CRONACA
"Ecatombe" di ciclisti a Caslano, l'ex direttore della Lugano-Ponte Tresa, Giorgio Marcionni, a processo in Pretura penale. Si è opposto al decreto d'accusa che lo ritiene colpevole di lesioni colpose gravi
Tre vittime, e anche il procuratore pubblico, ritengono Marcionni responsabile “per negligenza”. Per avere, in qualità di direttore generale delle Ferrovie Luganesi, commissionato nel 2012 la posa di nuovi binari aumentando il rischio per i ciclisti “senza adottare nessuna contromisura efficace e definitiva”
foto: TiPress/Davide Agosta
LUGANO – In quei lontani giorni dell’estate 2012 si parlò di un’ecatombe di ciclisti. Diversi rimasero vittime di incidenti attraversando i binari della Ferrovia Lugano-Ponte Tresa al passaggio a livello di Caslano.

Tre ciclisti riportarono ferite più serie degli altri, con lesioni gravi e addirittura permanenti. Tramite l’avvocato Rocco Taminelli sporsero denuncia contro l’allora direttore delle Ferrovie Luganesi, Giorgio Marcionni, ritenendolo responsabile in quanto, nella sua qualità di dirigente, commissionò la sostituzione dei binari creando un rischio maggiore per chi li attraversava in bicicletta. E ora quel caso sfocerà in un processo in Pretura penale.

Il 13 settembre scorso il procuratore pubblico Arturo Garzoni ha firmato nei confronti di Marcionni un decreto d’accusa per lesioni colpose gravi, proponendo una pena di 30 aliquote da 140 franchi sospesa condizionalmente per due anni.

In precedenza, Garzoni optò per il proscioglimento, ma Taminelli si appellò alla Corte dei reclami penali, che rinviò il dossier alla Procura. Ne seguì il decreto d’accusa, contro il quale Marcionni, difeso dall’avvocato Roberto Macconi, si è opposto. Ecco perché si andrà a processo in Pretura.

Ma veniamo ai fatti, dei quali, in quel periodo ‘nefasto’ di sei anni fa, si occupò anche l’imprenditore Rocco Cattaneo, che proprio nel 2012 assunse la carica di presidente del PLR. Lui stesso appassionato e campione di ciclismo, si rivolse al Dipartimento del territorio per chiedere che intervenisse presso la direzione della Ferrovia per sanare quella situazione altamente rischiosa. E proprio in questi giorni Cattaneo, oggi consigliere nazionale, ha portato il tema della sicurezza dei ciclisti di fronte al Parlamento federale. Osservando che sulle strade svizzere muoiono ancora oggi una trentina di ciclisti all’anno.

Nell’agosto del 2012 a Caslano non morì nessun ciclista, ma tre furono vittime di gravi incidenti.  Uno riportò la frattura femore con il conseguente accorciamento della gamba di un centimetro e mezzo e un grado di invalidità del 10%, una donna subì una frattura al braccio con menomazione permanente, e un terzo ciclista fu ricoverato in ospedale con un grave trauma cranico, che richiese un delicato intervento chirurgico, e un  trauma toracico, oltre a varie fratture…

Le vittime, e anche il procuratore pubblico, ritengono Giorgio Marcionni responsabile “per negligenza”. In particolare, per avere, in qualità di direttore generale delle Ferrovie Luganesi, commissionato la posa di nuovi binari la cui larghezza dell’incavo risultava di 10 millimetri maggiore rispetto alle precedenti rotaie,  aumentando così il rischio per i ciclisti “senza adottare nessuna contromisura efficace e definitiva”.

Il procuratore Garzoni sottolinea che già dal 2009 si era a conoscenza di un rischio per i ciclisti che attraversavano il passaggio a livello di Caslano. Un rischio legato all’angolo eccessivamente acuto dell’intersecazione dei binari, che poteva provocare lo sprofondamento delle ruote nel solco. Quel rischio aumentò con la posa delle nuove rotaie ma, nonostante i diversi incidenti, non venne presa alcuna contromisura.

emmebi

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