CRONACA
Il cognato di Nadia Arcudi confessa: "Sì, l'ho uccisa io". Svolta nell'inchiesta sulla morte della giovane maestra di Stabio. M.E. non ha retto il peso e ha ammesso di essere l'autore del delitto. Ma restano da chiarire le modalità e il movente, che potre
Il 42enne finora aveva sempre negato l’omicidio, ammettendo solo di aver trovato Nadia già morta nella casa dove la giovane donna abitava con la madre, venerdì 14 ottobre
CRONACA

Analisi logica e psicologica di un romanzo criminale e del suo autore. Il bosco, un delitto senza movente, il sospetto sul protagonista... "Luci e ombre", il racconto di M.E., sospettato di aver ucciso la cognata, tra caso e coincidenze. E sullo sfondo, "

23 OTTOBRE 2016
CRONACA

Analisi logica e psicologica di un romanzo criminale e del suo autore. Il bosco, un delitto senza movente, il sospetto sul protagonista... "Luci e ombre", il racconto di M.E., sospettato di aver ucciso la cognata, tra caso e coincidenze. E sullo sfondo, "

23 OTTOBRE 2016
LUGANO – M.E., il 42enne arrestato il 18 ottobre con l’accusa di aver ucciso la cognata, Nadia Arcudi, alla fine ha confessato. Lo hanno fatto sapere oggi il Ministero Pubblico e la Polizia cantonale. Durante il suo interrogatorio davanti alla procuratrice pubblica Pamela Pedretti “l'imputato ha ammesso di essere l'autore dell'azione avvenuta a Stabio che ha portato alla morte della vittima”.

Avrebbe agito da solo, circostanza che risulta compatibile con quanto emerso sinora dall'istruttoria. L'inchiesta dovrà comunque ancora chiarire con precisione le modalità del delitto e soprattutto il movente. Questi approfondimenti sono al vaglio degli inquirenti. La tesi più probabile è comunque che la donna sia stata stordita e poi soffocata.

Il 42enne finora aveva sempre negato l’omicidio, ammettendo solo di aver trovato Nadia già morta nella casa dove la giovane donna abitava con la madre, venerdì 14 ottobre. L’uomo, che lavora come informatico alla SUPSI, è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere: aveva ammesso di aver avvolto il corpo della cognata in un tappeto, traportandola poi in auto nei boschi di Rodero, dove l'aveva abbandonata, a pochi passi dal confine di Gaggiolo.

Stando alla RSI, l'omicida provava nei confronti della cognata un'attrazione non corrisposta.

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