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Ultimo aggiornamento: 14.10.2019 00:11
© Ti-Press / Pablo Gianinazzi
Cronaca
11.07.2019 - 09:530

Cresce il numero di studenti alla SUPSI e scatta l'interrogazione: "Un istituto per i frontalieri di domani?"

Lo chiedono al Governo i deputati leghisti Massimiliano Robbiani, Stefano Tonini e Lelia Guscio. "Non si è mai pensato di porre dei contingenti sul numero di studenti stranieri?"

BELLINZONA – "Supsi, istituto di formazione per i frontalieri di domani"? Lo chiedono i deputati leghisti Massimiliano Robbiani, Stefano Tonini e Lelia Guscio in un'interrogazione al Consiglio di Stato.

"Di recente – si legge nell'atto parlamentare –  la direzione della SUPSI ha presentato il rapporto annuale 2018, dal quale emerge che il numero di studenti iscritti ai vari indirizzi di studio è in costante crescita e ha ormai superato le 5'000 unità. Indubbiamente un traguardo prestigioso per la nostra scuola universitaria professionale e, di fatto, un riconoscimento della qualità formativa, che sa attirare in Ticino allievi d’oltre Gottardo e anche molti stranieri".

"Come sempre però i dati si prestano a molteplici letture: nel caso specifico a preoccuparci è il numero degli studenti stranieri, in particolare di quelli in provenienza dalla vicina Italia. Più volte si è infatti parlato dell’ampio ricorso a professori, ricercatori e collaboratori d’oltre confine, assunti in massa dall’istituto nel corso degli anni. Ora, con l’aumento degli studenti, non vorremmo che questo problema si perpetrasse all’infinito, nel senso che prima le persone vengono formate e successivamente assunte alla SUPSI o nelle aziende presenti sul nostro territorio, sovente a scapito dei lavoratori locali con un chiaro effetto di sostituzione".

"Questo rischio – sostengono i deputati – esiste ed è concreto, perché è dimostrato che nella realtà in discussione non si privilegiano gli altri (e si scartano i ticinesi) soltanto per i ruoli altamente specifici e che richiedono curricula di primo ordine, ma succede pure per ruoli e professioni decisamente più accessibili ad un’ampia fascia di popolazione. Oltre all’interesse per i grandi numeri e i traguardi simbolici, dalla SUPSI è legittimo attendersi una maggiore considerazione del tessuto sociale cantonale, guardando con un occhio di riguardo e privilegiando, laddove possibile, i cittadini ticinesi".

E ancora: "Non vorremmo infatti che, detto semplicemente, la SUPSI si trasformasse in formatrice di nuovi frontalieri debitamente formati. Un aspetto che non si può escludere, ma che certamente ci si può impegnare a rendere meno sicuro o quantomeno contenere nelle dimensioni".

Alla luce di quanto esposto, ecco quanto chiedono i tre granconsiglieri al Governo:

1)La provenienza per nazione di professori, ricercatori e collaboratori negli ultimi cinque anni suddiviso per anno.

2) La provenienza per nazione degli studenti negli ultimi cinque anni suddiviso per anno.

3) In base ai rilevamenti statistici, ad un anno dal conseguimento della laurea quanti studenti hanno trovato lavoro in Ticino di coloro che hanno terminato gli studi negli ultimi cinque anni?

4) Quanti sono, se ci sono, gli ex studenti in particolare italiani che hanno trovato lavoro proprio alla SUPSI (in qualità di professori, assistenti, collaboratori, …)?

5) Non si è mai pensato di porre dei contingenti sul numero di studenti, rispettivamente impiegati stranieri?

6) I cittadini italiani hanno delle agevolazioni sulle condizioni d’iscrizione ai percorsi formativi?

7) Esistono dati statistici sul numero di studenti che sceglie di alloggiare in Ticino durante gli studi?

8) Come si spiega la presenza di un folto numero di italiani in funzioni accessibili a un’ampia porzione di lavoratori?

9) L’aspetto economico è un fattore importante nelle assunzioni?

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