LUGANO - La Lega va al contrattacco sul "caso" permessi e attacca sia l'Italia che la Confederazione. "Il Ticino si deve difendere da solo!", questo il titolo con cui il Movimento di via Monte Boglia prende posizione sulla protesta italiana contro l'obbligo di presentazione del casellario giudiziale per chi volesse ottenere o rinnovare il permesso B o quello da frontalieri. Una protesta che ieri ha vissuto un passaggio signigicativo con la convocazione dell'ambasciatore svizzero a Roma da parte del ministero degli esteri italiano. Una convocazione che, secondo la Lega, "dimostra la debolezza elvetica nei rapporti con l'Italia. Se da un lato il governo fallitalico cerca di rafforzare la propria posizione contrattuale, dall'altro i nostri rappresentanti diplomatici non difendono le nostre posizioni, la Svizzera e il Ticino in particolare. L'ambasciatore Kessler, invece di scusarsi, avrebbe fatto miglior servizio al Paese difendendo le motivazioni ticinesi che hanno portato il Consigliere di Stato Norman Gobbi ad introdurre l'obbligo di presentazione del certificato penale a tutti gli stranieri che vogliono risiedere o lavorare in Ticino". "Purtroppo - prosegue la nota leghista- non è stato così da quanto ci dice la cronaca. E quindi, una volta in più, il Ticino deve difendersi da solo nei confronti del nostro fallitalico vicino, che si preoccupa dei documenti richiesti e non si chiede il perché migliaia di suoi concittadini scelgano il Ticino e la Svizzera come luogo di lavoro e di residenza. La Lega dei Ticinesi deplora questo lassismo della diplomazia federale e invita i Ticinesi tutti e non solo a voler esprimere sostegno alla misura introdotta a tutela del nostro territorio e della nostra sicurezza, sottoscrivendo la petizione che sarà lanciata nei prossimi giorni".