Cosa è cambiato da quando è scoppiato lo scandalo sulle schedature di massa da parte degli USA? Poco. Paolo Attivissimo: "La verità è che non ci possiamo fare nulla. È cinico dirlo ma è così"

LUGANO - Ad inizio giugno il mondo è stato informato che da qualche tempo i servizi di intelligence americani spiano, catalogano, archiviano, milioni di dati che corrono sul web. L'altra notizia data in pasto all'opinione pubblica mondiale è che nella rete di spionaggio ci sono milioni di cittadini, soprattutto non americani. Chi può finire potenzialmente nell'immensa schedatura? Principalmente chi usa i social network o fa passare le proprie informazioni attraverso mail sui principali server come Google.
È il Datagate che ha sconvolto il mondo. O meglio, ha sconvolto coloro che pensavano fosse possibile solo nei film di spionaggio con una buona dose di fantascienza. Invece è tutto vero. La gola profonda del Datagate si chiama Edward Snowden, un tecnico informatico che ha lavorato per la CIA e che un giorno, di fronte a ciò che per lui è apparso insopportabile, ha iniziato a parlare. A raccogliere le sue preziose informazioni sono stati i giornalisti del New York Times e del Washington Post. Le notizie hanno avuto un effetto bomba per l'amministrazione Obama, costretto a confermare l'esistenza del gigantesco programma di spionaggio. Il nome dell'ex tecnico della CIA, dopo la fuga da Hong Kong e l'aiuto di altri paesi, è al centro delle polemiche da Guerra Fredda tra USA e Russia (accusata di aver contribuito alla fuga della talpa). Dopo le rivelazioni dal canto suo il presidente americano ha dovuto ammettere di essere a conoscenza del lavoro svolto dai servizi di intelligence americani ma, si é giustificato, è stato fatto per motivi di sicurezza nazionale.
Una presa di posizione che sembra aver convinto l'opinione pubblica americana e parzialmente quella internazionale. Tutto bene quindi? Non proprio perché gli sviluppi della vicenda sono ancora tutti da decifrare. Si è quindi passati dallo scandalo a un più ragionato realismo? Torniamo a parlarne con Paolo Attivissimo, esperto informatico.
"Dallo scoppio del Datagate direi che la reazione dell'opinione pubblica mondiale è stata mista. È emerso che c'é un nucleo di paesi privilegiati, come l'Inghilterra, l'Australia e la Nuova Zelanda,che hanno accesso agevolato ai dati raccolti dall'intelligence USA e hanno programmi di sorveglianza analoghi, i cui dati vengono scambiati con i paesi amici (in particolare gli Stati Uniti) . Era comunque un segreto di Pulcinella. Il problema è un altro".
Dica.
"Che fare adesso? Al di la dello spionaggio, ora che sappiamo che quello che abbiamo scritto è stato raccolto e catalogato cosa facciamo? Ci sono attività di professionisti come avvocati o medici che sono quotidianamente confrontati con la privacy dei loro clienti, come si pongono queste persone di fronte a queste rivelazioni? Come fa il medico che magari comunica con i suoi pazienti, e magari uno di loro è pure un politico, a mandare un e mail con informazioni riservate ora che sa che queste informazioni possono essere prese e archiviate? Sarà interessante scoprirlo."
Ma ci sono dei metodi per proteggere le informazioni?
"Molti ora chiedono aiuto alle società che offrono software per cifrare i propri sistemi, ma è una foglia di fico perché questo non fa altro che aumentare i sospetti di chi controlla e alla fine la comunicazione viene decifrata lo stesso".
Quindi che fare? Come se ne esce? Nessuno lo ha ancora spiegato.
"Da una parte è un problema giornalistico: le contromisure sono complicate da spiegare e noiose da leggere. Meglio allora concentrarsi sugli aspetti da spy story. Francamente c'è poco da fare. La verità è che non ci possiamo fare nulla. È cinico dirlo ma è così. Ma c'é un'altra cosa interessante"
Quale?
"Faccio un esempio. Quando Microsoft scopre una falla nel proprio sistema, usato dalla maggioranza delle persone nel mondo, lo comunica subito al governo americano. Motivi di sicurezza no? Normale vero? Però così facendo Microsoft consegna le chiavi del regno ai servizi di intelligence, che non sono interessati a risolvere il problema, ma semmai sono interessati a sfruttarlo. È ciò che si presume che sia successo per esempio nel caso del programma atomico iraniano, sabotato tramite una falla del software Microsoft che ha dato accesso ai sistemi iraniani più delicati. E questa non è fantascienza ma realtà. Questo indica che nella guerra informatica gli Stati Uniti sono in netto vantaggio rispetto agli avversari"
E se ci si mette la Cina la guerra che si scatenerebbe sulle nostre teste potrebbe avere conseguenze difficilmente ipotizzabili.
"In questa guerra la Cina ha il vantaggio sull'hardware visto che è il principale produttore a livello mondiale. Potrebbe quindi decidere di "sabotare" i sistemi attraverso l'inserimento di passepartout o difetti nei chip. Anche questi non sono scenari fantasiosi. Ricordo per esempio ciò che accadde negli anni Ottanta tra gli USA e l'Unione Sovietica. I russi sottrassero al Canada un sofisticato sistema di controllo per gasdotti, ma prima che arrivasse a destinazione gli americani sostituirono i componenti con versioni difettose. Le conseguenze nella distribuzione del gas diedero l'effetto sperato, con esplosioni e cattivo funzionamento di tutta la rete".
Parliamo di Edward Snowden, la talpa del Datagate. L'impressione è che ultimamente si parli più dei suoi spostamenti che non di quanto da lui denunciato. Quale può essere ancora il suo contributo?
"L'apporto è minimo. Il problema che si pone è come considerare le talpe. Per la giustizia e una parte dell'opinione pubblica è un traditore. Per altri è semplicemente una persona che ha giustamente denunciato uno scandalo sul quale non si poteva tacere. Snowden tuttavia più che un danno agli USA ha creato parecchio imbarazzo, soprattutto a un democratico e liberal come Obama. Sarebbe interessante sapere come avrebbe reagito un'amministrazione repubblicana. Comunque tutta questa storia è una grande iniezione di realismo che dovrebbe svegliare un po' tutti".
ItaCa