Dopo le esternazioni di Laura Sadis, il PS chiede di fare piena luce sulle indennità percepite dai Consiglieri di Stato che siedono nei Consigli d'Amministrazione degli enti parastatali

BELLINZONA – Della vicenda delle indennità percepite dai Consiglieri di Stato per la loro rappresentanza nei Consigli d’amministrazione degli enti parabubblici, ve ne abbiamo riferito diffusamente ieri.
Breve riassunto. Laura Sadis nell’ultima seduta di Gran Consiglio ha informato di riversare nelle casse dello Stato gli oltre 40.000 franchi annui che percepisce in virtù della sua partecipazione ad enti parastatali. “A differenza di chi l’ha preceduta”, ha aggiunto il ministro delle finanze.
In molti avevano pensato a un attacco a Marina Masoni. Ma ieri Sadis ha presicisato a liberatv.ch il suo pensiero: “Non c’è nessuna polemica. Non ho mai parlato di Marina Masoni. Il riferimento era ai consiglieri di Stato che, come me, hanno avuto incarichi di rappresentanza in seno a istituzioni federali in passato".
E ancora: “Quando mi è stato chiesto cosa volevo fare con gli emolumenti che mi spettano in qualità di rappresentante per il Ticino a livello federale, visto che non c'è l'obbligo di versarli alla Cassa cantonale, io ho deciso di versarli tutti al Cantone. Nel passato, in modo del tutto legittimo, c'è chi ha fatto altre scelte".
Secondo la direttrice del DFE vi è dunque una differenza tra ciò che si percepisce da incarichi federali rispetto a quelli cantonali. Anche perché la legge ticinese in materia è chiarissima: “Il consigliere di Stato deve riversare alla cassa cantonale l’indennità fissa o i tantièmes che percepisce come membro del Consiglio d’amministrazione o della direzione delle aziende parapubbliche. Vanno invece a suo profitto le indennità di trasferta ed i gettoni di presenza”.
Insomma, trattandosi di indennità federali, stando a Sadis, il suo gesto di versare 40'000 franchi nelle casse cantonai è stato spontaneo e non dettato dalla legge.
Fine del riassunto.
Sulla vicenda oggi torna il partito socialista con un’interrogazione firmata dalla capogruppo Pelin Kandemir Bordoli e da altri deputati del PS.
“La questione di dove finiscano queste retribuzioni è di sicuro interesse in un momento in cui lo Stato chiede grandi sacrifici ai propri dipendenti: dalle ulteriori decurtazioni sul salario per motivi di risparmio a quelle causate dalla nuova Legge sulla cassa pensioni”, di legge come premessa.
“A nostro giudizio – scrivono i socialisti - appare evidente sia per l’interpretazione della legge sia per semplice analogia che ad esempio la partecipazione al Consiglio di banca della BNS vada assimilata a quella di enti cantonali quali AET, USI, SUPSI, EOC, ecc.”. Dunque per i deputati del PS non c’è differenza tra le indennità cantonali e quelle federali.
I socialisti ammoniscono sull’importanza di approfondire il tema: “Lo scandalo dei rimborsi abusivi che sta travolgendo il Consiglio regionale lombardo, pur essendo di ben altra portata, invita a prudenza ed analisi approfondita della fattispecie, anche per rispetto alla popolazione confrontata ad una crisi strisciante e convinta che “l’esempio vien dall’alto”.
Le domande al Consiglio di Stato
1. Quali sono gli enti che versano emolumenti ed ai quali i consiglieri di Stato partecipano?
2. Tutti i consiglieri di Stato riversano all’erario gli emolumenti ricevuti per la partecipazione a queste aziende parapubbliche? Si prega di fornire i dati per singoli enti.
3. A quanto ammontano singolarmente – per ente, azienda, ecc - e complessivamente tali emolumenti?
4. Come è avvenuto il riversamento da parte dei consiglieri di Stato nel periodo 1991-2012 compreso?
5. La partecipazione ad enti parastatali extracantonali come la BNS viene assimilata a quella agli enti cantonali?
6. In caso di risposta negativa, ritenendo a questo punto non sufficientemente chiara la normativa, non è opportuna una perizia giuridica sulla fattispecie?
7. È possibile la richiesta di restituzione di emolumenti percepiti indebitamente ed eventualmente dopo quanti anni questa risulta prescritta?