CRONACA
L'IRE: "Frontalieri, nessun effetto sostituzione"
L'Istituto di ricerche economiche: "Il reclutamento di lavoratori stranieri da parte delle aziende ticinesi è dovuto al fatto che il candidato straniero ha mostrato il profilo più adatto". Il deputato interroga il Governo

BELLINZONA - “Non si riscontra alcuna prova che l’impiego di lavoratori frontalieri abbia aumentato il rischio di disoccupazione dei lavoratori nativi - né in Svizzera né in Ticino”. Lo stesso vale per i lavoratori domiciliati.
Secondo uno studio condotto dall’Istituto di ricerche economiche (IRE) l’effetto sostituzione legato alla libera circolazione sarebbe un mito che non trova riscontro nei dati reali.
Lo studio, di cui oggi LaRegione pubblica una sintesi, è stato commissionato dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e dalla Segreteria di Stato dell’economia (Seco) ed è stato condotto dall’istituto diretto dal professor Rico Maggi, che si è avvalso della consulenza di un docente dell’Università di Basilea. 
È vero che “il tasso di disoccupazione ha avuto la tendenza a salire, sia per la Svizzera nel suo complesso che per il Canton Ticino negli anni 2002-2015”, quindi dopo l’entrata in vigore della libera circolazione. Ma se “non può essere escluso che questi sviluppi sono legati al contesto dell’aumento dell’occupazione frontaliera”, secondo l’IRE non si possono trarre conclusioni affrettate.
La ricerca evidenzia anche che le aziende non assumono frontalieri perché costano di meno. Sulla base di un sondaggio condotto tra 328 aziende emerge  “che il reclutamento per lo più ‘casuale’ di lavoratori stranieri da parte delle aziende ticinesi è dovuto al fatto che il candidato straniero ha semplicemente mostrato il profilo più adatto per il posto da ricoprire”. 
In alternativa si assumono lavoratori dall’Italia o da altri Paesi per “carenze di competenze” tra gli ‘indigeni’. “Il rapporto salario/prestazioni – si legge nel documento – sembra essere invece per le aziende ticinesi un criterio di importanza secondaria nel processo di reclutamento”. 
Inoltre, “il 75 per cento delle aziende intervistate ha dichiarato per il Ticino che l’assunzione di lavoratori stranieri segue di solito una candidatura spontanea da parte del candidato”. Insomma, i frontalieri non li vanno a cercare ma arrivano da soli, Il che conferma sia “l’attrattività del mercato del lavoro ticinese per i lavoratori stranieri”, sia la forte competizione tra residenti e non.
“Il vero problema – conclude lo studio dell’IRE - non è lo spostamento della manodopera attiva (ticinese, ndr) in disoccupazione, ma un ostacolo all’entrata nel mercato del lavoro dei residenti”, soprattutto per i giovani “senza esperienza professionale”.

Sergio Savoia: “La grande bugia continua”

Il deputato verde Sergio Savoia sul suo blog critica duramente lo studio:

“Come ha fatto l’IRE ha ottenere un simile spettacolare e sorprendente risultato? Ebbene, lo ha chiesto… alle aziende! Figuriamoci è come chiedere al proprietario di un bordello se le ragazze sono felici. Domanda: ma l’IRE lo abbiamo pagato noi per farci prendere per i fondelli? Risposta: sì. Nota bene: uno studio del genere serve solo ai nostri amici dei ministeri romani per andare a sedersi al tavolo delle trattative con Berna (i loro emissari sono seduti al tavolo, gli emissari berlesi sono comodamente accomodati per terra). Potranno argomentare (usando uno studio farlocco pagato dal contribuente ticinese) che qui va tutto bene e che i cittadini ticinesi sono un po’ cretini. Un altro paio di domande: quanto ci è costato questa gigantesca stupidaggine? Perché fare uno studio con interviste alle aziende quando l’USTAT pubblica già i dati sul dumping ed è DIMOSTRATO che c’è dumping in Ticino? La grande bugia non è finita. Continua. La pagate voi con le vostre tasse. PS: la prossima volta lo studio facciamolo fare in Italia. Ci costa meno…”

Poi arriva l'interrogazione:

In mattinata Savoia ha anche presentato un’interrogazione chiedendo al Governo:
Condivide le conclusioni dello studio?
Ne condivide la metodologia?
Ritiene che una intervista tra coloro che si avvantaggiano economicamente del lavoro frontaliero costituisca una base scientifica sufficiente per avvalorare tesi spericolate come quelle presentate sui mezzi di comunicazione?
Quanto è costato lo studio e chi lo ha pagato?
Perché non si è deciso di valorizzare studi e indagini già svolte dall’USTAT invece di assegnare un ennesimo mandato, peraltro svolto con modalità alquanto discutibili?

Red

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