Finora gli illeciti contestati ai due, e in buona parte ammessi, ammontano a poco più di 100'000 franchi, ma la somma è destinata a salire. Gli inquirenti hanno infatti esaminato infatti solo la documentazione degli ultimi due anni, a fronte di ruberie che il 60enne direttore – per sua stessa ammissione – avrebbe commesso sull’arco di circa un decennio. L’uomo, che è diacono, attingeva denaro dalla Fondazione Tusculum e dall’Associazione Amici del Tusculum, di cui era cassiere. La donna dall’altra associazione che sostiene l’istituto: la Providebit, della quale era direttrice. Entrambi sapevano delle malversazioni compiute dall’altro e la 44enne ha beneficiato in parte di quelle del diacono. I due dovranno rimanere in carcere almeno fino al 27 aprile. Lo ha deciso sabato sera, per scongiurare il pericolo di collusione, la giudice dei provvedimenti coercitivi Claudia Solcà. Le indagini sono coordinate dal procuratore pubblico Andrea Maria Balerna.