Davide Giovannacci lancia la proposta. L'idea stuzzica ma non trova ampio consenso: "Non sarebbe strutturale". Meglio usare i 56 milioni per ridurre il deficit o per il lavoro?

LUGANO – L’idea l’ha lanciata il municipale Davide Giovannacci, che dirige le finanze a Locarno. Ci ha scritto: “Visto che il Cantone chiede sempre sacrifici ai comuni, ora che si trova un ‘regalo’ insperato di 56 milioni dalla Banca Nazionale, non ritiene che sarebbe opportuno distribuire parte di quei soldi anche ai comuni che ha chiamato ripetutamente alla cassa?”. Un’idea che abbiamo sottoposto ad alcuni deputati e candidati, che nella maggior parte dei casi ricoprono anche ruoli comunali. Nel complesso, l’idea stuzzica ma non raccoglie pieno consenso. Soprattutto per il carattere temporaneo che rivestirebbe.
Ma prima una premessa di Michele Foletti, che ha il difficile compito di dirigere le finanze di Lugano, la città più indebitata del Ticino. “L’idea è da valutare – dice – ma anche molto semplice da applicare: basterebbe congelare il contributo di risanamento delle finanze cantonali pagato ogni anno dai comuni per un totale di 25 milioni. Ne discuterò in Municipio. Comunque per Lugano cambierebbe poco, perché non sarebbe una misura strutturale, ma solo puntuale sul 2015”.
Christian Vitta, Plr, sindaco di Sant’Antonino
“Occorre ricordare che fino ad alcuni anni fa il Cantone dalla Banca Nazionale incassava circa 70 milioni di franchi, poi scesi a zero. Quest'anno il Cantone ritornerà ad incassare dei dividendi (56 milioni di franchi), per l'anno prossimo questo importo potrebbe nuovamente essere ridotto a seguito delle note vicende riguardanti il cambio franco euro. Questa premessa permette di rilevare come l'entrata dei dividendi della BNS non sia un fatto straordinario, semplicemente nel corso degli ultimi anni quanto incassato dal Cantone ha subito delle importanti variazioni e spesso purtroppo in negativo. I rapporti Cantone/Comuni devono essere trattati partendo da una base di riflessione strutturale. Servirebbe a poco mettere dei piccoli cerotti attraverso una ripartizione dei dividendi incassati dal Cantone quest'anno, perché il problema non sarebbe risolto e si ripresenterebbe nuovamente il prossimo anno. Ai Comuni deve essere assicurato un quadro di riferimento chiaro e duraturo che permetta di attribuire più competenze al Comune per i servizi che finanzia, mentre deve essere scaricato dagli oneri riguardanti i servizi per i quali non ha nessuna voce in capitolo, seguendo il principio secondo cui chi paga comanda. In sintesi, no a una ridistribuzione puntuale dei dividendi che rappresenta un semplice palliativo, sì a una riforma duratura dei rapporti fra Cantone/Comuni che permetta a questi ultimi maggiore autonomia decisionale”.
Amalia Mirante, Ps, municipale di Torricella/Taverne
“Personalmente ritengo che le decisioni di una certa rilevanza, quali ad esempio, una possibile ripartizione degli utili distribuiti dalla Banca Nazionale debbano essere prese con uno sguardo lungimirante e in nome della stabilità della gestione finanziaria. D’altra parte, il ricorso al sostegno dei Comuni per sanare la situazione deficitaria dei conti cantonali, non è il frutto di improvvisazioni. Se è vero che alcuni Comuni ora soffrono per una situazione congiunturale (che tuttavia potrebbe rilevarsi anche strutturale per quei Comuni le cui finanze dipendono in maniera rischiosa da un solo settore o da una sola tipologia di contribuenti) è altrettanto vero che le chiavi di riparto della perequazione sono state così soppesate proprio per volontà degli stessi. Questo non vuol dire che chi come me si occupa di amministrare le finanze di un Comune non sarebbe ben contento di ricevere un regalo inaspettato; tuttavia, il buon senso ci rende attenti di quanto questo sarebbe nel breve termine un ennesimo regalo avvelenato. Quindi avanti con serietà nell’analisi della revisione dei compiti e delle competenze tra Cantone e Comuni oltre ad una valutazione dell’efficienza, dell’efficacia e dell’equità della spesa pubblica”.
