CRONACA
Il Consiglio di Stato sospende don Leo dai suoi incarichi
Il sacerdote dovrà lasciare la sua funzione in seno alla Commissione cantonale per l’integrazione degli stranieri e l’incarico di docente di istruzione religiosa cattolica
TiPress / Pablo Gianinazzi
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BELLINZONA - Il Consiglio di Stato ha sospeso don Rolando Leo dalla sua funzione in seno alla Commissione cantonale per l’integrazione degli stranieri e dall’incarico di docente di istruzione religiosa cattolica, in attesa dell’esito dell’inchiesta penale. La decisione era nell’aria da giorni, ma è stata confermata solo oggi da parte del Servizio dell’informazione e della comunicazione dello stesso Consiglio di Stato che, come riporta il CdT, “appena venuto a conoscenza delle accuse e in attesa degli accertamenti di competenza del Ministero pubblico, ha immediatamente provveduto a prendere le misure amministrative di propria competenza”. Si apprende inoltre che l’inchiesta disciplinare a suo carico è stata “sospesa in attesa delle prime risultanze del procedimento penale”.

Il sacerdote, lo ricordiamo, oltre a essere cappellano del Collegio Papio di Ascona, è anche assistente diocesano della Pastorale giovanile e assistente dell’Azione Cattolica; è accusato di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere nonché pornografia, e si trova in detenzione preventiva presso il carcere giudiziario della Farera dal 7 agosto.

A sollevare non poche perplessità il fatto che al fermo si è giunti dopo oltre cinque mesi dalla segnalazione al vescovo Alain de Raemy da parte di una presunta vittima, adolescente all’epoca dei fatti, avvenuti quattro o cinque anni prima, di attenzioni particolari e comportamenti inadeguati da parte del presbitero nei suoi confronti (e “forse anche di un minorenne”). Solo dopo un “periodo di riflessione” durante il quale la presunta giovane vittima è stata assistita dalla Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale, questa ha deciso di sporgere denuncia. Così la Procura ha aperto il fascicolo nei confronti di don Leo all’inizio di aprile, ma fino al 6 agosto nessun provvedimento è stato preso nei confronti del cappellano - “per non interferire nell’accertamento della verità e rischiare l’inquinamento delle prove”, sostiene la Curia - consentendogli di svolgere regolarmente le proprie funzioni e attività con i ragazzi, tra cui un pellegrinaggio in bicicletta a Medjugorje conclusosi la sera prima del suo arresto.

 

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