CRONACA
Prima i nostri... impianti di risalita. Le scolaresche disertano Bosco Gurin e Giovanni Frapolli chiede al Cantone 75'000 franchi di indennizzo. Secondo l'imprenditore viene violata la decisione parlamentare che vincola gli istituti a organizzare settiman
L’ex deputato PPD chiede al DECS di intervenire a sostegno delle stazioni ticinesi visto che le settimane bianche si avvicinano e intanto manda la richiesta di indennizzo al Cantone
Foto: TiPress/Samuel Golay
BOSCO GURIN - Le scolaresche ticinesi disertano Bosco Gurin e il patron degli impianti, Giovanni Frapolli, manda una fattura al Cantone: 75mila franchi di indennizzo, come ha raccontato ieri sera la RSI. Una provocazione? Fino a un certo punto… Secondo Frapolli non vengono rispettate le direttive sulla preferenza delle stazioni ticinesi.

L’imprenditore, proprietario degli impianti di risalita di Bosco, solleva un tema legato a una mozione parlamentare di tre anni fa: secondo lui c’è, da parte delle scuole e del Dipartimento educazione, un disinteresse a organizzare le settimane bianche nelle stazioni sciistiche ticinesi.

Nel 2013 il Gran Consiglio approvò una mozione che impone alle direzioni degli istituti di rivolgersi per i corsi di sci prima di tutto alle strutture ticinesi. Solo in caso di assenza di neve possono essere cercate alternative fuori Ticino. Frapolli osserva però che a Bosco Gurin la neve c’è ma mancano le prenotazioni.

L’ex deputato PPD chiede dunque al DECS di intervenire a sostegno delle stazioni ticinesi visto che le settimane bianche (in programma dal 7 gennaio a fine febbraio) si avvicinano e intanto manda la richiesta di indennizzo.

“Probabilmente una provocazione”, secondo il responsabile dell’Ufficio insegnamento medio, Francesco Vanetta, interpellato dalla RSI. Ma una provocazione che rischia di sfociare in atto giudiziario. Vanetta ha quindi garantito un maggiore impegno nel considerare Bosco Gurin e le stazioni invernali ticinesi.

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