CRONACA
Cronache dall'inferno di Piazza San Carlo a Torino: "Appena sono finito a terra ho visto il cielo. Ero realmente convinto che quella sarebbe stata la mia fine, che c’era stato davvero un attentato"
Il giornalista del Mattinonline Mattia Sacchi, presente durante l'incidente di massa che ha lasciato tutti senza parole, racconta quei drammatici momenti. Ferita anche la figlia 18enne di Marco Travaglio. Il direttore del Fatto: "Ormai i terroristi, anche quando non ci sono, è come se ci fossero”.
TORINO - L’incidente di massa avvenuto a Torino in Piazza San Carlo, durante la finale di Champions League, continua a tenere banco e far discutere. Del resto quei 1’500 feriti provocati dalla folla impazzita - e probabilmente dall’imperizia con cui è stato organizzato l’evento - raccontano meglio di ogni altra cosa come il terrorismo abbia fatto breccia nella testa degli europei.

 

Ne ha scritto stamane anche Marco Travaglio. La figlia 18enne del direttore del Fatto Quotidiano è rimasta infatti coinvolta nella tragica serata. Anche lei è finita all’ospedale. Travaglio racconta il ritorno a casa dopo la notte infernale: “ ”Non andrò mai più in piazza per una partita, e nemmeno allo stadio", dice lei alla fine della più lunga serata della sua vita. In macchina, la radio informa di un attentato a Londra. Un attentato vero. Ma che differenza fa. Ormai i terroristi, anche quando non ci sono, è come se ci fossero”.

 

A Torino era presente anche il giornalista del Mattinonline Mattia Sacchi, che ha raccontato sul sito per il quale lavora la terribile esperienza. Eccone un estratto: “Non posso dire di aver sentito botti o rumori strani. Solo una massa di persone che in un’istante ha cominciato a correre verso di me, sembrava un’onda d’urto. Ho provato a girarmi per uscirne, ma dietro di me c’era una persona a terra e sono caduto anche io. Non voglio fare il melodrammatico o esagerare la situazione, ma appena sono finito a terra ho visto il cielo dove stavano volando dei droni, mentre a fianco a me c’era un ragazzo che urlava. Ero realmente convinto che quella sarebbe stata la mia fine, che c’era stato davvero un attentato e il destino mi aveva beffato. Tuttavia, non so con quale slancio, con i piedi ho provato ad allontanare alcune delle persone che nel fuggire mi stavano calpestando. Appena ho avuto un minimo di spazio per farlo, mi sono rialzato Per terra era pieno di sangue, scarpe, zaini, ma soprattutto di persone che cercavamo di rialzare, anche se era veramente difficile vista la massa di persone che spintonavano tutti coloro che si ritrovavano davanti. Ad un certo punto, pochi metri prima dell’uscita da Piazza San Carlo, abbiamo visto una signora seduta che piangeva. Le abbiamo chiesto cosa avesse e ci ha detto che suo figlio era in mezzo alla folla”.

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