Continuano le ricerche in mare delle vittime del naufragio di un peschereccio partito dall’Egitto, rovesciatosi nella notte tra sabato e domenica. “Alcuni di noi sono stati chiusi dai trafficanti nelle stive”

CATANIA – È una ecatombe. Non si usano mezzi termini per definire quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica nel Canale di Sicilia, quando, intorno alla mezzanotte, un peschereccio proveniente dall’Egitto si è capovolto a circa 60 miglia a nord della Libia. Il bilancio è agghiacciante: oltre 900 i morti secondo la Guardia costiera.
“Si stanno cercando letteralmente le persone superstiti tra i cadaveri che galleggiano in acqua”, aveva dichiarato nei primi momenti dei soccorsi il premier maltese Joseph Muscat. E nonostante le ricerche dei soccorsi continuino ancora, le persone salvate per ora sono solo 28, di cui una in gravi condizioni.
All’origine del naufragio ci sarebbe proprio l’enorme mole di persone che il peschereccio trasportava: tra le 700 e le 950 secondo i racconti dei primi testimoni tratti in salvo. Troppe per l’imbarcazione, che sabato aveva lanciato una richiesta di aiuto al centro nazionale soccorso della Guardia Costiera proprio perché, con le centinaia e centinaia di persone a bordo aveva difficoltà nella navigazione.
Il peschereccio era partito dall’Egitto, caricando poi i migranti dalle coste della Libia nord occidentale, vicino alla città di Zuara. A bordo persone provenienti da diverse nazioni: Algeria, Egitto, Somalia, Nigeria, Senegal, Mali, Zambia, Bangladesh, Ghana. Tra cui molte donne (si stima sulle 200) e bambini (fra i 40 e i 50).
L’incidente è avvenuto attorno alla mezzanotte tra sabato e domenica, appena al di fuori delle acque libiche e a 120 miglia a sud di Lampedusa, quando il mercantile portoghese “King Jacob”, dirottato dopo il segnale di allarme dalla sala operativa del Comando generale delle Capitanerie di porto, stava raggiungendo il peschereccio per prestare i soccorsi. A raccontare la dinamica, lo stesso comandante del mercantile: “Appena ci hanno visto, si sono agitati e il barcone si è capovolto”. I migranti alla vista del mercantile, secondo il racconto dell’uomo, si sarebbero infatti spostati in massa su un fianco della nave, causandone il capovolgimento.
La testimonianza di uno dei sopravvissuti apre poi scenari agghiaccianti: molti dei migranti si sarebbero trovati chiusi all’interno dei livelli inferiori del peschereccio, con i portelloni bloccati dai trafficanti.
Naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e reati in materia di traffico di migranti le accuse su cui l’inchiesta, immediatamente aperta dalla Procura di Catania, si sta concentrando. E si cerca anche di capire se fra i superstiti vi sia anche il timoniere della nave.
Intanto, nella prima mattinata, la nave italiana della guardia costiera Gregoretti, che trasporta i superstiti e le 24 salme finora recuperate, è giunta nel porto di Malta, dove sono stati sbarcati i cadaveri. E prosegue ora in direzione di Catania dove nel primo pomeriggio verranno sbarcate le persone finora soccorse.