BELLINZONA - Un corso di cittadinanza obbligatorio per i candidati alla naturalizzazione. Lo propongono con un'iniziativa parlamentare generica i deputati Gianmaria Frapolli (Lega) e Alessandra Gianella (PLR). L'atto parlamentare è stato sottoscritto anche da diversi al Gran Consiglieri di quasi tutti i partiti presenti in Parlamento, salvo i socialisti. Leggiamo le motivazioni: "Vista l'evoluzione della nostra società e la composizione dei flussi migratori, si afferma la convinzione che sia necessario rivedere il concetto, lo scopo e le modalità del processo di ottenimento del passaporto svizzero. Quanto verificato tramite l'esame a livello comunale va inserito in una visione più ampia e coerente del processo integrativo globale. Le conoscenze della lingua italiana, della storia, della civica, della geografia svizzera e ticinese, così come quelle delle principali norme penali, non sono infatti fini a sé stesse, ma sono parte imprescindibile di un processo di una vera integrazione culturale, sociale e politica. Ogni processo di naturalizzazione lascia largo spazio di discrezionalità alle autorità preposte all'esame d'idoneità. In risposta a ciò, sono attualmente in cantiere importanti progetti di revisione legislativa sul piano federale e, contestualmente, anche su quello cantonale"."Chiediamo - scrivono ancora i due deputati - che venga inserito nella Legge sulla cittadinanza ticinese e sull'attinenza comunale l'obbligo di frequentare il "Corso alla cittadinanza" per i candidati alla naturalizzazione, organizzato dal Cantone e pagato dagli stessi candidati. Si propone di esonerare dalla partecipazione a tale corso il candidato alla naturalizzazione che abbia frequentato per un ciclo completo, in una scuola pubblica o privata, la scuola media, il liceo o la scuola di commercio ticinesi. Occorrerà inoltre tenere debitamente conto della situazione di persone che, per disabilità o malattia o per altre importanti circostanze personali, potrebbero essere esonerate dalla partecipazione al corso. La misura proposta prevede che il costo del corso sia a carico del candidato; l'auspicio è che esso non sia troppo elevato, quindi che si attesti attorno a quanto fatto pagare attualmente ai partecipanti ai corsi di civica (facoltativi) organizzati dai principali Comuni del Cantone, cioè attorno a circa CHF 300.-. La durata del corso dovrebbe pure essere definita in termini di buon senso, cioè non esageratamente lunga, ma sufficiente per fornire ai candidati le necessarie nozioni. Il corso potrebbe essere tenuto nelle cinque scuole professionali e commerciali esistenti – ben ripartite sul territorio cantonale (Biasca, Bellinzona, Locarno, Lugano/Trevano e Chiasso), alcune delle quali già oggi offrono un corso di civica e di formazione alla cittadinanza per i candidati alla naturalizzazione. Un'altra soluzione, comunque subordinata alla precedente, potrebbe essere quella di potenziare un’offerta in tal senso da parte dei Corsi per adulti"."I requisiti che un aspirante al passaporto svizzero deve possedere - termina l'atto parlamentare - non possono essere valutati sulla base di un semplice test a crocette, occorre invece agire a più ampio raggio. A tal fine è "necessario che vi siano delle basi fondamentali su cui imbastire questo processo. Appare quindi necessario che il candidato, che deve dimostrare la sua integrazione, abbia una marcata conoscenza del territorio, oltre ad una nutrita conoscenza della storia del nostro paese e della sua lingua. Dal momento che a livello federale è in atto una revisione del processo di naturalizzazione, che si ripercuoterà anche sulla legislazione cantonale, riteniamo fondamentale, nella nostra veste di parlamentari e commissari delle Petizioni, valutare la necessità di consentire a tutti i richiedenti di godere delle medesime condizioni per ottenere il passaporto confederato. Questo dovrà avvenire con l’ausilio di una procedura le cui basi siano identiche per tutti. Negli anni passati si è cercato di agire sulla standardizzazione delle procedure, senza tuttavia mai raggiungere un punto d’intesa. La nostra proposta si allinea perfettamente alle disposizioni federali vigenti e alla giurisprudenza attuale. Non è da intendersi alla stregua di un inasprimento delle regole, bensì come uno strumento aggiuntivo, che favorisca l'integrazione nel rispetto dei nostri valori e delle nostre tradizioni, punto cardine per lo sviluppo e la coesione culturale di un territorio. Senza la conoscenza della cultura locale non si potrà certamente costruire un futuro fatto d'integrazione e di rispetto reciproco. Le esperienze passate hanno dimostrato l’inefficacia dei corsi facoltativi, pertanto propugniamo l’introduzione di un corso obbligatorio, nell’interesse anche dei richiedenti, che potrebbero avvalersi di una certificazione univoca".