POLITICA E POTERE
L’UDC in volata per le federali. Pinoja: “Gli errori tattici sono cosa del passato, oggi la partita può essere vinta. Rusconi e Chiesa? Ma quale lite!”
Il presidente minimizza la portata dello ‘scazzo’ emerso in casa UDC: “Sono entrambe due personaggi validi e molto ambiziosi. È solo sana competizione, c'è anche negli altri partiti. I vertici hanno voluto che Rusconi restasse e così è stato"

LUGANO – Ma quale lite! Gabriele Pinoja minimizza la portata dello ‘scazzo’ che è emerso in questi giorni in casa UDC fra i candidati Pierre Rusconi e Marco Chiesa.

“Sono entrambe due personaggi validi e molto ambiziosi dal profilo elettorale – commenta il presidente –. Sul quel tema, la caccia, non vanno d’accordo: uno è a favore, l’altro è contrario, ma non è cosa di oggi: è così dai tempi che furono. Hanno rimarcato le loro posizioni, tutto qui”.

Per Pinoja alla base di tutto c’è “una sana concorrenza”: “In questo caso è un po’ sforata, vabbè, non ne farei un dramma però”. Fa parte, insomma, del normale antagonismo da campagna elettorale, nulla che, aggiunge, non si possa ritrovare anche nelle altre case. “Magari non si danno dell’illustrissimo, ma la competizione c’è anche tra Cattaneo, Cassis e Merlini o tra Romano e Regazzi. E, andando verso il 18 ottobre, pian piano aumenterà…”

Qui però la situazione sembra esser andata un po’ oltre: i due candidati sono ai ferri corti, tanto che hanno tagliato ogni ponte. La ‘questione venatoria’ sarebbe solo la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso di un disagio ben più profondo dovuto alle mancate promesse di farsi da parte e lasciare spazio all’altro (vedi suggeriti).

“A questo – commenta Pinoja – francamente credo poco. So che dopo due anni Rusconi ha rimesso la decisione circa la sua presenza ai vertici: il presidente nazionale ha voluto che lui andasse avanti e la Direttiva anche e così è stato”. Chiesa quindi non se la sarebbe dovuta prendere in sostanza? “No poi io non ne sapevo nulla. Ho parlato anche personalmente con Rusconi, e ho risposto che fosse normale che andasse avanti, non è nemmeno che potesse rinunciare dopo il primo mandato”.

Nonostante gli screzi, il gruppo si è presentato unito oggi a Lugano per lanciare la volata alle urne al grido di “Ticinesi, scegliete l’UDC”. Oltre ai sette candidati al Nazionale, presenti anche l’aspirante senatore d’area Battista Ghiggia e il presidente nazionale Toni Brunner che ha suonato la carica: “Se vogliamo garantire l’influenza del Ticino a Berna, l’UDC deve uscire rafforzata dal voto del 18 ottobre”, ha dichiarato.

“A differenza dei soliti dibattiti, oggi abbiamo avuto modo di parlare di tutti i temi a noi cari ed esporre la nostra posizione”, ha commentato Pinoja. Ogni candidato è infatti intervenuto approfondendo uno dei temi di attualità, nell’incontro con simpatizzanti e media si è quindi parlato di 9 febbraio, di finanze cantonali, di sanità, di risanamento del tunnel del Gottardo, di negoziazioni con Bruxelles, di politica di asilo, …

In passato, ha ammesso Pinoja, i democentristi ticinesi hanno commesso degli errori tattici, “ma adesso con i centrocampisti e registi scesi in campo la partita può essere vinta. Abbiamo molti leader che vogliono emergere ed è giusto che ci sia un po’ di competizione, non tutti devono pensarla per forza allo stesso modo”.

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