Parola di Giovanni Coda, da Bellinzona in Ligornetto, presidente della Adoc Consult, che lo ha detto a un convegno a Varese

VARESE – “Prima di diventare consulente sono stato imprenditore per tanti anni: ho avuto alle dipendenze diversi frontalieri, e anzi, nella mia azienda era proibito assumere ticinesi. Al vertice avevo un croato, un siciliano e un legnanese: gli italiani sono più qualificati e soprattutto più fedeli”.
Parola di Giovanni Coda, da Bellinzona in Ligornetto, come si legge sul registro di commercio, e presidente della Adoc Consult, con sede a Camorino. Una società che ha per scopo “la fornitura di consulenze, di corsi di formazione aziendale, di servizi commerciali e industriali, nonché di training aziendale”, eccetera. Prima di fare il cunsulente, Coda è stato direttore in due holding internazionali, più tardi, in proprio, ha ristrutturato una multinazionale media e parecchie piccole e medie imprese. Nel 1999 ha fondato due aziende, una in Svizzera e l’altra in Brasile.
Il giudizio su frontalieri (che per lui sono il tesoro del Ticino) e lavoratori locali Coda l’ha pronunciato, come riportano Infoinsubria e La Prealpina, due sere fa nel corso di un convegno sul rapporto franco euro organizzato dall’associazione delle piccole e medie imprese di Varese. Convegno di cui Coda è stato il principale relatore.
La decisione della Banca Nazionale di abbandonare il tasso fisso di cambio ha modificato molto le cose. E secondo Coda adesso “potrebbero esserci imprese svizzere pronte a delocalizzare qui”.
“Alcuni imprenditori – ha aggiunto – potrebbero mantenere il cambio di prima, oppure ridurre i salari e i prezzi e cercare di acquistare nella zona euro. E ancora: pagare i dipendenti italiani in euro, sostituirli a loro volta con nuovi frontalieri che accettino salari più bassi oppure potrebbe verificarsi un fenomeno di outsourcing verso l’Italia”.
Le aziende svizzere dovranno inoltre cercare di aumentare gli acquisti nei paesi UE, “chiedendo ulteriori sconti e poi avviare coordinamenti di aziende su export, logistica e acquisti, focalizzando la ricerca di nuovi mercati legati al dollaro che hanno subito meno la situazione del cambio”.
Non solo: Coda ha anche dispensato consigli agli imprenditori italiani di confine: “Una promozione capillare di marketing potrebbe migliorare l’export verso la Svizzera, soprattutto nei settori dei componenti immobiliari, della metalmeccanica e delle rivendita”.
red