CRONACA
Da te stesso, non puoi fuggire. Dire "non ce la faccio", chiedere aiuto, può farti sentire sbagliato. Addio a una giovane vita, i mostri hanno vinto
Storia di una fragilità e di demoni interni che hanno avuto la meglio, di una tragedia davanti alla quale rimane solo da chiedersi perché. Ricordo di chi si fece tentare dal terribile gioco della balena blu per fermarsi sull'orlo del precipizio, e per cui ora suonano le campane
MENDRISIO – Suonano le campane, in segno di morte. Suonano sulla tragedia di una famiglia, di una giovane vita spezzata. E non si può rimanere indifferenti, non ci si riesce proprio.

Ci sono vite più difficili di altre. Qualcuno ha problemi economici, qualcuno non ha lavoro, o ha un nucleo familiare che non dà serenità. Poi c’è chi i propri mostri li ha dentro di sé, e sono forse i peggiori. Se il resto si può risolvere, quello che hai dentro lo porti con te, ovunque e comunque. Non c’è luogo dove fuggire, scollegare il telefono, interrompere i rapporti. Da te stesso, non fuggi.

Negli ultimi anni, i problemi legati alla salute mentale sono aumentati esponenzialmente. Ne abbiamo parlato tante volte: solitudine, una vita con sempre più pretese, rapporti difficili. Montagna da scalare che se non sei al top non puoi dominare, anzi spesso ne sei dominato, e restare indietro non è contemplato da nessuno. Bisogna dare e riuscire. E chiedere aiuto, dire “io  non ce la faccio”, ti fa sentire diverso, quasi sbagliato. I tabù non sono facili da abbattere. Non lo trovo giusto, non l’ho mai trovato giusto, e quando sento una mia amica ammettere qualche fragilità, ne sono immensamente orgogliosa: molto più che se qualcuno si fa vedere una roccia e non lo è.

C’è chi quella solitudine e quelle debolezze le sfrutta. Ricordate il Bluewhale? Quel gioco folle che, attraverso Internet, portava i giovani a prove sempre più estreme, dai tagli sulle braccia alla scritta F57 sul braccio o una balena sulla mano, il tutto documentato con foto verso il curatore. E poi tagli sul labbro, sveglie alla mattina presto, all’alba, per vedere film horror. Sino a salire di livello, fino alla prova numero 50, che chiede di suicidarsi gettandosi dall’edificio più alto che si trova.

Si fece soggiogare, da quel meccanismo da brivido, anche una giovanissima ticinese. La politica si attivò per chiedere aiuto, noi riuscimmo a contattarla. Ci rilasciò un’intervista commovente nella sua verità. Ci parlò di aver pensato a volte al suicidio, e di come quel gioco le parve un modo per sentirsi meno sola: una vicinanza ad altre persone solo apparente. Trovò la forza per fermare tutto, e ce ne parlò con dolore, con imbarazzo, vergognandosi. A volte non si riesce a essere giornalisti imparziali e le offrii spontaneamente la mia amicizia, quando mi disse che non c’era nessuno che poteva aiutarla.

Cercai di spiegarle che la vita, soprattutto quando si è giovani, non va buttata via, che per le fragilità esistono dei professionisti in grado di dare una mano, che la famiglia o le amicizie, anche il proprio animale, possono essere delle risorse.

Mi disse che ero una brava persona, che cercavo di aiutare gli altri. E mi fece venire le lacrime agli occhi quando, rispondendole che anche lei lo era, mi rispose di no.

È passato un bel po' di tempo. La storia di questa ragazzina mi era rimasta dentro, pur non essendoci più sentite. Senza mai dire cosa succedeva realmente, aveva fatto intendere che i demoni c’erano da sempre.

Oggi le campane suonano per lei. Evidentemente, quei mostri non se ne sono mai andati. A volte, malgrado ci si provi, le fragilità divorano. Sono più forti e vincono. Anche con professionisti vicino, anche se si tenta di tutto. E questo non è giusto. Non si riesce ad accettare che non ci sia via d’uscita. Eppure a volte sembra proprio essere così. Quando qualcosa ti divora dentro, hai voglia a lottare. Lo fai un giorno, un mese, un anno, una vita intera. Poi qualche volta soccombi. Non dovrebbe essere così. Inutile chiedersi il perchè, non c’è. O bisognerebbe rivolgersi a religione, fede o filosofia, chi lo sa.

Resta un nodo allo stomaco. Non si può aiutare tutte le anime fragili di questo mondo, anche se mi piacerebbe farlo. Evitare che vinca il buio.

Suonano le campane, oggi in un pomeriggio dove il sole ha avuto il coraggio di uscire solo a metà pomeriggio. Non riesco a sorridere, oggi. Pur non sapendo cosa è successo, in questi anni e anche prima, non posso proprio.

Paola Bernasconi
Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
In Vetrina

LETTURE

“La montagna incantata”: il Monte San Giorgio come non l’abbiamo mai letto

16 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

A San Bernardino apre Piazzetta Brocco, il nuovo salotto nel cuore del villaggio

14 LUGLIO 2026
LETTURE

Tra amore, memoria e inquietudine: le novità di Dadò editore per l’estate

14 LUGLIO 2026
BANCASTATO

BancaStato pubblica il Rapporto di sostenibilità 2025: primi obiettivi per ridurre le emissioni

10 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Locarno Film Festival, ecco i film in programma

09 LUGLIO 2026
ABITARE

Tra imitazione e autenticità: perché la pietra naturale continua ad affascinare

09 LUGLIO 2026
LiberaTV+

POLITICA E POTERE

La nota del Governo: Zali rinuncia alla responsabilità politica di Polizia e Magistratura

23 LUGLIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

"Berna ci frega con gli ucraini!". E De Rosa e i paletti sui ristorni

18 MAGGIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Mirante-Sirica, che scontro. E l'UDC contro il PLR

12 GIUGNO 2026