Il truffatore, condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi, attirava imprenditori e professionisti internazionali attraverso un portale di annunci online fasullo associato fraudolentemente al Tribunale del capoluogo lombardo

MILANO - Vendeva all’asta case di lusso che non esistevano. All’uopo, Manuel Miele aveva allestito un portale fasullo online per gli annunci, che - a maggior garanzia di veridicità - risultava addirittura associato al Tribunale di Milano (che ovviamente non ne sapeva nulla) con tanto di marchi, loghi e timbri che sembravano originali.
In questo modo, tra il 2019 e il 2020, il sedicente agente immobiliare, 31enne nativo di Campobasso, ha attirato e raggirato diversi professionisti e imprenditori internazionali, tra cui avvocati e commercianti, derubandoli per migliaia di euro inscenando vendite fittizie di lussuosi appartamenti in palazzi del centro storico milanese. Lui, il truffatore insospettabile (al suo attivo non risultano precedenti), le vittime non certo degli sprovveduti. Eppure l’inganno è riuscito alla perfezione.
A conferma della legalità dell’operazione, la vittima veniva contattata da fantomatici magistrati, cancellieri e impiegati del Tribunale, esistenti nella realtà, ma coinvolti a loro insaputa quali collaboratori di Miele. Il quale aveva anche creato dal nulla studi legali e notarili allestendo numeri telefonici e indirizzi email.
Un designer di New York, che risiedeva nei pressi del Piccolo Teatro, aveva versato un acconto di 34 mila euro per un appartamento al 50 dell’elegante via Vincenzo Monti. In quel palazzo, però, non c’era nessuna abitazione in vendita. Una commerciante di bigiotteria con negozi in Milano città e zone limitrofe aveva girato attraverso due bonifici la somma di 46.800 euro per bloccare un immobile all’asta. Il giro d’affari si estendeva talvolta anche alle automobili; in diversi casi Miele avrebbe infatti garantito l’acquisto di Land Rover mai immatricolate.
A peggiorare il quadro, la sorte del bottino, che si è dissolto nella rete internet. Il denaro che arrivava nella disponibilità del Miele tramite i bonifici veniva infatti depositato solo temporaneamente nei vari istituti di credito italiani; ben presto quei soldi venivano trasferiti a società estere specializzate in criptovalute con ramificazioni in Asia e in America e Asia, e convertiti in Bitcoin.
Miele, arrestato dalla Guardia di finanza dopo una lunga e complessa inchiesta e detenuto attualmente nel carcere di Campobasso, è stato ora condannato in primo grado a quattro anni e otto mesi. Il suo difensore, l’avvocato Nicola Tana, presenterà ricorso.