Il direttore: "Il sedicente studio di Kessel è un volantino pubblicitario della E-Aviation"

LUGANO – “L’operazione Minoan non è andata a buon fine. Ma col senno di poi son tutti maestri. Dovevamo comunque tentare di mantenere il collegamento con Roma e la compagnia greca era l’unica disponibile a volare da Agno”. Il direttore di Lugano Airport (LASA), Alessandro Sozzi, difende così la scelta che negli ultimi giorni ha suscitato aspre polemiche e in questa lunga intervista passa al contrattacco, senza peli sulla lingua.
“Quella di Minoan era l’unica strada percorribile”
Tra la primavera e l’estate scorsa la Minoan ha “bruciato” in cinque mesi un milione di franchi che sono rimasti a carico della LASA, società pubblica nella quale Lugano detiene la maggioranza del capitale azionario. Sozzi non conferma la cifra (la fonte su cui basa liberatv è comunque più che attendibile), limitandosi a dire che l’operazione non è andata a buon fine.
E aggiunge: “Senza il volo su Roma, la struttura dei costi dell’aeroporto sarebbe rimasta identica, a meno di ridurre personale e servizi, e non fare nulla significava accettare che la LASA presentasse un bilancio in perdita di 1,5 milioni. Eliminando quel collegamento, infatti, oltre al disavanzo di gestione strutturale, pari a circa 700'000 franchi, avremmo avuto un’ulteriore perdita di 800'000 franchi per il minor fatturato relativo al volo su Roma. Cercare un altro vettore che sostituisse Darwin sul collegamento con Fiumicino era dunque l’unico doveroso tentativo da fare per arginare le perdite. Non fare nulla non avrebbe evitato le perdite ma le avrebbe solo rimandate di qualche mese. Faccio poi notare che nel 2012 grazie anche alla linea e con il volo di Roma attivo la Lugano Airport ha sfiorato il pareggio di bilancio”.
Insomma, il direttore dell’aeroporto respinge l’accusa di aver buttato soldi al vento. Un’accusa che potrebbe compromettere il futuro finanziamento dell’aeroporto, visto che il Municipio di Lugano si appresta a varare un messaggio per un credito globale, a quanto pare, di circa 7,5 milioni, 4 per la ricapitalizzazione della LASA e 3,5 per la costruzione di nuovi hangar.
“Ecco come intendiamo riequilibrare le finanze”
Intanto, negli ultimi giorni sono stati fatti due passi importanti, di cui poco si è parlato. La LASA ha disdetto il contratto con la E-Aviation di Dario Kessel, la società che ha gestito finora l’aviazione generale, vale a dire i voli business (quelli dei jet privati, per intenderci).
Non solo: ha rinunciato al progetto presentato anni fa dall’imprenditore Silvio Tarchini per realizzare un maxi hangar nel capannone dove operava l’azienda Laura Star, che si trova accanto alla pista dell’aeroporto (leggi l'articolo correlato).
“Stiamo preparando un documento sulla cui base il Municipio di Lugano potrà preparare il messaggio per la ricapitalizzazione e il finanziamento dei nuovi hangar. Sia chiaro che non stiamo navigando a vista ma abbiamo una strategia ben chiara. Gestire direttamente gli hangar e i voli business sono i due pilastri su cui intendiamo costruire il futuro dell’aeroporto per aumentare il fatturato e renderlo finanziariamente stabile" La somma di queste due misure, spiega Sozzi, garantirà i pareggio dei bilanci entro un paio d’anni.
“Dobbiamo interrompere l’emorragia finanziaria e offrire alo scalo una prospettiva di autosufficienza”.
Fa sorridere, afferma il direttore di Lugano Airport, "il sedicente “studio” del signor Kessel, cittadino domiciliato nei grigioni, documento che ho avuto occasione di leggere e che classifico semplicemente come un disperato volantino pubblicitario della E-Aviation per tentare di mantenere i profitti nella sua azienda anzichè nella Lugano Airport SA. Varrebbe la pena di ricordare che si parla di un documento senza alcuna logica nè fondamento e che sottende il licenziamento di perlomeno un centinaio di persone. Insomma un documento di sponsorizzazione di uno dei “ricchi” orbitanti nell’aeroporto e che curiosamente sta trovando dei veicoli politici inusuali. Sono sicuro che chi leggerà tale fascicolo pubblicitario gli darà l’importanza che merita, un po’ come le cassette pubblicitarie con scritto: nessuna pubblicità per favore!”.
