Il deputato leghista lancia pesanti accuse in relazione all'incontro tra il ministro e il direttore del locale a luci rosse. Un locale oggetto di controverse vicende giudiziarie e amministrative

BELLINZONA – Secondo il deputato leghista Silvano Bergonzoli il funzionario del Dipartimento del territorio finito al centro del caso Lumino’s frequentava prostitute nel locale “durante l’orario di lavoro”. Un’affermazione grave, riportata oggi dal quotidiano 20Minuti.
Bergonzoli fa riferimento all’ormai famoso incontro svoltosi in agosto tra il direttore del bordello, Luigi Girardi – in carcere da settimana scorsa - e il ministro Michele Barra. Incontro che lui stesso organizzò su richiesta di un amico. Nemmeno Bergonzoli, infatti, conosceva Girardi.
Nelle dichiarazioni a 20Minuti, Bergonzoli parla anche della fattura relativa alla consumazione di 82 gin tonic (nel corso di circa un mese) che il funzionario si sarebbe rifiutato di pagare a Girardi. Quella fattura, per un importo di 4'200 franchi, fu mostrata a Barra durante l’incontro. Secondo Bergonzoli, il ministro rispose a Girardi che una fattura senza una firma non ha un gran valore.
Sappiamo che Girardi registrò l’audio dell’incontro nell’ufficio del ministro. E che alla fine del colloquio, gli mostrò un filmato del funzionario ripreso in una camera del postribolo in atteggiamenti compromettenti. Sappiamo anche come reagì Barra: “Lei mi fa schifo”, disse a Girardi. E lasciò la riunione.
Dopo aver parlato del caso con il suo funzionario decise inizialmente di non sporgere denuncia, fino a che venne informato del Ministero pubblico che la sua voce era stata registrata da Girardi con il telefonino.
Un bordello controverso
Per inquadrare la vicenda è bene fare un passo indietro e ripercorrere la storia del Lumino’s.
Girardi sollecitò l’incontro per spiegare a Barra, direttore del Dipartimento del territorio, la situazione in cui si trovava e convincerlo a fare qualcosa per consentirgli di riaprire il bordello.
Il Lumino’s era stato chiuso a fine luglio di quest’anno dalla polizia, in quanto ritenuto illegale (e in quell'occasione Girardi era stato arrestato una prima volta). In gennaio il Consiglio di Stato aveva infatti stabilito che il locale non era a norma né dal punto di vista pianificatorio, né da quello edilizio. Il Lumino’s non disponeva insomma dell’autorizzazione ad operare come locale notturno e postribolo.
In passato, il Municipio di Lumino, spiegò il Governo nella decisione, aveva autorizzato solo in via provvisoria, con una serie di deroghe, l’apertura del bar, ma non delle camere, dove veniva esercitata la prostituzione.
A portare la questione di fronte al Governo, dopo mesi di proteste, era stato il titolare del vicino Grotto Bassa, stufo del continuo viavai notturno di clienti che disturbavano la sua attività di ristoratore.
L’attività a luci rosse del Lumino’s fu tra l’altro oggetto, già nel luglio dell’anno scorso, di un’interrogazione del deputato dei Verdi Sergio Savoia. In quegli stessi giorni, il 17 luglio per la precisione, polizia e magistratura elencarono nel corso di una conferenza stampa i quattro “contact club” ticinesi in possesso di regolare permesso per ospitare attività di prostituzione. Tra questi figurava anche il Lumino’s.
Insomma, la situazione del Lumino’s era decisamente controversa.
Durante l’incontro dell’agosto scorso, Barra disse più o meno a Girardi: “Miracoli non posso farne, ma darò un’occhiata al dossier”. Poi, quando Girardi tirò fuori la fattura degli 82 gin tonic e il filmato, il ministro pose fine bruscamente all’incontro.
emmebi