Ricorso contro l'apertura domenicale, il leghista: “I Sindacati fanno di tutto per aumentare la disoccupazione". Il pipidino: "Gli stessi negozianti sono scettici"

LUGANO - “I Sindacati fanno di tutto per aumentare la disoccupazione, intanto chi se ne frega, le adesioni arrivano dalla vicina Penisola”. Il là alla polemica l’ha dato il deputato leghista Massimiliano Robbiani, che di professione fa il gerente di un negozio. Parla per esperienza vissuta, insomma. Il tema è il ricorso del Sindacato Cristiano sociale contro l’apertura straordinaria dei negozi il 27 dicembre.
"Non è di certo tenendo chiusi i negozi, in questo caso ben tre giorni di seguito – scrive Robbiani -, che il sindacato OCST facilita la salvaguardia dei posti di lavoro, anzi con il suo modo di fare incentiva la disoccupazione".
E ancora: "Ricordo che negli ultimi mesi si sono persi circa 1000 posti di lavoro nel settore della vendita. Siamo un povero Ticino, con regole sempre più rigide che non favoriscono di certo l’economia. Mettiamoci pure i turisti che in visita nel nostro Cantone, si trovano chiusi i negozi per 72 ore di fila. Questo è aiutare l’economia e i posti di lavoro? Penso proprio di no. Siamo nel Medioevo o in un cantone che deve e dovrebbe essere al passo coi tempi?".
Su Facebook è arrivata la replica di un altro deputato, il pipidino Giorgio Fonio, che lavora per l’OCST.
Scrive: “Robbiani ricorda che il settore vendita sta attraversando un periodo "non certo dei più felici, complice il franco forte e la crisi in generale che sta affliggendo l’economia", e che, a suo dire, i sindacati "dovrebbero in primis difendere il lavoro, non ostacolarlo."
Nel suo preavviso però il DFE mette l'accento su un altro aspetto. Infatti ha stabilito che la particolare situazione di tre giorni festivi consecutivi (25, 26 e appunto domenica 27) può eccezionalmente giustificare un'apertura generalizzata sulla base dell'interesse della popolazione a potersi riapprovvigionare in tempi ragionevoli dopo le festività natalizie”.
Inoltre, prosegue Fonio, “il mese di dicembre per i collaboratori della vendita è già di per se un mese impegnativo. Basti pensare che in quel mese i collaboratori saranno impegnati per due domeniche e un festivo (8 dicembre). Non da ultimo proprio ieri, abbiamo incontrato numerosi responsabili di negozi della grande distribuzione e i più contenti di questa scelta si sono dimostrati proprio loro per alcuni ovvi motivi:
- Scetticismo dal punto di vista economico. Secondo i gerenti non sarebbero molti coloro che hanno ancora disposizioni grossi budget da spendere dopo le festività natalizie;
- Difficoltà organizzative soprattutto nel garantire al cliente qualità nei prodotti. Infatti risulta difficile pensare di offrire al consumatore prodotti freschi (frutta, verdura, ecc..);
- E (udite udite, non lo dicono i sindacati) vi è la consapevolezza che tre giorni a casa nella vendita sono una rarità e dunque, visto il favore fatto dal calendario, viene vista positivamente la possibilità di vedere i propri collaboratori stare con la famiglia per le festività natalizie. Non dimentichiamoci che buona parte del personale della vendita sono donne e madri!
Caro Max, probabilmente ogni tanto avremmo bisogno di tornare veramente nel medioevo, per rimettere al centro delle nostre priorità vecchi valori ormai dimenticati”.
A Fonio replica, infine, sempre sul social, Tiziano Galeazzi, consigliere comunale UDC a Lugano:
“Caro Fonio sai che ti stimo e ti rispettto per l'impegno e il cuore che ci metti nel tuo lavoro e nella politica, ma qua proprio dissento da te e appoggio Robbiani, in parte nel suo ragionamento. Dobbiamo per una volta avere il coraggio di "cambiare registro" e mentalità. So e dico So, cosa vuol dire lavorare anche il week end, perché ho passato tutta la mia infanzia ad aiutare i miei genitori in negozio a Bissone. Quindi loro senza mai lamentarsi, come molti, hanno fatto sacrifici per la famiglia. Quindi caro Fonio smettiamola di arroccarci sulle barricate medioevali, perché anche i sindacati devono capire, oggi in che stato siamo, con la nostra economia e con il periodo grigio-scuro che dovremo affrontare”.
E conclude: “Lasciamo fare impresa e lasciamo libertà di movimento ai datori di lavoro. Ovvio che dovranno avere dei paletti nei quali operare e delle regole, ma smettiamola di mortificare chi rischia il proprio capitale per creare lavoro e benessere. Cercate di uscire da questa mentalità dell'Era del ferro e iniziate a sostenere l'economia in un momento epocale. Anche per voi sarà dura, senza lavoratori perdereste quote sociali, quindi che si remi tutti nella stessa direzione”.
red