CRONACA
Caso La Carità: “La ragione del ‘pasticciaccio’ è da ricercare nell’ingiusta regolamentazione imposta proprio da EOC”
Così Sergio Arma, ex caporeparto in chirurgia in un ospedale dell’Ente, che riflette sul caso delle false fatturazioni nell’ospedale locarnese e le motivazioni a monte

LUGANO – “Se dall’inchiesta risulta che il viceprimario ha girato tutto l’incasso ai relativi operatori, più che di scandalo si dovrebbe parlare di irregolarità nella fatturazione per le quali l’EOC non è esente da colpe”. Così Sergio Arma, ex caporeparto in chirurgia in un ospedale dell’EOC, che in un suo contributo al Corriere del Ticino (che pubblichiamo integralmente in quanto segue), riflette sul caso delle false fatturazioni a La Carità e le motivazioni a monte.  Insomma, la causa prima “del «pasticciaccio» è da ricercare nella ingiusta regolamentazione che proprio l’EOC ha imposto”.

Sergio Arma: “Ospedale La Carità : scandalo o irregolarità?”

A proposito degli eventi successi nel reparto di chirurgia dell’ospedale La Carità, sia sui quotidiani sia sui domenicali, si usa continuamente la parola «scandalo»: una espressione forte, che nello specifico merita alcune considerazioni. Infatti, a mio avviso più che di scandalo, sarebbe più opportuno parlare di irregolarità nella fatturazione. Avendo diretto per anni un reparto chirurgico in un ospedale dell’EOC, penso che nella fattispecie si sia trattato di fatturazione di interventi elettivi-ambulatoriali di chirurgia minore eseguiti dal o dai capiclinica con l’approvazione del primario o del viceprimario.

Durante il periodo della mia citata attività, accordandomi con la direzione dell’ospedale, ho delegato ad un capoclinica in possesso del titolo FMH l’esecuzione di interventi elettivi minori e ambulatoriali e la fatturazione passava dall’amministrazione dell’ospedale, che retribuiva l’operatore, previa detrazione di una percentuale per l’usufrutto dello strumentario e del personale infermieristico. Una prassi del tutto corrente in quasi tutti gli ospedali d’Oltralpe. Dopo alcuni anni, un funzionario dell’EOC, in modo del tutto arbitrario e d’imperio, ordinò la totale restituzione dall’importo incassato dal capoclinica, motivando questa decisione con la regola che egli non è autorizzato a fatturare. La restituzione avvenne con un prelievo mensile dallo stipendio. Una procedura a mio avviso molto scorretta.

Penso che, proprio per aggirare questa assurda regola, l’accusato viceprimario e i capiclinica della Carità siano ricorsi all’irregolare fatturazione. Eppure le prestazioni in oggetto in qualche modo dovevano pur essere fatturate. Malgrado l’irregolare modo di fatturazione, le casse malati non sono probabilmente state danneggiate. C’è da definire tuttalpiù se sono state pagate le regolari detrazioni spettanti all’ospedale. Se questo non è stato fatto, il danneggiato sarebbe solo l’ospedale. Su questo dovrà indagare la Magistratura.

L’EOC, da quello che si è appreso, era al corrente della faccenda ma ha preferito in un primo tempo il silenzio, temendo uno scandalo in uno dei suoi ospedali ed è persino stato scagionato , mentre la causa del «pasticciaccio» è da ricercare nella ingiusta regolamentazione che proprio l’EOC ha imposto. Per evitare le deprecabili ambiguità come quelle avvenuti a Locarno, si impone una precisa regolamentazione per la fatturazione degli interventi ambulatoriali elettivi eseguiti dai subalterni capiclinica.

Se dall’inchiesta risulta che il viceprimario ha girato tutto l’incasso ai relativi operatori, più che di scandalo si dovrebbe parlare di irregolarità nella fatturazione per le quali l’EOC non è esente da colpe.

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