Il processo stabilirà le eventuali responsabilità penali del docente. Ma il “caso Giubiasco”, dopo tutto quello che è emerso negli ultimi sei mesi, non riguarda più soltanto lui

L’inchiesta è chiusa. Il docente 37enne arrestato lo scorso marzo nell’ambito dell’indagine sui presunti abusi sessuali ai danni di due minorenni è stato rinviato a giudizio davanti alla Corte delle assise Criminali.
Lo ha comunicato oggi il Ministero pubblico. La procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha inoltre chiesto al Giudice dei provvedimenti coercitivi la carcerazione di sicurezza dell’uomo, già detenuto dopo l’arresto avvenuto il 17 marzo.
Pesanti gli addebiti contenuti nell’atto d’accusa: violenza carnale, coazione sessuale, atti sessuali con fanciulli, somministrazione a fanciulli di sostanze pericolose per la salute e messa a disposizione di un veicolo a motore a un conducente privo della necessaria licenza. I fatti contestati si estendono dall’autunno del 2024 al marzo di quest’anno.
Sarà naturalmente il processo a stabilire le responsabilità penali del 37enne, che beneficia della presunzione d’innocenza.
Ma la chiusura dell’inchiesta riporta inevitabilmente in primo piano anche l’altro caso nel caso. Quello che negli ultimi mesi ha investito la scuola, il DECS e il sistema con cui vengono raccolti e trasmessi i segnali d’allarme riguardanti i docenti.
Quei campanelli d’allarme durati dieci anni
Quando il caso esplose pubblicamente il 2 aprile, il quadro appariva molto diverso. Il Ministero pubblico parlava inizialmente di presunti reati nella sfera intima di alcune minorenni e indicava come ipotesi principale quella di atti sessuali con fanciulli. Il DECS spiegò che la segnalazione dalla quale era partita l’inchiesta era giunta attraverso i propri servizi e il docente venne immediatamente sospeso.
Ben presto, però, cominciarono ad affiorare testimonianze sul passato dell’insegnante. Già in aprile laRegione riferiva di allievi ed ex allievi che parlavano di atteggiamenti conosciuti da oltre dieci anni.
Il capitolo più delicato si è aperto in agosto. Secondo la ricostruzione del quotidiano, nell’arco di una decina d’anni diverse colleghe avrebbero segnalato alla Direzione della scuola comportamenti problematici dell’insegnante: approcci insistenti e molesti, battute sessiste, atteggiamenti invadenti e altri episodi avvenuti anche durante cene e uscite scolastiche.
È importante distinguere i piani: quelle segnalazioni non equivalevano necessariamente a denunce di reati sessuali ai danni di allieve e non consentono quindi di affermare che la scuola fosse a conoscenza dei fatti oggi contestati penalmente. Ma hanno posto una domanda diversa e altrettanto seria: possibile che tanti campanelli d’allarme, se effettivamente segnalati per anni, non abbiano determinato un intervento capace di interrompere prima una situazione ritenuta problematica?
Le versioni sulle segnalazioni
Ed è proprio su questo punto che nei mesi scorsi sono emerse ricostruzioni non perfettamente coincidenti.
Il DECS ha ribadito ancora a settembre che, prima dell’arresto del docente, alla Direzione del Dipartimento e alla Sezione dell’insegnamento medio non erano giunte segnalazioni a suo carico. Una precisazione che riguarda dunque i livelli superiori dell’amministrazione cantonale e che non cancella la questione di ciò che sarebbe stato segnalato internamente alla sede scolastica.
È precisamente questo passaggio della catena ad aver alimentato le polemiche: che cosa era stato segnalato? A chi? Quando? Come furono valutate quelle informazioni? E perché, se erano rimaste all’interno della sede, non arrivarono ai livelli superiori del Dipartimento?
Domande che hanno progressivamente spostato il caso dal solo terreno giudiziario a quello istituzionale.
Le richieste di chiarezza in Gran Consiglio
La vicenda ha infatti prodotto una lunga serie di atti parlamentari. Già in aprile, rispondendo a due interpellanze, la direttrice del DECS Marina Carobbio aveva fornito i dati generali sui comportamenti inappropriati segnalati nelle scuole cantonali: negli ultimi tre anni erano state registrate 28 segnalazioni, sfociate fra l’altro in 12 richiami, 5 ammonimenti, 2 dimissioni e 2 multe.
Le rivelazioni estive sulle precedenti segnalazioni hanno però riaperto il caso con ancora maggiore forza. Più Donne ha presentato una nuova interpellanza chiedendo se il protocollo adottato dal DECS sia davvero adeguato quando segnalazioni interne possono apparentemente non risalire la catena gerarchica. ErreDiPi e il deputato Stefano Tonini hanno chiesto la creazione di un canale indipendente di segnalazione, esterno alle direzioni scolastiche.
Il punto, a quel punto, non era più soltanto capire che cosa fosse successo in una singola scuola. Era capire se il sistema fosse in grado di intercettare tempestivamente situazioni problematiche e, soprattutto, se una segnalazione potesse fermarsi all'interno di una sede senza arrivare a chi avrebbe gli strumenti per intervenire.
Ora il processo. Ma resta aperto l’altro dossier
Oggi il procedimento penale compie il suo passaggio decisivo. Dopo oltre sei mesi di indagini, la Procura ritiene di avere raccolto elementi sufficienti per portare il 37enne davanti alle Criminali con accuse ben più ampie rispetto a quella inizialmente resa pubblica.
Sarà la Corte a stabilire se e in quale misura quelle accuse siano fondate.
Ma indipendentemente dall’esito del processo, rimane aperta una questione che il procedimento penale, da solo, non può risolvere: come sia stato possibile che per anni circolassero all’interno e attorno alla scuola segnali e testimonianze su comportamenti considerati problematici senza che questi producessero, almeno per quanto finora emerso, un intervento risolutivo.
Non si tratta di sostenere che qualcuno avrebbe potuto prevedere i reati oggi contestati. Sarebbe una conclusione che i fatti disponibili non consentono.
Si tratta di capire se quei segnali siano stati raccolti, valutati e trasmessi come avrebbero dovuto esserlo.
Perché il processo stabilirà le eventuali responsabilità penali del docente. Ma il “caso Giubiasco”, dopo tutto quello che è emerso negli ultimi sei mesi, non riguarda più soltanto lui.