CRONACA
Crans-Montana, indagato il responsabile comunale della sicurezza
Salgono a quattro gli iscritti nel fascicolo. Nel mirino le ispezioni mancate e i nodi sui prestiti

SION (Svizzera) – L’inchiesta sull’incendio di Capodanno al “Constellation” di Crans-Montana – 40 morti e 116 feriti – si allarga. Dopo i gestori Jacques e Jessica Moretti e un ex funzionario comunale, risulta ora indagato anche l’attuale responsabile del Comune per la sicurezza pubblica e le ispezioni degli immobili, Christophe Balet. Secondo quanto riferiscono alcuni media francofoni, Balet sarà interrogato dalla procura di Sion venerdì 6 febbraio. L’ex funzionario, terzo indagato, dovrebbe invece essere sentito il 9 febbraio.

Al centro degli accertamenti c’è una domanda che pesa come un macigno: com’è possibile che il servizio tecnico comunale – capace di mostrarsi rigidissimo altrove, ad esempio imponendo il sigillo dei caminetti in tutti e 13 gli appartamenti dello stabile che ospita “Le Constel” per irregolarità riscontrate – abbia “dimenticato” proprio il discobar dei Moretti, anno dopo anno. Quelle ispezioni mancate, sostengono gli inquirenti, avrebbero potuto far emergere criticità decisive: uscite di sicurezza insufficienti, segnaletica carente o inesistente, varchi ostruiti o bloccati; e, soprattutto, la presenza di materiale fonoassorbente non ignifugo.

Un passaggio formale, inoltre, incrina la versione comunicata il 23 gennaio, quando la Procura aveva dichiarato che “solo i gestori sono imputati”. Negli atti figura infatti una lettera datata 14 gennaio in cui l’avvocato David Aïoutz comunica di essere stato incaricato di assistere legalmente Ken Jacquemoud, nome che coincide con quello dell’ex responsabile della sicurezza antincendio di Crans-Montana (almeno fino al 2021), anche in vista di una “sua audizione” annunciata come imminente. È allegato anche il mandato firmato, in cui si parla esplicitamente di “procedimento aperto contro di lui a seguito dell’incendio”. Non viene indicata l’ipotesi di reato.

Sul fronte finanziario, intanto, emergono dettagli che alimentano ulteriormente l’attenzione attorno ai Moretti. Si apprende che Jacques percepirebbe in Francia una pensione d’invalidità da 6.873 euro, oltre a un indennizzo annuale attribuito alla compagnia Generali pari a 31.241 euro.

E non è tutto. Dopo aver finanziato investimenti immobiliari riconducibili a Jacques, il Credit Lyonnais avrebbe ora iniziato a sospettare “la presenza di falsi documenti nel dossier finanziario”, chiedendo “il rimborso integrale e immediato” delle somme erogate: un flusso di denaro che risulterebbe già bloccato. A rivelarlo è Le Canard enchaîné, il settimanale satirico francese noto anche per le sue inchieste, che ricostruisce – richiamando una sentenza del tribunale di Ajaccio del 2022 – l’iter dei prestiti ottenuti nel tempo.

Secondo questa ricostruzione, il primo finanziamento del Credit risalirebbe al 2015 (286 mila euro) e sarebbe servito per acquistare una casa a Parigi. Poi un prestito da 625 mila euro nel 2018 per una dimora in Corsica; infine 200 mila euro nel 2019 destinati a ristrutturazioni. Nel 2022, però, scatterebbero i controlli e la banca avrebbe chiesto indietro tutto, attivando la via giudiziaria. I Moretti sarebbero stati costretti a vendere l’immobile parigino e a presentare nuove garanzie; nel frattempo sarebbero affiorate anche le entrate legate alla pensione d’invalidità e a un vitalizio.

Parallelamente, sempre secondo quanto riportato, sarebbero stati concessi anche mutui in Svizzera: oltre 5 milioni per casa e tre locali, senza che – si sottolinea – fossero stati considerati precedenti in Francia relativi a sfruttamento della prostituzione e frode. E ancora: BCV, UBS e Cautionnement romand avrebbero accordato, “a fronte di semplici ipoteche”, una somma complessiva indicata in 6 milioni di euro, destinata all’acquisto dei tre esercizi riconducibili ai Moretti: “Le Constellation”, “Senso” e “Vieux Chalet”.

Ora tocca agli interrogatori fissati a inizio febbraio: da lì, la procura punta a chiarire non solo eventuali responsabilità individuali, ma anche la catena di controlli (o di omissioni) che avrebbe permesso al locale di arrivare a quella notte senza che le criticità – oggi descritte come potenzialmente determinanti – venissero contestate e corrette.

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