Politica e Potere
13.06.2016 - 16:380
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Rusconi: "Brexit: il cuore dice sì, il portafoglio no. Fossi inglese voterei contro (con le lacrime agli occhi). E se si rivotasse sul 9 febbraio avrei dei dubbi"

A dieci giorni dal voto degli inglesi, l'ex Consigliere Nazionale UDC non nasconde le preoccupazioni per una possibile vittoria degli euroscetttici: "La verità è che in questo momento nessuno in Europa può stare in piedi da solo"

LUGANO - "Brexit: il cuore dice sì, il portafoglio no. E alla fine se fossi inglese, con le lacrime agli occhi, voterei contro l'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea". 

 

Mancano 10 giorni all'appuntamento con la Storia. E man mano che la scadenza si avvicina, crescono le palpitazioni in Europa e nel Mondo in attesa del verdetto che segnerà in modo decisivo il futuro del Continente. E anche Pierre Rusconi, da cittadino, ex politico e operatore finanziario soprattutto, segue con estrema attenzione e preoccupazione l'evolversi della vicenda. Una vicenda su cui ha le idee chiare. Talmente chiare da convincerlo anche a rivedere anche alcune posizioni politiche importanti del recente passato.  

 

"Inutile negarlo – riflette l'ex Consigliere Nazionale UDC – le conseguenze di un'uscita dell'Inghilterra dall'UE potrebbero essere gravissime in Europa e anche qui. La Gran Bretagna è un mercato principale, un Paese leader della finanza mondiale. Con un sì alla Brexit potrebbe aprirsi una crisi deflagrante in ambito di materie prime, cambi e di tutto ciò che ruota intorno alla finanza e all'economia. Si innesterebbe una catena di Sant'Antonio pericolosissima. Assisteremmo a operazioni di sciacallaggio e di ostracismo reciproche. E l'UE, già provata dalle difficoltà dell'Euro, della Banca centrale, dalla crisi del debito e dell'immigrazione, rischierebbe di saltare definitivamente in aria. La scommessa è decisamente sproporzionata rispetto alla possibile vincita. È come una giocata alle slot machine. E cade nel momento momento peggiore possibile. Non nego di essere molto preoccupato". 

 

"In questo momento turbolento – prosegue Rusconi – abbiamo un assoluto bisogno di stabilità. E nessun Paese d'Europa può stare in piedi da solo. Per dirne una: chi si accolla tutto il debito e la carta straccia che c'è in giro? All'Europa, all'Inghilterra ma anche alla Svizzera conviene che l'Unione Europea stia in piedi".  

 

L'ex deputato non sposa dunque la tesi di chi dice che un sì alla Brexit potrebbe politicamente convenire alla Svizzera per rinegoziare il proprio status con l'UE: "Secondo me è vero il contrario. L'Unione Europea si irrigidirebbe ulteriormente, come avviene a qualsiasi istituzione che deve pensare alla sopravvivenza. A Bruxelles dovrebbero innanzitutto parare le altre tentazioni referendarie che si aprirebbero immediatamente dopo il voto in altri Stati membri. Altro che pensare alla Svizzera…Con un "no", invece, togliendosi positivamente dalla scarpa il sassolone di questo referendum, forse il sassolino della Svizzera potrebbe essere sopportato più facilmente".  

 

Non crede invece che la Brexit potrebbe produrre, come uno schiaffo, un cambiamento positivo di paradigma per riformare finalmente l'Unione Europea? "No. Per cambiare un paradigma bisogna che ci sia una volontà condivisa nelle base dell'istituzione europea. E con i tempi giusti. Non è facendo saltare l'economia in Europa che si riforma l'UE. Dobbiamo renderci conto che con le connessioni odierne il puzzle economico rischia davvero di andare distrutto. Tra l'altro l'Inghilterra resterebbe anche senza Governo, creando ulteriore incertezza. Proprio non conviene".  

 

Eppure Rusconi si è battuto con forza a favore del 9 febbraio. Perché gli inglesi devono proteggersi dalla scommessa della Brexit mentre lui ha incoraggiato gli svizzeri a prendersi il rischio dell'iniziativa UDC? "Innanzitutto le rispondo che è una questione di dimensioni. La Svizzera è la Svizzera, l'Inghilterra è l'Inghilterra. Se il Canton Uri decidesse di starsene da solo, uno potrebbe anche accettarlo. Ma se lo dovessero fare Zurigo o Basilea il peso e il rischio sarebbero decisamente diversi. Londra è una delle tre piazze finanziarie più importanti del Mondo, non scherziamo. Noi tendiamo sempre a sentirci l'ombelico del Mondo ma non è così. Per noi l'UE è un problema, ma per l'UE la Svizzera non lo è. Ce lo hanno detto in tutti i modi e lo hanno capito tutti. Tutti, tranne noi". 

 

Riformuliamo: sosterebbe di nuovo il 9 febbraio? "Se si rivotasse oggi avrei dei dubbi. E sono abbastanza sicuro che non passerebbe. Ci siamo cacciati in un vicolo cieco perché l'UDC voleva dare una lezione al Consiglio Federale. Io spero di cuore che si riesca a trovare una soluzione con il contingentamento dell'immigrazione, facendo asse con altri Paesi europei che avanzano la stessa richiesta. Ma se guardo i non risultati fin qui raggiunti sono pessimista. Non riusciamo a venirne fuori. E il rischio concreto e che dovremo piegarci alle volontà dell'UE senza condizioni. Questo ragionamento non mi piace e non mi gratifica come svizzero. E non ho cambiato giudizio su questa UE costruita sulla finanza e senza democrazia. Ma la realtà è quella che ho detto. In questo momento di crisi mondiale inoltre, è ancora più evidente il fatto che la Svizzera non possa fare a meno dei bilaterali da un punto di vista economico.Non abbiamo un mercato interno per mantenere l'attuale standard. E prima che India e Cina, con cui abbiamo stretto degli accordi, possano supplire al mercato dell'UE ci vorranno decenni. Basta pensare solo al problema della logistica". 

 

Chiudiamo dall'inizio, dalla Brexit. Cosa si aspetta dai mercati l'operatore finanziario Rusconi in caso di vittoria degli euroscettici? "Mi aspetto la chiusura delle borse per un giorno. Lo scossone sarebbe tremendo. I mercati odiano l'incertezza e l'emotività è la peggiore delle guide in un caso del genere. Quanto alle valute il discorso è controverso. Andrà in crisi l'Euro o la Sterlina? Quel che è certo è che il nostro Franco sarebbe ancora di più una barchetta in mezzo al mare in tempesta…" 

AELLE

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