CRONACA
Parla Jean-Marc Gabrielli, figlioccio di Moretti e fidanzato di Cyane
"Stimo molto lui e Jessica. E lei era una ragazza straordinaria" ha detto intervistato dall’emittente francese Bfm

CRANS-MONTANA - Nel racconto pubblico che accompagna l’inchiesta sull’incendio del bar Le Constellation di Crans-Montana emerge in questi giorni la figura di Jean‑Marc Gabrielli, 33 anni, il figlioccio di Jacques Moretti, cresciuto – come lo stesso Moretti ha dichiarato a verbale – “come se fosse mio figlio”.

Ripreso di spalle e senza mai mostrare il volto, Gabrielli ha parlato all’emittente francese Bfm con voce lenta e a tratti commossa, difendendo apertamente Jacques e Jessica Moretti: “Li stimo enormemente. Sono persone che fanno le cose con passione, presenti nei loro affari e pieni di umanità. Hanno lavorato e lavorano tanto”. E ancora: “I dipendenti che dicono che non c’erano misure di sicurezza? No. Gli estintori c’erano, e saremo in grado di dimostrarlo”. Parole che mirano a contrastare la valanga di accuse e sospetti che, sui social e sui media, si è abbattuta sulla coppia.

Gabrielli è una figura centrale anche per un altro motivo. Nelle carte giudiziarie risulta essere il fidanzato di Cyane Panine, la giovane cameriera di 24 anni, diventata tristemente nota come “la ragazza con il casco” nei video dell’incendio, morta per le ustioni riportate nel tentativo di fuga. “Cyane era una ragazza straordinaria, la gioia di vivere”, ha detto Gabrielli, lasciandosi andare alle lacrime davanti alle telecamere.

Originario della Corsica, come Moretti – nato a Bastia – Jean-Marc Gabrielli si occupava della gestione del Vieux Chalet, una baita-ristorante sopra Lens, uno dei tre locali riconducibili ai Moretti nella regione. Ed è proprio davanti a quel ristorante che, nei giorni successivi alla tragedia, si è consumata una scena che ha attirato l’attenzione degli inquirenti e dei media: le telecamere hanno ripreso alcuni uomini intenti a trasportare scatoloni e un mobile dal retro del locale, caricandoli su un furgone. Il Vieux Chalet non è stato sequestrato, ma secondo una segnalazione anonima su cui gli investigatori starebbero facendo verifiche, quel locale meriterebbe “un’occhiata più approfondita”, per presunti legami opachi mai formalizzati.

Sul piano giudiziario, la posizione di Gabrielli resta delicata anche per quanto riguarda la notte dell’incendio. Secondo quanto riferito dalla madre – ex compagna di Jacques Moretti – dopo la separazione dal gestore del Constellation, il figlio aveva scelto di seguirlo a Crans-Montana per lavorare nei suoi affari. Sentito dalla polizia, Gabrielli avrebbe dichiarato che la sera di San Silvestro si trovava al Le Constellation solo per vedere Cyane, avendo appena terminato il turno al Vieux Chalet e non lavorando quindi nel bar al momento del rogo.

Versione che però viene contraddetta da diverse testimonianze raccolte dagli inquirenti. Una giovane mette a verbale che Gabrielli si trovava all’ingresso del locale e “faceva la selezione”, pur non sapendo dire se controllasse l’età degli avventori. Un altro testimone racconta di avergli detto, entrando: “Io da qui me ne vado, ci sono troppi gamins”, troppi ragazzini. Dettagli che alimentano interrogativi sul suo ruolo effettivo quella notte.

Nel racconto drammatico degli ultimi minuti, Gabrielli descrive il panico esploso all’improvviso: “A un certo punto c’è stato un movimento di massa dall’interno verso il portico. La gente usciva urlando. Jessica Moretti mi ha detto: ‘Sta andando a fuoco!’”. Molti hanno tentato di fuggire dalla porta del portico senza riuscirci, mentre il fumo diventava irrespirabile. “Era il caos. Le persone giacevano una sopra l’altra sul pavimento, alcune bruciavano. Ci siamo trascinati per salvare diverse persone prive di sensi”.

Quando le fiamme si sono attenuate, Gabrielli racconta di essere rientrato nel locale. In seguito, insieme a Jacques Moretti e a un’altra persona, avrebbe sfondato una porta laterale al piano terra. “È lì che abbiamo trovato Cyane, senza vita”. Secondo gli accertamenti, la giovane aveva cercato di scappare dalla porta di sicurezza sul retro del bar, che però risultava chiusa.

Intanto l’inchiesta prosegue tra difficoltà e nuove ombre. La Procura ha accertato che mancano, tra i documenti sequestrati, proprio quelli relativi alla ristrutturazione del locale. A chi chiedeva spiegazioni, Moretti avrebbe risposto che quelle carte sarebbero andate “perse o buttate via dopo due allagamenti consecutivi”. Un’assenza che pesa, perché proprio su materiali, lavori e autorizzazioni si gioca una parte cruciale dell’accertamento delle responsabilità.

Mentre Gabrielli respinge con forza l’“indignazione fuori luogo” che dilaga sui social e ribadisce che “tutto quello che si legge non corrisponde ai Moretti che conosco”, la distanza tra le versioni difensive e i racconti dei testimoni resta uno dei nodi più sensibili dell’inchiesta. Ed è in questo spazio, tra legami familiari, ruoli informali e verità ancora da chiarire, che si gioca una parte decisiva della ricerca di giustizia per una delle tragedie più gravi mai avvenute in una notte di festa in Svizzera.

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