POLITICA E POTERE
Frontalieri, i Verdi bocciano l'accordo Svizzera-Italia: "Poco più che un’elemosina"
Dura nota degli ecologisti che esprimo preoccupazione e sconcerto sulla bozza di intesa tra Berna e Roma: "Per l’ennesima volta le legittime aspirazioni del Ticino sono frustrate"
BELLINZONA - Cominciano a giunger le prime reazioni politiche dal Ticino alla bozza di accordo fiscale raggiunto tra Italia e Svizzera. E l'opinione dei Verdi è assai critica. Gli ecologisti infatti - in una nota stampa firmata dal coordinatore Sergio Savoia e dai deputati Francesco Maggi e Michela Delcò Petralli - esprimono preoccupazione e sconcerto in particolare per l'intesa tra Berna e Roma sulla tassazione dei frontalieri. "Per l’ennesima volta - si legge nel comunicato - le legittime aspirazioni del Ticino sono frustrate. Secondo l'intesa - non ancora firmata - i frontalieri saranno tassati per il 70% in Svizzera con l'aliquota svizzera, e il 30% in Italia. Si guadagnerebbe l’8,8% rispetto al sistema in vigore attualmente (il ristorno attualmente equivale al 38,8% del totale raccolto con l’imposta alla fonte). Dopo tanto discutere, è poco più che un’elemosina. Inoltre la riforma dell'imposizione dei frontalieri preparata da Berna ci metterà ancora più sotto pressione. Finora i frontalieri venivano tassati con un moltiplicatore medio del 78%. La decisione del Gran consiglio di imporre un moltiplicatore al 100% è resa inattiva dalla riforma dell’imposizione che impone di tassare i frontalieri in base al moltiplicatore effettivo del comune dove lavorano. Visto che moltissimi frontalieri lavorano nei comuni industriali con moltiplicatore basso, questa decisione avrà un impatto ulteriore sul gettito"."La riforma inoltre - prosegue il comunicato - permette ai frontalieri di scegliere di anno in anno se essere tassati alla fonte o in "modo normale" con tutti gli sgravi che ne conseguono. E la verosimile riduzione ulteriore del gettito cantonale che ne consegue. Per non parlare dei costi aggiuntivi per l’accertamento (1,2 milioni di franchi secondo il governo). Quanto rimane esattamente di quell'8,8% di “guadagno” rispetto alla situazione attuale? Dal 1974 il Ticino ha riversato oltre un miliardo in ristorni all’Italia per un accordo che è andato a profitto di tutto il sistema bancario elvetico. Ora il Ticino continuerà a pagare pegno per un nuovo accordo da cui trarrà profitto tutta la Svizzera. L'unico risultato di questa intesa con Roma è che abolendo i ristorni, si è tolta ai ticinesi l'unica arma che avevano per far pressione su Berna: il blocco dei ristorni. "A fronte di questa situazione - si legge ancora nel comunicato - i Verdi ritengono che sia sempre più urgente discutere e approvare la proposta relativa allo statuto speciale, un cui primo passo importante sarà l’audizione di Francesco Maggi davanti alla Commissione dei Tributi del Consiglio degli Stati il prossimo 26 gennaio. I Verdi chiedono inoltre che l’accordo con l’Italia preveda almeno l’80 per cento di tassazione a favore del Ticino e chiedono che il governo blocchi i ristorni pendenti finché questo obbiettivo non sarà raggiunto"."Infine i Verdi - termina il comunicato - chiedono che l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, unica proposta attualmente sul tavolo per difendere efficacemente i salari dei residenti a fronte del deprezzamento dell’euro sul franco, sia discussa rapidamente dal Gran Consiglio e portata davanti al popolo".
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