CRONACA
Maggia, lutto e dolore per la morte di Raùl. Il deputato Piezzi: "Un mare di tristezza"
Il 19enne, di origine nicaraguense, è spirato ieri in seguito alle gravissime ferite riportate nell'incidente di sabato scorso

MAGGIA – “Un mare di tristezza. Sono giornate colme di dolore e incredulità. Cordoglio e vicinanza per chi parte e chi resta”. Con queste parole il sindaco di Maggia Aron Piezzi ha espresso sui social a nome della sua comunità il sentimento di lutto per la morte del 19enne coinvolto sabato scorso in un incidente stradale. Raùl Maltez Palacio era alla guida della sua moto, diretto a Locarno. Con lui, in sella, un coetaneo ticinese, attualmente ricoverato all’Ospedale la Carità in gravi condizioni ma non tali da metterne in pericolo la vita. La moto si è scontrata con un’auto guidata da una 21enne e per ricostruire l’accaduto la polizia cerca testimoni. Le condizioni di Raùl erano state giudicate disperate dai medici e il ragazzo è spirato ieri. Di origne nicaraguense, era arrivato in Ticino nel 2015. Amava il calcio - giocava nell’AC Vallemaggia, con il numero 10, ed era capocannoniere - e la musica. Aveva appena concluso l'apprendistato di lattoniere.

Raùl aveva compiuto i 19 anni a marzo e viveva a Maggia insieme alla sua famiglia – mamma, papà (adottivo) e i due fratelli più piccoli –, ma il suo cuore, come hanno raccontato il familiari alla Regione, era rimasto a Managua, dov’era nato. Si è trasferito qui nel 2015, con la madre e i fratellini. “Si è subito integrato benissimo – hanno aggiunto i suoi familiari -. Un po’ grazie alla scuola, doveva aveva trovato un buon clima e tanti compagni che poi sono diventati suoi amici. Un po’ anche grazie al calcio, la sua più grande passione. E poi c’era la musica latina, l’adorava. Terminato l’apprendistato aveva intenzione di continuare gli studi. Voleva imparare le lingue. Aveva tanti progetti per il futuro, ma purtroppo il destino ha interrotto tutto di colpo”.

In questi giorni, dopo l’incidente, i suoi amici gli sono stati vicini in ospedale. “Andavo tutti i giorni a trovarlo. Durante le mie pause pranzo, o alla sera dopo il lavoro – ha raccontato sempre alla Regione una ragazza -. Quando ho saputo che se ne sarebbe andato, sono rimasta fino alla fine. Lo porterò sempre con me. Dentro al mio cuore, ma anche sulla mia pelle. Non molto tempo fa io e lui ci siamo fatti un tatuaggio simile, per suggellare la nostra amicizia e fratellanza. Non lo dimenticherò mai”.

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