Sabrina Gendotti, Ppd, municipale a Massagno
“Il Cantone, per risanare il suo debito pubblico di quasi 2 miliardi di franchi, ha riversato alcuni oneri che prima erano di sua competenza a carico dei Comuni, i quali a loro volta si ritrovano, chi più chi meno, con un peggioramento della loro situazione finanziaria. La suddivisione dei 56 milioni di utile della BNS di spettanza al nostro Cantone dovrà essere discussa con i Comuni o con l'Associazione che li rappresenta. Il Cantone dovrà instaurare un dialogo per trovare un consenso sul metodo di suddivisione. Non sarà facile perché il Cantone vorrà diminuire di circa la metà il deficit previsto per il 2015, mentre i Comuni, che sono stati messi in difficoltà dal Cantone senza possibilità di replica, vorranno poter beneficiare almeno in parte di questa entrata straordinaria”.
Fabio Badasci, Lega, sindaco di Frasco
“Il Cantone negli ultimi anni ha dovuto escogitare di tutto per tentare di far quadrare i propri conti, senza purtroppo riuscirci, e in parte anche a causa di decisioni prese dalla Confederazione. Ora arriva una boccata di ossigeno e forse, alla fine, è meglio che questi soldi se li tenga il Cantone. Spesso come Comuni siamo stati chiamati alla cassa per il risanamento finanziario ma preferisco che queste decisioni dell'ultima ora non vengano più prese in futuro sulle nostre spalle, piuttosto che ripartirci ora, una tantum, parte degli utili della BNS. Purtroppo se il Cantone se non riuscirà a trovare soluzioni incisive per ridurre le sue spese correnti dovrà continuare a sperare in entrate straordinarie come questa”.
Francesco Maggi, Verdi
“Sono contrario: anche la Confederazione scarica costi sui cantoni. Quei 56 milioni vanno usati per sgravi alle aziende che occupano residenti”.
Amanda Rückert, Lega, consigliera comunale a Lugano
“Ogni anno il cantone chiede ai comuni una quota partecipativa al risanamento delle finanze cantonali, così come periodicamente vengono riviste alcune competenze e ai comuni vengono chieste nuove partecipazioni. Quindi ritengo che quantomeno il discorso vada affrontato. Utilizzare almeno una parte dei milioni della Banca Nazionale per compensare alcuni costi anziché chiamare alla cassa ancora i Comuni, potrebbe essere un’idea. La maggior parte dei soldi va invece utilizzata a mio parere per favorire l’occupazione, per combattere la disoccupazione e per misure anti crisi. Mi rendo conto che riversare parte dei 56 milioni non risolverebbe i problemi dei comuni confrontati con deficit strutturali, com’è il caso di Lugano. Ma forse è venuto il momento di stabilire delle regole per gli utili della BNS: se ci sono li si dividono tra Cantone e comuni secondo criteri prestabiliti. Se non ci sono il problema non si pone. Nemmeno per il Cantone il “regalo” di quest’anno è una misura strutturale, ma un aiuto per far quadrare i conti. Nel frattempo, il Cantone deve assolutamente ridurre le spese e riequilibrare le proprie finanze, indipendentemente dagli utili della BNS; invece la perequazione e i rapporti Cantone-Comuni vanno riformati con progetti seri e lungimiranti”.
Nicola Pini, Plr
"Distribuire a pioggia i soldi della BNS non è una soluzione, anzi creerebbe ulteriore confusione tra livelli istituzionali. È urgente e indispensabile una riforma dei rapporti Comuni - Cantone, che porti maggiore collaborazione, chiarezza (chi paga comanda) e soprattutto uno snellimento burocratico. Ci vuole un progetto di lungo termine, non un regalo pre-elettorale. Basta stipendiare il presente, investiamo nel futuro: i soldi della BNS sono un cerotto che non cambia i meccanismi che portano al deficit. Su questi occorre lavorare."
Fiorenzo Dadò, Ppd
“Nessuna ridistribuzione ai comuni. Secondo me, come ho già proposto, buona parte di questi milioni vanno investiti concretamente per i giovani, contro la disoccupazione, e non per coprire i deficit nei conti pubblici dei comuni. E nemmeno quelli del Cantone”.
emmebi