“L’hangar di Tarchini non andava bene”
L’hangar proposto da Silvio Tarchini, aggiunge Sozzi, si trova in luogo logisticamente inadeguato. “Quelli che proponiamo di costruire si troverebbero invece in un’area funzionale alle esigenze di manutenzione. E non si dica che sono dei capannoni di tela e non riscaldati: hanno una struttura in acciaio, sono stati studiati per l’aeronautica e realizzati in materiale termico. Tanto che vengono usati in diversi aeroporti del centro e nord Europa, addirittura in Scandinavia. Il progetto dell’Hangar di proprietà del signor Tarchini è stato appoggiato sia dall’aeroporto che dalla Città per ben 5 anni in totale buona fede quando non vi erano possibilità alternative. Oggi il quadro è radicalmente differente, esiste un’alternativa interna all’aeroporto, migliore, più funzionale e che sopratutto potrà risanare i bilanci della Lugano Airport”.
Il direttore della LASA nega anche che gli hangar previsti siano sottodimensionati: “Occupano oltre 2'000 metri di superficie e sono progettati per ospitare i più grandi aeroplani, di linea e privati, che oggi utilizzano il nostro aeroporto. Spero perlomeno che questa polemica elimini ogni dubbio sul fatto che gli hangar sono uno dei pochi business che può risollevere le sorti dell’aeroporto e, guardacaso, sono “un osso" che tutti vogliono addentare” .
“Gestiremo direttamente i voli business”
Assumere direttamente la gestione dei voli business, dice il direttore della LASA, frutterebbe almeno 300'000 franchi netti all’anno. Mentre il discorso degli hangar è a medio termine e dipenderà prima di tutto dall’accordo del Consiglio comunale al credito e poi dai tempi burocratici: se tutto va bene saranno operativi nell’estate del 2015. Se oggi facessimo un bilancio consolidato comprendendo le aziende private che lavorano attorno all’aeroporto, che gestiscono hangar, parcheggi, ristoranti, servizi, eccetera, spiega Sozzi, avremmo dei conti in attivo anziché in perdita.
"Sarò ripetitivo - prosegue - ma l’assetto fondiario attuale dell’aeroporto, anche prescindendo dallo sviluppo futuro, è il vero nodo da scogliere. Non è un caso che da qualche tempo si siano sollevate atroci polemiche verso la LASA, sono tutte figlie di interessi personali avversi all’aeroporto spacciati per pareri di esperti o per reazioni scandalizzate, quando non su menzogne inventate ad arte per screditare. O si avrà il coraggio di affrontare il problema con risolutezza oppure l’aeroporto sarà destinato all’oblio e non certo per colpa della Minoan, ma per colpa della ricerca di un compromesso impossibile e nocivo. In 20 anni non si è mai voluto affrontare questo nodo. Capisco che ci siano dei legittimi interessi da parte dei privati ma io e il Consiglio d’amministrazione dobbiamo fare l’interesse dell’ente pubblico. Coinvolgere i privati non vuol dire abdicare passivamente ai loro dictat”.
Le misure di risparmio immediate
Nel frattempo, aggiunge, sono state adottate misure di risparmio immediate: come la riduzione dei salari di direzione e quadri; è inoltre in corso una trattativa con i sindacati per contenere del 6% gli stipendi del rimanente personale così da evitare licenziamenti.
“Rinunciare ai voli di linea sarebbe la morte dell’aeroporto”
Infine, una riflessione su una delle opzioni avanzate alla luce della difficile situazione finanziaria di Lugano Airport, e proposta dallo stesso Kessel (leggi l’articolo correlato): abbandonare i voli di linea e puntare unicamente sull’aviazione generale.
“Sarebbe la fine di Lugano Airport – dice Sozzi -. Lo scalo verrebbe declassato a semplice campo d’aviazione. Non si potrebbe volare nemmeno con i voli business senza l’apparato strumentale, che costa 6 milioni all’anno e oggi viene pagato dalla Confederazione proprio perché ci sono i voli di linea. Senza parlare dei controlli: dogana, Guardie di confine, polizia… Si smantellerebbe un intero sistema e si dovrebbero cancellare molti posti di lavoro. Oggi la LASA ha 72 collaboratori ma attorno all’aeroporto lavorano 400 persone. Convertirlo in uno scalo di ‘general aviation’ significherebbe rinunciare ad almeno metà di questi posti di lavoro, che in larghissima maggioranza sono occupati da cittadini svizzeri. Le tesi sostenute dall’Ingegner Kessel sono prive di ogni logica e servono solo a spingere la sua azienda, fatto legittimo ma che non può definirsi uno studio”.
emmebi