POLITICA E POTERE
Petizione contro il Piano viario, al siluro del commercianti Peter Rossi risponde di fioretto: "Da parte vostra atteggiamento ambiguo e ipocrita"
Il consigliere comunale replica alla dura lettera inviatagli dai presidenti delle tre associazioni cittadine. Ecco cos'ha scritto

LUGANO – “Con altrettanta sorpresa, ma senza alcun stupore né tanto meno sconcerto e rabbia…”. Inizia così la risposta che il consigliere comunale Peter Rossi ha inviato alla pesantissima lettera che i presidenti delle tre associazioni di commercianti luganesi gli hanno inviato il 9 marzo (leggi l’articolo correlato).

Rossi spiega che le sue esternazioni durante la consegna della petizione contro il Piano viario di Lugano sono scaturite “in buona parte dal contenuto della vostra e-mail del 9 dicembre 2014, in particolare là dove indicate che la vostra Corporazione “condivide le richieste” ma non intende entrare in “rotta di collisione” con il Municipio con il quale da tempo c’è un dialogo e non solo sul PVP”. 

In un successivo scritto, osserva il consigliere comunale, i commercianti hanno confermato di “condividere le preoccupazioni” legate al PVP ma non “metodologia” per raggiungere il risultato finale. Da queste affermazioni, scrive Rossi nella replica, “la mia asserzione nei vostri confronti di aver paura del vostro coraggio”.

“Affermare inoltre – prosegue - che il Gruppo di lavoro dal quale è sfociato il lancio della petizione non è stato promosso dalla Società dei Commercianti ma da un gruppo di privati cittadini cela quantomeno qualche dubbio e incertezza d’intendimento, poiché l’ammettere di aver partecipato ai primi incontri per poi estraniarsi in modo poco consono ad un’associazione di categoria, ha lasciato spazio a diverse interpretazioni rafforzando questa mia convinzione”.

“Il Gruppo di lavoro – ricorda Peter Rossi - era nato spontaneamente proprio per smuovere l’esecutivo su un argomento che stava a cuore a tutti. Gli incontri promossi dal Municipio erano però stranamente rivolti ai commercianti, che più o meno velatamente lasciavano fuori il resto del gruppo. Già si percepiva l’allontanamento della Società dei Commercianti che aveva sicuramente buoni motivi per farlo”.

Rossi respinge poi le accuse di aver voluto attuare tramite la petizione “un’azione spettacolare e politicizzata” e precisa che “nel Gruppo promotore, (composto da sessantaquattro cittadini suddivisi tra le più svariate professioni), già dal primo incontro si è condiviso il principio di mai far riferimento ad alcun partito, ciò che è avvenuto in ogni circostanza”.

Rivela inoltre di aver già ricevuto una lettera dai commercianti il 3 marzo, nella quale gli veniva comunicata l’intenzione di non avviare una “polemica pubblica”  sulle parole da lui pronunciate durante la consegna della petizione. Ma poi, “a pochi giorni di distanza vedersi recapitare una lettera nella quale coinvolgete anche il Municipio (!), con la quale mi si chiede che sarebbe gradita una dichiarazione di scuse pubbliche, lascia intendere una certa qual confusione d’intenti e totale mancanza di coerenza”.
 
Il consigliere comunale conclude che “se si è intrapreso questo percorso (il lancio della petizione, ndr) non è di certo per “farci pubblicità”, ma unicamente perché sollecitati, oltre che da automobilisti e pedoni, da un ingente numero di commercianti, esercenti e operatori economici del centro città, che ripetutamente e pubblicamente hanno indicato quale causa principale del calo degli affari e della cessazione forzata dell’attività, il famigerato, (come lo definite nel vostro scritto), PVP. Da parte mia quindi nessuna caduta di stile e nemmeno un atto in malafede, ma piuttosto uno sfogo giustificato da un atteggiamento che avrebbe potuto essere definito, e qui posso condividere il vostro stupore, ambiguo piuttosto che ipocrita”.

emmebi

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