POLITICA E POTERE
Caso Giubiasco, il DECS tace. Più Donne e sindacati chiedono chiarezza
Le ripetute segnalazioni sul docente arrestato sollevano interrogativi sulla gestione della vicenda. Pressing sul Dipartimento
Archivio TiPress / Benedetto Galli

BELLINZONA – Le ripetute segnalazioni che negli anni avrebbero riguardato il docente della Scuola media di Giubiasco arrestato lo scorso marzo con l’accusa di aver violato la sfera intima di alcune allieve sotto i 16 anni aprono ora un secondo fronte: quello politico e amministrativo. Mentre il DECS, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta penale, non entra nel merito, Più Donne e i sindacati chiedono che venga fatta chiarezza su quanto accaduto all’interno della scuola e, più in generale, sull’efficacia dei meccanismi di segnalazione.

A riferire oggi i nuovi sviluppi è laRegione, che nei giorni scorsi aveva rivelato come il 37enne, nell’arco dell’ultimo decennio, sarebbe stato più volte segnalato internamente alla Direzione dell’istituto per comportamenti problematici sul piano professionale e relazionale, in particolare nei confronti di alcune colleghe. Il quotidiano riferisce inoltre di atteggiamenti ritenuti inopportuni durante cene e uscite di classe, nel corso delle quali il docente avrebbe consumato alcolici.

Alle domande del giornale, il Servizio informazione e comunicazione del Consiglio di Stato ha risposto che, essendo pendente un procedimento penale, non è possibile entrare nel merito e che le informazioni che potranno essere rese pubbliche verranno fornite al termine degli accertamenti degli inquirenti. Anche la direttrice della Sezione insegnamento medio, Tiziana Zaninelli, aveva spiegato che il DECS attende gli esiti dell’inchiesta penale prima di riprendere quella amministrativa.

Una posizione che non chiude però gli interrogativi. Le granconsigliere di Più Donne Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo hanno depositato una terza interpellanza sulla vicenda, chiedendo al Governo quale seguito sia stato dato alle diverse segnalazioni, se siano state verbalizzate e trasmesse a istanze superiori e quali obblighi abbia una direzione scolastica quando riceve indicazioni riguardanti molestie, comportamenti sessualmente inappropriati o comunque potenzialmente lesivi della dignità personale.

Le deputate pongono anche il problema delle segnalazioni ripetute nel tempo: chiedono se esista un sistema che consenta di collegarle e quindi di riconoscere l'eventuale reiterazione di determinati comportamenti. E sollevano la questione dei possibili conflitti d’interesse quando tra chi viene segnalato e chi deve valutare la segnalazione esiste un rapporto personale o professionale stretto. Tra le richieste figura anche l’introduzione di un sistema che garantisca la tracciabilità delle segnalazioni e l’eventuale trasmissione automatica a un’istanza esterna alla linea gerarchica nei casi più delicati, in particolare quando sono coinvolti minorenni.

Anche i sindacati chiedono al DECS di non attendere necessariamente la conclusione dell’inchiesta penale per intervenire sul piano amministrativo. Edoardo Cappelletti della VPOD parla di lacune nella sensibilizzazione e nella formazione del corpo insegnante e delle direzioni e di problemi nell’efficacia dei protocolli di segnalazione. Secondo il sindacalista occorre rafforzare il sistema di prevenzione e le procedure di verifica, garantendo al tempo stesso la possibilità di segnalare liberamente e la presa a carico delle situazioni fino al loro chiarimento, nel rispetto della presunzione d’innocenza.

C’è poi un altro elemento sul quale la VPOD chiede maggiore rigore: il 37enne avrebbe insegnato per oltre dieci anni con un “incarico limitato”, pur non essendo né laureato né abilitato. Cappelletti ricorda che il sindacato rivendica da tempo la preferenza nei concorsi per i docenti abilitati e con una formazione completa al DFA della SUPSI, anche considerando le difficoltà incontrate da molti diplomati nel trovare un posto di lavoro.

Sulla stessa linea Davina Fitas di OCST-docenti, secondo cui il caso mostra come il sistema lasci alle singole direzioni scolastiche un’eccessiva libertà di azione e valutazione. Il sindacato chiede procedure più uniformi sia nella gestione dei casi critici sia nelle assunzioni. Fitas segnala inoltre un problema ulteriore: alcuni docenti rinuncerebbero a segnalare situazioni problematiche per paura di ritorsioni o di compromettere future opportunità professionali. Per questo, sostiene, le direzioni devono attenersi ai protocolli, approfondire i casi e rivolgersi alle istanze superiori quando necessario.

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