Roberto Caruso: "Altro che Governo del Mulino Bianco. Questo è il Governo del "lo faccio anch'io". Ma prima aspetta per vedere l'effetto che fa..."

*Di Roberto Caruso
Ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginare: un sistema istituzionale in avaria a sud del bastione del Gottardo. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come parole al vento. Speriamo di no. La parafrasi del celebre monologo finale di Blade Runner viene spontanea, di fronte alla crisi istituzionale ticinese. Ma qui non sono i momenti a dover restare. È ciò che rivelano.
Ci sono i coraggiosi del dopo e quelli del prima. Due modi di vivere il mondo. I coraggiosi del dopo fanno gruppo. Arrivano quando il rischio si è abbassato, quando ciò che prima li esponeva è diventato condivisibile. A quel punto le parole si fanno più nette, i giudizi più severi, l’indignazione più visibile.
I coraggiosi del prima sono soli. Parlano quando il rischio è alto, quando ciò che vedono non è ancora opinione comune, quando esporsi può costare isolamento, relazioni, convenienze. Le loro parole vengono ignorate o combattute. E proprio per questo pesano di più. La differenza non sta in ciò che si dice, ma quando si sceglie di dirlo. Prima si è esposti. Dopo si è nel gregge.
I coraggiosi del dopo non parlano soltanto perché prima hanno taciuto. Arrivare dopo può anche convenire. Prendere le distanze da qualcuno, quando farlo è diventato facile, significa spesso avvicinarsi al gruppo che in quel momento offre più riparo. Si condanna l’altro e, nello stesso gesto, si accredita sé stessi. La presa di posizione diventa schieramento. È un’indignazione che non guarda solo a ciò che è accaduto. Dice anche dove si sceglie di stare adesso. E qualche volta, quando il giudizio arriva tardi, si finisce per usare la parola innocenza come se avesse un solo significato, quello giuridico.
Quando il silenzio è durato troppo, il dopo rischia di voler recuperare tutto insieme: il tempo perduto, il coraggio mancato, la rabbia trattenuta, il peso del silenzio precedente. E poi, nel gruppo, ci sono loro. Altro che Governo del Mulino Bianco. Questo è il Governo del "lo faccio anch’io". Ma prima aspetta per vedere l’effetto che fa (Iannacci dixit).
Si uniscono ai coraggiosi del dopo quando restarne fuori costa più che entrarvi. Quando il silenzio pesa più della decisione, la scelta diventa obbligata. Ma una decisione necessaria non è una decisione coraggiosa. Il coraggio istituzionale si misura soprattutto prima: nella capacità di vedere, intervenire e assumersi una responsabilità quando farlo è ancora scomodo. Forse, allora, la domanda da portarsi dietro non è chi abbia avuto coraggio adesso. Dov’erano, prima, gli indignati di oggi?
Le ragioni per dire "così non va", in questi anni, non sono certo mancate. Se quelli del prima fossero molti, quelli del dopo avrebbero meno spazio per diventare tali. Ma il coraggio non è una questione di quantità. Se fossimo in molti a parlare quando parlare costa, a esserci quando esserci espone, non saremmo tutti coraggiosi. Saremmo semplicemente normali. In un mondo normale.
*docente