L’inchiesta de laRegione raccoglie le testimonianze di diverse ex allieve: commenti sessisti, umiliazioni e presunte punizioni arbitrarie tra il 2020 e il 2025. Segnalazioni sarebbero arrivate alla direzione già molti anni prima

LUGANO – Uno “gnoccometro” per giudicare l’aspetto delle ragazze. Commenti sulla circonferenza del reggiseno. Studentesse umiliate davanti alla classe e presunte punizioni accompagnate, in alcuni casi, da insufficienze difficili da spiegare. È un quadro estremamente pesante quello ricostruito da laRegione sul Centro scolastico per le industrie artistiche di Lugano. Al centro dell’inchiesta c’è un ex docente del CSIA, al quale diverse ex allieve attribuiscono comportamenti sessisti, vessatori e inappropriati. Le testimonianze riguardano soprattutto il periodo compreso tra il 2020 e il 2025, ma le prime segnalazioni risalirebbero addirittura ai primi anni Duemila.
Il professore ha lasciato l’impiego cantonale nel 2025. Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha confermato l’esistenza di una procedura disciplinare, senza tuttavia fornire dettagli sulle circostanze che hanno condotto alla cessazione del rapporto di lavoro.
Lo “gnoccometro” e l’insufficienza
Uno degli episodi più sconcertanti riguarda il cosiddetto “gnoccometro”, uno strumento immaginario che il docente avrebbe raccontato di aver ideato insieme alla figlia per valutare l’avvenenza delle donne. Presentandosi a una nuova classe nel 2022, avrebbe spiegato di uscire il sabato sera e, quando era fortunato, di portare a casa un “souvenir”. Lo “gnoccometro” gli sarebbe servito per evitare di tornare con donne considerate poco attraenti. Secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano, il professore avrebbe applicato la stessa “misurazione” anche alle proprie allieve. Una ragazza, dopo essersi rifiutata di partecipare, si sarebbe ritrovata con un’insufficienza in pagella, nonostante – stando al suo racconto – non fossero stati assegnati lavori sui quali formulare una valutazione.
In ginocchio a strofinare il pavimento
Un’altra studentessa racconta di essere stata umiliata davanti ai compagni perché si stava mordicchiando nervosamente le pellicine delle unghie. Il docente l’avrebbe obbligata a inginocchiarsi e a strofinare le mani sul pavimento per tre o quattro minuti, sostenendo che in quel modo avrebbe perso l’abitudine. Le avrebbe poi impedito di lavarsele fino al termine della lezione. La giovane avrebbe vissuto l’episodio come un trauma, mentre il resto della classe avrebbe assistito alla scena in una condizione di disagio e impotenza.
“I voti vanno di pari passo con il reggiseno”
Particolarmente gravi anche le frasi che sarebbero state pronunciate durante la preparazione di una fotografia natalizia. Il professore sarebbe entrato in un locale nel quale alcune studentesse si stavano cambiando e avrebbe detto: “I miei voti vanno di pari passo alla circonferenza del reggiseno”. Nel 2023 avrebbe inoltre preso di mira un’allieva che attraversava un evidente disagio emotivo e presentava segni di autolesionismo. “Se non riuscite bene nel progetto non dovete tagliarvi”, avrebbe commentato durante una lezione, mimando i tagli sulle braccia. A un’altra ragazza, dopo aver notato alcuni succhiotti sul collo, avrebbe imposto di alzare le mani per poi schiaffeggiargliele. Nei giorni successivi avrebbe continuato a controllarle il collo.
Ancora nel 2025, di fronte alla decisione di una studentessa di farsi un tatuaggio, il professore si sarebbe inginocchiato davanti a lei pregandola di non rovinarsi la schiena, con le mani vicine al suo seno. Avrebbe quindi aggiunto: “Non serve un tatuaggio per vedere quanto sei fi*a”.
Segnalazioni già nei primi anni Duemila?
L’inchiesta non riguarda soltanto la condotta attribuita all’ex docente. Sul tavolo finisce anche la gestione delle segnalazioni da parte della scuola e delle autorità. Già tra il 2000 e il 2008 alcuni insegnanti avrebbero riferito verbalmente alla direzione il disagio manifestato da diverse studentesse. Nel 2022 sarebbero arrivate nuove segnalazioni, questa volta sia orali sia scritte. Nel 2025 il caso sarebbe infine approdato direttamente al DECS. Secondo le testimonianze raccolte da La Regione, alcune contestazioni sarebbero state inizialmente ridimensionate, considerando gli episodi semplici battute o interpretazioni errate.
Interpellato dal quotidiano, il DECS ha confermato che il docente “ha terminato la sua attività alle dipendenze dello Stato”. Il Dipartimento non ha però potuto precisare se la conclusione del rapporto di lavoro sia stata una conseguenza diretta del procedimento disciplinare, richiamando gli obblighi legali e di riservatezza. Il DECS sostiene che le segnalazioni siano state prese in considerazione e gestite secondo le disposizioni applicabili. Ricorda inoltre che i comportamenti inadeguati possono comportare sanzioni fino alla disdetta del rapporto d’impiego.