Trionfa Milo Djukanovic, il discusso politico protagonista delle inchieste sul traffico di sigarette, dal Ticinogate a Montecristo.

PODGORICA – In Montenegro ha vinto ancora lui, Milo Djukanovic, il discusso leader della sinistra sospettato di aver fatto della sua nazione la piattaforma per il contrabbando internazionale di sigarette. Uno dei personaggi più citati nell’atto d’accusa del maxi processo Montecristo - celebrato a inizio anno al Tribunale penale federale di Bellinzona, contro la cosiddetta “mafia delle sigarette” - che ha visto imputati diversi ticinesi o italiani residenti in Ticino, da Franco Della Torre a Fredy Bossert, da Michele Varano a Paolo Savino.
Djukanovic, capo della coalizione di centrosinistra che governa il Montenegro, ha proclamato questa notte, domenica 14 ottobre, la vittoria del suo schieramento nelle elezioni parlamentari: “Abbiamo conseguito un risultato magnifico e una grande vittoria”, ha detto stappando una bottiglia di champagne davanti ad alcune centinaia di sostenitori.
“L'attuale coalizione continuerà a governare il Montenegro” ha aggiunto. Già da domani cominceremo a lavorare per la formazione del nuovo governo, avendo come prime priorità l'integrazione del Montenegro in Ue e Nato e il miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini”.
Djukanovic ha sottolineato che la coalizione di governo in Montenegro è stata una delle poche in Europa che, nonostante la crisi economica, è riuscita a mantenersi al potere. Secondo i primi dati parziali non ufficiali, la coalizione di Milo Djukanovic ha ottenuto il 45,7% dei voti e 39 degli 81 deputati del parlamento locale, rispetto al 23,8% (20 deputati) andato all'opposizione dell'ex ambasciatore jugoslavo a Roma Miodrag Lekic.
La sua interminabile vicenda giudiziaria, risalente agli anni del Ticinogate, quando la Procura di Bari indagava sul “ticinese” Gerardo Cuomo, processato 11 anni fa a Lugano, è stata archiviata nel 2009 dai giudici pugliesi. Djukanivic era indagato per associazione mafiosa finalizzata al traffico internazionale di sigarette, un’attività illecita durata dal 1994 al 2002 fra Montenegro, Italia e resto d'Europa, con il riciclaggio di milioni di euro in Svizzera, a Cipro e in altri paradisi fiscali.
L’anno scorso, in un’intervista televisiva, il leader montenegrino annunciò l’intenzione di chiedere un maxi risarcimento all’Italia per la “persecuzione subita”. Dichiarò in quell’occasione di non essere d'accordo con la motivazione addotta dalla Procura di Bari, che chiuse le indagini carico facendo valere la sua immunità diplomatica.
"I giudici – disse Djukanovic – hanno cercato di uscire da un vicolo cieco. Dopo dieci anni di indagini infatti è difficile fare marcia indietro e dire: abbiamo sbagliato. E' molto più facile appoggiarsi sull'immunità". E attaccò "certi circoli di Belgrado" responsabili anch'essi, di aver montato le accuse sul contrabbando di sigarette indicandolo come uno dei politici più ricchi del mondo.
Eppure, nonostante l’abbandono delle accuse da parte della Procura di Bari, il leader montenegrino rimane tra i protagonisti della teoria criminale sostenuta dal Ministero pubblico della Confederazione.
Nell’atto d’accusa sul caso Montecristo si legge: “Nel 1991, Djukanovic divenne Primo Ministro come membro del Partito Democratico dei Socialisti (PDS). In questa funzione politica, al più tardi dal 1992 egli ha sostenuto in modo determinante, rispettivamente reso possibile, il contrabbando di sigarette dal territorio nazionale montenegrino verso la costa pugliese da parte degli esponenti italiani della Camorra e della Sacra Corona Unita”.
E ancora: “In questo contesto egli ha creato e fatto gestire – insieme ad altri ministri impiegati nel suo gabinetto e altri stretti seguaci – un ingegnoso sistema per l’esazione di cosiddette tasse di transito su tutte le sigarette transitate dal Montenegro. Sistema che negli anni Novanta ha portato alle forse più importanti fonti di introiti della semirepubblica del Montenegro rispettivamente della sua èlite politica e sociale. Come contropartita, agli esponenti delle organizzazioni criminali non solo veniva messa a disposizione praticamente l’intera infrastruttura portuale a Zelenika (fino circa al 1995) e a Bar, ma per di più impiegate le autorità di polizia, portuali e doganali a protezione dell’intero sistema di contrabbando. Questi servizi statali – tra l’altro anche la protezione dei convogli di camion dalla frontiera fino alle loro destinazioni Zelenika e Bar - furono, fino alla completa riorganizzazione del sistema di transito nell’estate 1998, fatturate separatamente agli organizzatori stranieri di questo contrabbando”.
emmebi