CRONACA
Chatrian difende 'Zone Umide': "Facciamo un Festival di cinema. Non di sesso o di politica"
Il direttore artistico dopo le polemiche: "Non voglio fare l’innocente, ero consapevole che, dato il suo soggetto, potesse provocare reazioni anche forti. Però non è questo lo scopo"

LOCARNO – L'altro giorno c’è stata l'attesa prima di "Feuchtgebiete", Zone umide, uno dei film più chiacchierati di questo Festival 2013. Il pubblico si è diviso tra chi rideva, chi si indignava e chi semplicemente non l'ha trovato un granché. Ma certamente il gran parlare che si è fatto di questo film ha suscitato molta attesa e curiosità, erano infatti molte le persone arrivate al FEVI per assistere alla proiezione. E le prime reazioni, anche dure, non si sono fatte attendere. C'è chi, come il deputato Fiorenzo Dadò, l'ha definito "una boiata pazzesca". E per di più "disgustoso".

Ne parliamo con Carlo Chatrian, direttore artistico del Festival, che ha selezionato il film, attorno al quale si è subito creata un'aura di scandalo.

“Non da parte mia però, ma dei giornalisti, che non l’avevano ancora visto. Per me è un film che rappresenta il presente del cinema, come gli altri che ho selezionato. Come ho detto fin dall’inizio, la mia intenzione era di comporre un programma generale con opere molto diverse tra loro che vogliono raccontare il presente, lo stato delle cose nel cinema. Per il film in questione ovviamente, non voglio fare l’innocente, ero consapevole che, dato il suo soggetto, potesse provocare reazioni anche forti. Però non è questo lo scopo. Non mi interessa provocare per provocare. Mi interessa presentare dei film che a volte, e forse è anche una questione generazionale, mettono gli spettatori in stati scomodi, ma per sollevare delle domande. Questa era la mia intenzione nel momento in cui ho selezionato il film.”

Eravate quindi consapevoli del fatto che avrebbe suscitato molta attenzione proprio perché tratta di sesso?

“Nelle nostre intenzioni tutti i film dovrebbero suscitare attenzione. La cosa che mi preoccupava e che ho cercato di difendere in ogni modo è che venissevisto come un film: ogni pellicola porta un soggetto e la scelta di come è stato deciso di raccontarlo. Ovviamente quando si ha a che fare con temi forti, come possono essere le esperienze sessuali, il rischio è che il soggetto prenda possesso del film. Anche vedendo le reazioni del pubblico in sala, ovviamente questo è un film che divide. Però tutto sommato mi sembra sia stato accolto anche come qualcosa che vuole incuriosire e divertire. Non ha nulla a che vedere con la pornografia, anche se ci sono immagini forti ma come ce ne sono in tanti altri film".

Spesso sono presentati film di questo tipo, che già prima di esser visti vengono molto chiacchierati soprattutto quando si tratta di sesso. Verrebbe da chiedersi se sono scelti apposta. Una sorta di specchietto per le allodole?

“Questa è la mia prima edizione. Ma se guardo alla storia di Locarno penso a un Festival estremamente coraggioso che ha fatto vedere il film di Pasolini su Salò. Quello sì che è un film che aveva intenzioni di provocazioni molto più forti e oggi viene riconosciuto come un’opera artistica a pieno titolo. Quindi l’intento di chi seleziona i film non è creare provocazioni fini a se stesse. Invece mi pare che da parte di chi li riceve prima di vederli si cavalchi un po’ il soggetto.”

Quindi puntare l’attenzione sulla componente sessuale del film rischia di banalizzarlo e non permette di cogliere le altre tematiche che propone?

“Noi facciamo un festival di cinema, non di sesso o politica o società. Ma i film ovviamente parlano di questi argomenti perché propongono la vita dellepersone. Poi ogni regista sceglie di parlarne con uno stile, di far vedere alcune cose e non altre. Penso che i film debbano essere giudicati proprio in rapporto alle scelte che hanno fatto. Sono perfettamente consapevole che certi possano non piacere. Ma credo che un festival non debba esser fatto perché tutti i film presentati piacciano a tutto il pubblico. Altrimenti vivremmo in un mondo troppo monotono e uniforme.”

Fiorenzo Dadò ha detto a proposito del film che è “una boiata senza storia, da voltastomaco; non un porno ma solo schifoso”. Cosa risponde?

“Non posso entrare in merito alla qualità del film, perché è in concorso e sarà valutato da una giuria. Come ho appena detto però, tutte le opinioni sono perfettamente lecite e le accetto. Ma spero che dietro a questo commento caustico ci siano delle riflessioni che motivino il giudizio. I festival sono fatti per cercare di allargare gli orizzonti, quando questo avviene si vanno a toccare delle zone che sono più difficili da giudicare o provocano delle reazioni forti. Penso che sia perfettamente lecito e non mi sorprende o mi infastidisce che si definisca il film non buono. Fa parte del Festival e del suo meccanismo…"

Come il fatto di renderlo chiacchierato?

“No il Festival che io faccio vuole che si parli di film. Siete voi della stampa che poi decidete di parlare più di uno che di un altro. Ribadisco la cosa che mi ha un po’ sorpreso, anche se poi ne ero consapevole, è che si è parlato molto di questo film prima di averlo visto. Magari a volte conviene aspettare di vedere e poi giudicare.”

IB

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