CRONACA
Pramac, Davide Enderlin: “Impossibile barare”. Rizzi (DFE): “Potremmo farci restituire le sovvenzioni”
L’inchiesta penale avviata in merito al fallimento della Pramac SA di Riazzino coglie di sorpresa l’ex presidente, che esclude però illeciti. Da Bellinzona intanto fanno sapere che potrebbero chiedere il risarcimento degli incentivi versati

RIAZZINO – Un caso che sta scuotendo il Cantone e, in parte, anche la politica visto che l’ex presidente della Pramac SA di Riazzino è Davide Enderlin, consigliere comunale PLR a Lugano. A lui infatti, come agli altri ex responsabili, vengono mosse le accuse di di amministrazione infedele, bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento, diminuzione dell’attivo in danno dei creditori e cattiva gestione (leggi articolo correlato). 

Il diretto interessato però non ci sta e, oltre a dichiarare di non essere assolutamente a conoscenza del procedimento e che nulla gli è stato finora notificato, e rifiuta di accollarsi responsabilità negli ambiti aziendali nei quali era presente “solo come consulente per la gestione aziendale e non con compiti operativi”. Lo riporta oggi la Regione. 

Accuse rimandate al mittente quindi dall’ex presidente che aggiunge: “Di pannelli fotovoltaici io non ci capisco proprio nulla, ma mi hanno voluto nel Cda come presidente e l’ho fatto volentieri. Il primo anno percependo un gettone di 30mila franchi, e quelli seguenti dovendovi addirittura rinunciare perché di soldi non ce n’erano più.”

Enderlin si dice inoltre sorpreso dal procedimento, in quanto nulla è stato lui notificato e dalla procura nessuno si è fatto vivo, come conferma al quotidiano bellinzonese: “Non sono mai stato contattato da nessuno della Procura. È tutta la mattina che chiamo il Ministero per sapere come mai perché sono ancora all’oscuro di tutto, cosa mi imputano, e per tranquillizzarli circa la mia innocenza, ma purtroppo non c’è verso di parlare con la persona giusta.”

Interrogato in merito alle accuse e alla gestione della Pramac SA, lo ricordiamo fallita nel 2012 dopo solo 5 anni di attività, Davide Enderlin ha spiegato che “La Pramac aveva un problema di base: produceva a 1,10 e vendeva a 0,70, quindi è tutto fuorché un fallimento di distrazioni. Oltretutto sarebbe stato impossibile commettere illeciti con movimentazioni di denaro visti gli apparati di revisione svizzeri e italiani, il fatto che l’azienda era figlia di una quotata in Borsa e le banche creditrici per via dei leasing avevano messo nel comitato di dirigenza delle persone per il controlling. Sembrava la Nasa e io non ho mai firmato un bonifico. Il mio unico ruolo era aiutare nella gestione e chiedere al socio italiano, ogni volta che mancava della finanza, se era nelle condizioni di fare degli aumenti di capitale o dei prestiti. Ne sono arrivati per 60 milioni di euro, che sono purtroppo andati persi” ha concluso l’ex presidente.”


Rizzi (DFE): “Potremmo anche richiedere la restituzione dei sussidi”
Da Bellinzona nel frattempo fanno sapere che l’inchiesta viene seguita con attenzione e che, qualora si presentassero le condizioni, la richiesta di un risarcimento è ipotizzabile. La Pramac Sa infatti aveva ricevuto dal Cantone, in virtù dell’alto valore aggiunto (pannelli fotovoltaici di ultima generazione), 5 milioni di incentivi per avviare l’attività, anche se l’ex presidente Davide Enderlin afferma che i soldi efettivamente versati sono stati solamente 1,8 milioni. 

Stefano Rizzi, responsabile della Divisione economia del DFE, si è così espresso sempre sul quotidiano bellinzonese: “È prematuro dire se ci costituiremo parte civile, ma seguiremo con attenzione gli sviluppi dell’inchiesta penale e a dipendenza di questi effettueremo anche le necessarie valutazioni d’ordine giuridico. Quello che posso dire è che a suo tempo ci era stato chiesto dagli inquirenti di fornir loro della documentazione. Abbiamo quindi dato totale collaborazione. Per rispetto dell’autonomia della magistratura non possiamo evidentemente esprimerci compiutamente sul caso specifico.”

Infine Rizzi ha avanzato l’ipotesi della richiesta di restituzione dei contributi versati: “Qualora dovessero emergere degli elementi per noi rilevanti ai sensi della Legge sull’innovazione economica, che contempla pure delle sanzioni, potremmo anche chiedere la restituzione dei sussidi.” Ha concluso il direttore della Divisione economia. 

red

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