I liberali con un comunicato criticano il nuovo piano delle aggregazioni comunali presentato dal Governo, già contestato da più parti: “Le aggregazioni devono partire dal basso, l’autodeterminazione va mantenuta”

BELLINZONA – Un nuovo piano, quello delle aggregazioni comunali (PCA) presentato dal Governo a fine 2013, che proprio non piace. Il progetto, che prevede l’istituzione di soli 23 comuni entro il 2020, ha già raccolto le critiche di alcuni esponenti politici e soprattutto dei sindaci ticinesi, che si oppongono fermamente. Nel dibattito anche voci favorevoli però, come quella del sindaco di Lugano Marco Borradori, che ha avuto da ridire solo sulle tempestiche, giudicate irrealistiche.
Una critica che ora anche il Plr, dopo aver analizzato meglio la questione con un gruppo di lavoro dedicato e composto da Michele Morisoli (Coordinatore), Riccardo Calastri, Bixio Caprara, Caludio Cavadini, Franco Celio, Paolo Pagnamenta, Sabrina Romelli, Damiano Vignuta, muove al Governo, ma dal comunicato dei liberali emerge una posizione ben più critica: “Quale – si legge nella premessa della nota – deve essere il ruolo dei comuni di domani? La risposta a questa domanda è assente nel documento presentato dal Governo. Il metodo con cui si è portato avanti il PCA, l’assenza di informazioni determinanti su flussi e compiti, e una tempistica irrealistica, rendono critica la posizione del PLR. A fronte di una riforma epocale non vi è spazio per l’improvvisazione e tutte le carte devono essere sul tavolo dall’inizio per poter prendere le decisioni più accorte nell’interesse dei cittadini.”
I liberali non contestano il principio aggregativo in sé, bensì le mancanze che il progetto presenta e in particolare la critica viene espressa su quattro punti: “Il PCA, previsto dalla LAggr, così come presentato non soddisfa il PLR sotto diversi punti di vista, tuttavia questo non significa che il partito sia contrario ad un riordino istituzionale che però, come perno centrale, deve portare dei benefici ai cittadini. Per sommi capi il PLR ritiene che:
- I cittadini devono avere il diritto all’autodeterminazione, per questa ragione il PLR ritiene che, salvo eccezioni di comuni che manifestamente non sono in grado di proseguire attingendo alle loro forze, ogni aggregazione debba partire dal basso e con il coinvolgimento della popolazione.
- Una drastica riduzione dei comuni non può essere visto come un processo a se stante, ma deve far parte di un disegno obbligatoriamente più ampio di riordino istituzionale che valuti attentamente tutte le conseguenze nell’interesse di un miglior servizio al cittadino. Flussi, compiti e competenze devono essere chiariti sin dal principio.
- La ripartizione dei compiti tra cantone e i “nuovi” comuni, con conseguente riorganizzazione dell’amministrazione cantonale, deve essere trasparente. A fronte di “nuovi” comuni maggiormente autonomi è infatti inefficiente pensare di mantenere la struttura attuale dell’amministrazione cantonale che potrà delegare diverse funzioni.
- L’orizzonte temporale per l’implementazione del PCA risulta assolutamente irrealistico. L’impressione è quindi quella di aver voluto trasformare il PCA in un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare della VPOD. Per il PLR questo modo di agire rischia di dare origine a un’improvvisazione che sicuramente non giova al rapporto Cantone – Comuni – Cittadini.
red