Cronaca
14.03.2019 - 17:030

Assalti ai bancomat non solo in Ticino. Un fenomeno che imperversa in Europa dal 2012. Ecco come agiscono le bande criminali

Le prime esplosioni si sono registrate in Italia nel novembre del 2012. Epidemia di assalti nel 2015 sul confine Germania-Olanda con oltre 200 furti in due anni

TICINO – Quattro casi in Ticino, più di una decina di casi nella vicina Italia e innumerevoli episodi analoghi all’estero solo nell’ultimo anno. Dalle nostre parti, il fenomeno dell’esplosione di bancomat ha cominciato a prendere piede nel novembre 2018 con il primo colpo alla Raiffeisen di Coldrerio.

Da lì, un altro episodio identico ad Arzo pochi giorni più tardi dall’esplosione di Coldrerio. Poi, un tentativo alla Migros di Taverne-Torricella con i contanti macchiati di inchiostro verde grazie al sistema di sicurezza. Questa notte, la stessa storia: ad essere preso di mira è stato il bancomat della filiale Raiffeisen di Novaggio. Stesso modus operandi, stessa ora. Ma chi si nasconde dietro ai furti di bancomat in Ticino?

Difficile dirlo, almeno per il momento. In tutti e quattro i casi i malviventi sono riusciti a fuggire senza essere rintracciati dalla polizia. È lecito domandarsi se i casi verificatosi in Ticino siano collegati tra loro. Ma anche qui la domanda resta senza risposta…

Dietro a questi furti potrebbe esserci una banda specializzata, ma scovando tra le pagine di cronaca di vari siti esteri si scopre che il fenomeno, perlomeno all’estero, è iniziato nel 2012 e ha preso largamente piede in tutta Europa.

Le prime esplosioni di bancomat in Italia sono iniziate nel dicembre 2012, quando a Villareggia (Torino) il distributore automatico di banconote della Filiale di Banca Sella è stato fatto esplodere. Cinque giorni dopo è stato il turno dell’ATM (Automatic Teler Machine) della Banca Popolare di Novara.

Da lì in poi altri episodi analoghi si sono verificati in tutta Italia con Piemonte ed Emilia al primo posto della classifica delle Regioni più colpite.

Sul confine Germania-Olanda, nel 2015, si è registrata un’epidemia di assalti alle casse automatiche delle banche. In due anni sono stati oltre 200 i distributori assaltati nel land della Renania settentrionale-Vestfalia, lo stato federale tedesco che confina con i Paesi Bassi. Un’epidemia che ha costretto Berlino e l’Aja a istituire una squadra investigativa congiunta, la JIT, in collaborazione con l’Europol ed Eurojust.

I primi risultati della JIT non hanno tardato ad arrivare. Il 17 aprile 2018, gli investigatori sono riusciti ad arrestare due olandesi con radici marocchine a Dortmund, dove i due hanno cercato di far saltare in aria un bancomat.

La fabbrica delle “marmotte”

Nel linguaggio criminale vengono chiamate “marmotte” e sono dei congegni esplosivi artigianali da infilare negli sportelli dei bancomat per poi farli detonare. Le minute, ma assai efficienti, bombe venivano nascoste e fabbricate nelle cave dell’Alta Murgia, in Puglia, nella cosiddetta “fabbrica delle marmotte”. È quanto emerso da un’indagine dei Carabinieri del comando provinciale di Bari. È lì che parte degli esplosivi veniva prodotto e nascosto da un gruppo criminale.

Come agiscono le bande criminali

Una cosa è certa. Chi si cela dietro alle esplosioni di bancomat è un professionista. Analizzando la maggior parte dei colpi messi a segno in tutta Europa, si nota che esistono almeno quattro tecniche per sottrarre del denaro alle casse automatiche.

L’attacco con gas esplosivo

La miscela – GPL o Acetilene e ossigeno – viene introdotta con una cannula all’interno del contenitore attraverso la bocchetta di prelievo contante. È sufficiente una carica da 9 volt per ottenere un’esplosione in grado di far saltare in aria la cassaforte e deformare i catenacci. Con il gas esplosivo, i ladri hanno mediamente dai 3 ai 6 minuti per impossessarsi dei contanti.

Nel video correlato all’articolo, diffuso dai Carabinieri di Torino, è possibile vedere come agiscono i ladri negli assalti notturni ai bancomat.

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