POLITICA E POTERE
Ambrosetti ne ha per tutti: "L'albo degli artigiani? Solo una nuova tassa. La Lega ha stravolto la politica di Bignasca. E i frontalieri diminuiranno"
L'ex presidente della Camera di Commercio: "Chi verrà ad investire ancora in Ticino,con questo clima di chiusura, di chiara ostilità verso le imprese? Si va verso tempi difficili"
LUGANO – L'albo degli artigiani, la Lega e i frontalieri. Franco Ambrosetti, intervistato dal Caffé, parla a tutto campo dei temi al centro dell'attualità politica-economica ticinese. E l'ex presidente della Camera di Commercio non risparmia bordate commentando le misure messe in campo da Governo e Parlamento per far fronte alle storture del mercato del lavoro. In particolare, Ambrosetti, critica l’albo degli artigiani: "È una mossa protezionistica – afferma - e il protezionismo non è mai sano. È protezionismo e basta, è un freno, un ostacolo letale alla libera concorrenza per chi come me crede in un’ economia autenticamente liberale, la sola in grado di far crescere un Paese". Di più: "È una scelta di chiusura non giustificata e anche una discriminazione verso le imprese di altri cantoni e quelle straniere. Nella mia memoria non ricordo iniziative del genere. Io sono per una sana concorrenza, mentre queste misure vanno esattamente nella direzione contraria. Poi, certo che servono regole contro il dumping, la concorrenza sleale. Ma questo è un altro discorso".Per Ambrosetti, l'albo degli artigiani, è "solo una nuova tassa, come del resto quella sui parcheggi". "Il problema – argomenta ancora nell'intervista al domenicale l'ex presidente della Camera di commericio - è che queste iniziative arrivano ora dalla Lega che accusava gli altri di essere i partiti delle tasse. Oggi nella Lega non c’è più Giuliano Bignasca e la sua politica, in particolare quella dei primi anni con chiare visioni per il futuro, molto popolare, è stata stravolta. I nuovi colonnelli ormai suonano sempre lo stesso refrain: frontalieri, tasse, padroncini, Italia...".Infine una riflessione sul frontalierato: " L’economia delle province di Como e Varese migliora, ci sarà un calo dei frontalieri. Tanti torneranno a casa. E ci mancheranno operai, ingegneri, medici, infermieri... Inoltre, con tasse, incertezze normative e burocrazia si stanno peggiorando le condizioni quadro. Chi verrà ad investire ancora in Ticino,con questo clima di chiusura, di chiara ostilità verso le imprese? Si va verso tempi difficili".
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