro leghista - ho commissionato uno studio che pagherò di tasca mia per capire quali sono i reali margini di manovra giuridici per intervenire. Inoltre ho dato ordine la mio Dipartimento di non assegnare più lavori a ditte estere. Da me vengono giovani artigiani e mi dicono che non hanno più il coraggio di aprire una loro ditta. Siamo di fronte a una concorrenza sleale da parte di padroncini e imprenditori italiani, avvantaggiati da un minor costo della monodopera e dall'esenzione dell'IVA fino a 10'000 franchi di lavori, che è una cosa oscena".
Lurati: "Basta parole, servono fatti"
Il presidente dei falegnami Francesco Lurati ha esordito dicendo: "Siamo qui in questa fortezza per cercare di salvare il salvabile. Se vogliamo evitare un disastro dobbiamo essere uniti: artigiani e politici, quelli veri. Le parole non bastano più, servono i fatti. Vediamo ogni giorno ditte che si vedono disdire lavori che vengono dati imprese estere". I falegnami hanno ribadito le minacce già contenute in una lettera inviata al Consiglio di Stato dall'unione associazione dell'edilizia. Ovvero, il congelamento del pagamento delle imposte e il blocco dell'assunzione degli apprendisti, che comunque "è una misura che non vorremmo mai prendere", ha detto Lurati.
"Comunque - ha aggiunto il presidente - i conti sono questi: ogni anno in Ticino vengono sottratti da padroncini e distaccati 250 milioni di franchi di lavori all'economia locale, che corrisponde a 1'2000 posti di lavoro".
L'appello ai ticinesi
Da parte di tutte e tre i relatori, infine, un fortissimo appello ai ticinesi di non alimentare il fenomeno incaricando imprese e artigiani esteri per mera speculazione finanziaria. Ticinesi spendete in Ticino, insomma.