SECONDO ME
Roberto Caruso: “Scacco alla Regina”
“La scacchiera della scuola dovrebbe ricordarlo: nelle partite lunghe non si perde quando cade un pedone, ma quando ci si arrocca a difendere le torri, ignorando il Re e le regole del gioco”
TiPress / Francesca Agosta

di Roberto Caruso *

Negli scacchi, l’arrocco meglio architettato può finire con la Regina nera che alza bandiera bianca. C’è però una regola del gioco che merita di essere ricordata. Il pedone è il pezzo più umile della scacchiera: avanza lentamente, solo in avanti, e all’inizio sembra avere poco peso nella partita. Eppure è l’unico pezzo che, raggiunta l’ultima traversa, può trasformarsi in quasi tutti gli altri pezzi – tranne il Re.

Può diventare Regina, torre, alfiere o cavallo. Ed è proprio per questo che il pedone, se arriva in fondo alla scacchiera, può diventare sorprendentemente pericoloso. Questa piccola regola degli scacchi aiuta forse a leggere una vicenda che, negli ultimi due anni, ha occupato non poco la scacchiera della scuola ticinese: la nomina dei due capisezione dell’insegnamento medio superiore. I funzionari reggenti – o meglio il DECS, pardon, il Consiglio di Stato – hanno prolungato il silenzio oltre il termine di trenta giorni previsto per ricorrere al Tribunale federale. Al centro della vicenda vi è la sentenza con cui il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato per la seconda volta quelle nomine.

La vicenda si è ora conclusa, almeno sul piano giudiziario. Una chiusura già preannunciata alcune settimane fa su queste pagine, in un’intervista ai due funzionari esclusi. Il terzo arrocco è scongiurato. Per fortuna. Resta però la sensazione che il rumoroso silenzio di queste settimane sia servito più a rinviare che a decidere. Sulla scacchiera anche il tempo è una mossa. Ma quando la mossa successiva tarda troppo, il rischio è che chi di tempo ferisce finisca per perire di tempo. Talvolta la partita presenta il conto. Qui non si parla di una semplice pratica d’ufficio. In gioco c’è la struttura che coordina sette istituti e circa ottomila tra studenti e docenti. Quando la politica esita, la scuola può permetterselo?

Sulla scacchiera, però, qualcosa non torna. Per due volte la Regina e le sue torri hanno difeso la stessa mossa: la promozione dei due pedoni ad alfieri. Per sostenere quella strategia si è arrivati persino a violare il diritto costituzionale di essere sentito e a ritenere soddisfatti requisiti che, di fatto, non lo erano. La partita si è così concentrata sulla difesa di quella scelta: proteggere la posizione, sostenere la decisione, alzare il ponte levatoio e serrare il portone. Come se quei pedoni dovessero arrivare a ogni costo alla loro promozione. Ma negli scacchi ogni arrocco ha un solo scopo: proteggere il Sovrano. E qui nasce la domanda più semplice, e forse la più scomoda: chi è il Re? Perché in questa partita non lo sono né la politica né i funzionari. Il Re è la scuola. Qui non si amministrano soltanto pratiche: si governa una comunità educativa. L’autorevolezza delle funzioni di direzione dipende non solo dalla legittimità formale delle decisioni, ma anche dalla fiducia nel sistema scolastico.

In situazioni simili emerge una responsabilità diversa: non quella della colpa, ma dell’opportunità istituzionale. Talvolta fare un passo indietro non è una resa. È un gesto di tutela dell’istituzione e della comunità educativa che quella funzione è chiamata a servire. Con la prima sentenza si era già arrivati al limite. Nella breve finestra tra la decisione del Tribunale e l’avvio di un nuovo ricorso restava ancora uno spazio per ricomporre la situazione. Non per obbligo giuridico, ma per responsabilità istituzionale. Un passo che il Dipartimento avrebbe potuto compiere, ma anche i due funzionari coinvolti. La scacchiera della scuola dovrebbe ricordarlo: nelle partite lunghe non si perde quando cade un pedone, ma quando ci si arrocca a difendere le torri, ignorando il Re e le regole del gioco.

 
* Docente

 

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