CRONACA
Criminalità di confine: a Ginevra nasce un corpo unico franco svizzero. Un modello esportabile anche in Ticino
Dopo i colpi messi a segno in settimana nel Mendrisiotto, dalla Romandia una soluzione che potrebbe aiutare nella lotta alla criminalità transfrontaliera

BELLINZONA – Rapina a mano armata in un distributore. Rapina, sempre a mano armata e con sequestro di persona, in un’abitazione privata. Sono solo gli ultimi due colpi messi a segno nel Mendrisiotto, regione spesso colpita da fenomeni di criminalità di confine e da bande di criminali transfrontalieri. A Ginevra, Cantone che vive situazioni simili vista la vicinanza con la Francia, si è deciso di formare un corpo di polizia transfrontaliero per meglio combattere la criminalità che si sposta da una parte all’altra del confine. Lo riporta oggi il domenicale il Caffè. 

In settimana, dopo le notizie delle rapine, si sono levate diverse voci che hanno chiesto di reintrodurre il presidio dei valichi “abbandonati”, se non addirittura la chiusura notturna degli stessi. 

L’esempio di Ginevra. Il cantone romando, vittima spesso di bande assai più determinate e pericolose che arrivano dalla Francia, ha deciso da tempo di non restare con le mani in mano, ma anzi di coalizzarsi con i corpi di polizia francesi per coordinare gli sforzi contro i criminali. Il nuovo corpo, che inizierà la propria attività a partire da marzo,  si chiamerà Brigata operativa mista (Bom) e vedrà i poliziotti svizzeri e quelli francesi lavorare insieme, come spiega al domenicale il comandante della polizia ginevrina Monica Bonfanti: "È l'unico sistema applicabile quando si vuol contrastare il crimine di confine. Visto che in Ticino le circostanze sono simili, mi sento di dire che questo modello potrebbe essere esportato". 

Il progetto nasce nel 2001, quando le polizie svizzere e francesi si accordarono per creare il Centro di cooperazione di polizia e doganale. La struttura, che contava all'inizio una quarantina di collaboratori, aveva come base l'aeroporto di Ginevra-Cointrin. Un anno dopo, sulla scia del successo romando, è nato il progetto ticinese di Chiasso per la collaborazione con l'Italia. 

A Ginevra però il percorso si è sviluppato diversamente, passando per gli storici accordi di Parigi del 2007: "Regolano le varie forme di lotta contro la criminalità transfrontaliera e permettono la creazione di corpi comuni - spiega Bonfanti -. Riflettendo su quest'opportunità è nata l'esigenza di creare una forza unica, svizzero-francese. Il primo obiettivo è stato di aumentare il dialogo, perché a volte il passaggio delle informazioni è lento. Con la nuova brigata, invece, tutto sarà più veloce e ci permetterà, ad esempio, di rispondere direttamente se ci giungono segnalazioni di movimenti sospetti"
L’efficacia però resta ancora tutta da verificare, come afferma sempre il comandante Bonfanti: "Fra quattro mesi tireremo le somme, verificheremo i punti positivi e quelli negativi, e vedremo dove. L'importante, in ogni caso, è non lasciare nulla d'intentato, ogni strada va battuta per combattere la criminalità che insidia la nostra regione". 

"Se sarà una buona strategia ce lo dirà il tempo. Posso dire che si tratta di un progetto interessante, voluto fortemente dal responsabile di dipartimento ginevrino, per marcare il territorio in maniera ancora più decisa. Si tratta di un passo avanti rispetto ai posti di polizia già esistenti alle frontiere di Chiasso e Basilea. Per ora è solo la zona di sicurezza attorno al confine ad essere interessata dal progetto ginevrino. Chissà, magari, un giorno si arriverà a controllare anche Lione" conclude Max Hofmann, segretario nazionale della Federazione svizzera dei funzionari di polizia.  

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