CRONACA
Come Lorenzo ha smesso di guardare le partite
Quando la puntata prende il posto della partita: il racconto di una dipendenza che può colpire anche i più giovani

Lorenzo* ha 19 anni, fa l’apprendista elettricista e gioca a calcio, che definisce “vita”: conosce a memoria le formazioni della Serie A e della Super League, segue i podcast tattici, discute con gli amici dopo ogni giornata di campionato. Durante gli Europei del 2024, un amico gli mostra un’app di scommesse accessibile anche dalla Svizzera. “Guarda, è facilissimo: metti 10 franchi sul risultato esatto e se indovini ne prendi 200”. Lorenzo ci prova. Perde. Ci riprova. Vince 80 franchi.

Da quel momento, non guarda più una partita allo stesso modo. Non è più il gioco che lo emoziona, ma la puntata. Se non ha scommesso su un match, la partita gli sembra vuota, inutile, noiosa. Comincia a piazzare scommesse multiple che promettono vincite altissime a fronte di puntate basse. Perde quasi sempre, ma le rare vincite cancellano dalla memoria le decine di sconfitte. È il meccanismo che la psicologia chiama ricordo selettivo delle vincite: il cervello ricorda il colpo fortunato e dimentica tutto il resto.

In pochi mesi Lorenzo passa da 10 franchi a settimana a 50, poi 100, poi 200. Usa i soldi dello stipendio da apprendista. Quando finiscono, chiede prestiti agli amici: “Mi servono per un pezzo del motorino”. Poi apre un secondo conto su un’altra piattaforma, poi un terzo. Di notte controlla le quote delle partite asiatiche e sudamericane: i mercati sono aperti 24 ore su 24 e c’è sempre qualcosa su cui puntare.

Il sonno si riduce, la concentrazione al lavoro cala, il rendimento sportivo ne risente. Ma Lorenzo continua a ripetersi la stessa frase: “Tanto lo faccio per divertimento”.

Il punto di svolta arriva quando il maestro di tirocinio lo convoca per i ritardi accumulati. Lorenzo scoppia a piangere e racconta tutto. Il maestro lo accompagna a un primo colloquio presso un consultorio Ingrado. Quello che emerge dal colloquio è significativo: Lorenzo non si è mai percepito come “un giocatore d’azzardo”, perché nella sua testa le scommesse sportive non sono azzardo.

Come evidenzia lo studio di Dipendenze Svizzera, i giovani uomini sono il gruppo più esposto, più bombardato dalla pubblicità e meno informato sui rischi. La campagna Game-Changer esiste proprio per questo: per dire che il gioco non è più un gioco quando diventa un problema e che chiedere aiuto non è una debolezza, ma il primo vero game changer.

Per un sostegno anonimo e gratuito è possibile rivolgersi a Ingrado – Servizi per le dipendenze, Settore Disturbi Comportamentali GAT-P.
 

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