CRONACA
"Leoni, ma perché no ti suicidi tu?!". L'analisi di Liberatv sul suicidio assistito universale scatena un putiferio sui social: "Complimenti per la disumanità". "Infimo". "Imbarazzante". "Bassezza incredibile"
Il commento di Andrea Leoni pubblicato stamane, suscita critiche feroci (come feroce era il "pezzo"). Ecco una carrellata delle reazioni più indignate raccolte sulla nostra pagina Facebook
ANALISI

Ma il suicidio uno deve guadagnarselo. No all'aiuto a morire come diritto universale per tutti. Solo chi è malato terminale o vive grazie alle macchine merita i confort della dolce morte. La crisi dell'Occidente passa anche da qui

06 MARZO 2017
ANALISI

Ma il suicidio uno deve guadagnarselo. No all'aiuto a morire come diritto universale per tutti. Solo chi è malato terminale o vive grazie alle macchine merita i confort della dolce morte. La crisi dell'Occidente passa anche da qui

06 MARZO 2017
LUGANO - L'analisi che abbiamo pubblicato oggi sul tema del suicidio assistito (leggi articolo correlato), ha suscitato una serie di reazioni. Alcune delle quali molto feroci, come d'altronde era feroce il "pezzo" che le ha innescate. Tutto normale quindi. 
 
Di seguito ci limitiamo a riportare alcune fra le critiche più indignate apparse sulla pagina Facebook di Liberatv.
 
Cominciamo da G.S., che scrive: "Veramente un articolo di xxxx, mi censuro da solo, scritto senza nessuna idea di come una persona possa maturare l'idea di suicidarsi, senza la minima idea del terrore di non riuscire nel suicidio, insomma una somma di pensierini leggeri, sotto forma di pseudo ragionamenti con riferimenti storici. Nemmeno il diritto di poter decidere di morire dignitosamente lasciando il corpo senza segni e cercando di andarsene senza traumatizzare nessuno. La problematica del suicidio va affrontata maggiormente, ma con più rispetto!". 
 
Gli fa eco M.M: "Non concordo con quanto scritto. Qualcuno ha già visto le condizioni di una persona che si è sparata o gettata da un ponte? Lo sapete che poi altri devono intervenire ? Ed i famigliari?"
 
P. B. invece è in vena di "consigli": "Ma perché non ti suicidi tu? Non ho mai letto un articolo così imbarazzante e senza alcun rispetto! Davvero complimenti per la visione profonda... che tristezza!".
 
Un disagio che viene ripreso, seppur senza "consigli", anche da G.P: "Qui siamo veramente arrivati alla frutta ! Articolo veramente deleterio ! Giornalismo da strada e da quattro soldi .... Infimo e di una bassezza inaudita!". Da A.C: "Un articolo incommentabile e di una bassezza increrdibile.
Se foste giornalisti magari capire e descrivere il perché uno si uccide. Magari per motivi sociali. Magari certi mammasantissima non si vuole toccarli". Da M.B.:"Complimenti per la disumanità dell articolo. fate schifo". E da S.S: "Articolo terribile. Sono basita".
 
A.S. invece pone l'accento su uno dei metodi di suicidio elencati nell'analisi: quello di buttarsi sotto un treno: "Eh no, sotto un treno no!!! Ma qualcuno pensa a quel povero macchinista che investe un suicida e tutte le ripercussioni che ne possono conseguire sulla sua salute???? Vuoi suicidarti? Buttati da un ponte, impiccati, sparati... Ma non rovinare la vita a chi sta lavorando per favore! Grazie".
 
Più articolata e "filosofica" la riflessione di S.I: "Sono favorevole alla libertà di stampa, ma il tuo articolo è davvero discutibile. Se da un lato hai ragione nel dire che la collettività non deve caricarsi di questo peso, sopratutto e in special modo in casi di decisioni più di pancia che di testa, di persone depresse ma non con malattie invalidanti in modo pesante o addirittura con prognosi infauste, dall'altro inciti una persona a COINVOLGERE FORZATAMENTE qualcuno nel suo suicidio, nello specifico paramedici, polizia, pompieri etc. Perchè se uno si impicca, la polizia è obbligata a fare le rilevazioni del caso, idem se si getta da un ponte o sotto a un treno, traumatizzando inoltre sia il macchinista che i passeggeri. Se uno scegliesse di suicidarsi con una dolce morte (con un pentabarbiturico ad esempio) sarebbe sorvegliato da una persona/team di persone FORMATE (ci si aspetta quantomeno lo siano) a quel tipo di operazioni, lo stesso non vale/varrebbe/dovrebbe valere perentoriamente per qualsiasi altro professionista in caso di suicidio violento. Inoltre dietro la psicologia del suicidio c'é anche l'aspetto dimostrativo/teatrale, che può/potrebbe avere conseguenze molto pesanti su persone ignare/non preparate (e qua parliamo anche di bambini/giovani) che loro malgrado si trovano/troverebbero/troveranno ad assistere alla macabra scena. Mi viene da porti una domanda: preferiresti che una persona la faccia finita in casa sua sdraiata sul letto dopo aver organizzato il proprio funerale da vivo, oppure preferiresti dover allungare di 7 ore il viaggio in treno fino al museo dei trasporti di lucerna con i tuoi figli (se ne hai) perchè un depresso, seguendo il tuo consiglio, si è gettato sotto al tuo treno all'entrata della galleria del San Gottardo, bloccando il/i treni in direzione nord per il tempo di ripulire tutto, rischiando di permettere ai tuoi figli, come ai figli di qualcun'altro la visione di una scena poco simpatica e dovergli giustificare quanto assistito? Ti ripeto, capisco bene che il tuo articolo ha l'obiettivo di inneggiare alla vita e scongiurare chi abusa del sistema per un atto potenzialmente evitabile e posso dirmi completamente d'accordo con te, ma, e qua ti vorrei rivolgere un altra domanda piuttosto filosofica alla quale ammetto già che non saprei nemmeno io cosa rispondere: "Vivere è un diritto o un dovere?" Detto questo, ti saluto e spero di non esserti sembrato inopportuno nella mia risposta".
 
PS: la risposta nei prossimi giorni….AELLE
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