CRONACA
Renzo Galfetti ci scrive: "Il prossimo procuratore generale non potrà che essere di transizione". E l'avvocato, che aveva già definito l'assessment "una foglia di fico", rilancia il periodo di prova per i nuovi procuratori pubblici, suo cavallo di battagl
L'avvocato: “Ho sempre detto e ribadito che il punto più importante è che tutti si rendano conto che quella di procuratore pubblico è una professione non verificabile a priori dal profilo delle capacità. Per questo ho proposto un periodo di prova per testare i nuovi magistrati, che è a mio parere l’unica garanzia per ridurre al minimo gli errori”
LUGANO - “Un Procuratore generale “di transizione” sarebbe negativo? A parte il fatto che pure Papa Giovanni fu nominato pensando che fosse “di transizione”, se pensi alla riforma importante in corso per il Ministero Pubblico, comprese le competenze del PG, la nomina non può che essere “di transizione”…

L’avvocato Renzo Galfetti ha commentato così su Facebook
.

Premettiamo che con il nostro articolo non contestavamo la soluzione di un procuratore generale di transizione – che sarebbe ovviamente Antonio Perugini -, ma unicamente la scelta dell’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio di commissionare un ‘assessment’ sui candidati per poi metterlo nel cassetto. Un’operazione, ricordiamo, costata ai contribuenti circa 30'000 franchi, che il presidente del Parlamento, Walter Gianora, ha definito “un semplice test”.

Detto questo, ricordiamo che l’avvocato Galfetti, penalista di lungo corso e di chiara fama, aveva già in giugno bollato come inutile la soluzione dell’assessment.

Dei candidati a procuratore generale, aveva detto in sostanza, conosciamo già vita, morte e miracoli, per cui quella verifica, fatta salva la competenza della società incaricata di effettuarla, sarà una foglia di fico che non servirà a nulla. Il Gran Consiglio, secondo lui, avrebbe semplicemente dovuto avere il coraggio di fare la scelta migliore. Ed è implicito che per Galfetti la scelta migliore in questo ‘momento storico’ è rappresentata da Perugini.

Abbiamo chiesto all’avvocato di precisare meglio il suo pensiero, ma ritiene di aver già detto quel che pensa nel suo commento al nostro articolo. Torna invece su un tema che gli è molto caro e che riguarda non la nomina del procuratore generale ma dei procuratori pubblici.

“Ho sempre detto e ribadito che il punto più importante è che tutti si rendano conto che quella di procuratore pubblico è una professione non verificabile a priori dal profilo delle capacità. Per questo ho proposto un periodo di prova per testare i nuovi magistrati, che è a mio parere l’unica garanzia per ridurre al minimo gli errori”.

L’obiezione che il periodo di prova disturbi o pregiudichi il principio della separazione dei poteri, aggiunge Galfetti, “è ridicola perché vale esattamente il contrario: la proposta della commissione del Consiglio di Stato per la riforma del Ministero pubblico di cui ho fatto parte, prevedeva infatti che il periodo di prova fosse sindacabile, su proposta del procuratore generale, dal Consiglio della magistratura e non certo dal Gran Consiglio. Questa soluzione quindi avrebbe accresciuto l’indipendenza della Magistratura e non l’avrebbe di certo compromessa”.

emmebi

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