Gli esami svolti finora non hanno fatto emergere “una causa traumatica o patologica alternativa evidente”. Ma l'inchiesta prosegue

LUGANO – Gli accertamenti effettuati finora sulla morte della 52enne cittadina svizzera domiciliata nel Luganese, il cui corpo era stato rinvenuto nelle acque del Ceresio, non hanno evidenziato l’intervento di terze persone. E, allo stato attuale delle indagini, l’ipotesi ritenuta maggiormente verosimile è quella della morte per annegamento.
È quanto comunicano oggi il Ministero pubblico e la Polizia cantonale, sulla base della relazione preliminare dell’autopsia medico-legale ricevuta ieri pomeriggio.
In particolare, gli esami svolti finora non hanno fatto emergere “una causa traumatica o patologica alternativa evidente”. Un elemento che porta gli inquirenti, allo stato attuale, a considerare l’annegamento come l’ipotesi più probabile.
Non si tratta tuttavia ancora di conclusioni definitive. Il referto medico-legale preliminare dovrà infatti essere completato con una serie di ulteriori esami già disposti, i cui risultati non sono ancora disponibili. Tra questi figurano un ampio screening tossicologico e gli esami sui prelievi istologici. Accertamenti necessari, precisa la Procura, affinché le conclusioni possano essere consolidate sotto il profilo medico-scientifico.
L’inchiesta dunque prosegue. Gli investigatori stanno esaminando anche le tracce prelevate e continuano nella raccolta delle testimonianze.
Parallelamente resta aperto un secondo filone d’indagine, quello relativo all’aggressione che la 52enne aveva denunciato di aver subito lo scorso 8 agosto. In questo procedimento vengono ipotizzati i reati di tentate lesioni gravi e lesioni semplici. Al momento, precisa il Ministero pubblico, l’incarto resta contro ignoti.
La Procura fa infine sapere che comunicherà eventuali ulteriori sviluppi quando saranno disponibili elementi consolidati, nel rispetto delle norme vigenti, dei familiari della vittima e dei tempi necessari per completare gli accertamenti in corso.