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Ultimo aggiornamento: 19.02.2019 13:45
Politica e Potere
27.01.2019 - 11:440

Gucci, Gucci, sento odor... Pronzini interroga il Governo sulla residenza ticinese del CEO del Gruppo Kering, Patrizio Di Marco, fiscalmente globalista

Il deputato del MPS: “Il Ticino è di nuovo finito sotto i riflettori della stampa mondiale grazie al colosso del lusso Kering e alle sue controllate Gucci e Luxury Goods"

BELLINZONA – “Il Ticino è di nuovo finito sotto i riflettori della stampa mondiale grazie al colosso del lusso Kering e alle sue controllate Gucci e Luxury Goods. Naturalmente in relazione alle imposte evase in altri paesi dal gruppo e dai suoi manager”. Il deputato del MPS Matteo Pronzini pone diverse domande al Governo.

 

“In base all’inchiesta svolta dalla Procura di Milano, fra il 2011 e il 2017 – scrive nell’atto parlamentare -, Gucci avrebbe evaso in Italia 1,4 miliardi di euro di imposte attraverso la Luxury Goods, non dichiarando ricavi per 14,5 miliardi. Grazie alle inchieste giornalistiche realizzate sul tema ormai conosciamo molto bene il meccanismo grazie al quale il gruppo faceva figurare il 70% degli utili nel nostro cantone. Ora con il nuovo Piano di azione internazionale contro l’erosione della base fiscale e il trasferimento degli utili (Base Erosion and Profit Shifting -BEPS), al quale ha aderito anche la Svizzera, queste pratiche di “ottimizzazione fiscale” non saranno più tollerate e le autorità fiscali estere saranno sempre più determinate a recuperare le somme stratosferiche evase.

 

I primi effetti sono stati più che evidenti: è bastato trasferire in Italia 150 dipendenti addetti alla fatturazione del gruppo per causare un crollo del gettito fiscale in diversi comuni. Una volta tolte le pratiche di “ottimizzazione fiscale”, i “grandi gruppi del lusso” si riducono a enormi depositi di logistica che creano altrettanto enormi costi esterni, naturalmente mai valutati dal cantone.

 

In Svizzera però finora queste pratiche erano legali. Non così invece per le false residenze in Ticino di manager e globalisti, rivelate da un’inchiesta del consorzio giornalistico European Investigative Collaborations (EIC).

 

La posizione della autorità cantonali in questo caso è ben più problematica. L’inchiesta realizzata dalla RTS dimostra infatti che l’ex CEO di Gucci, Patrizio Di Marco, ha beneficiato di una tassazione a forfait a Paradiso fra il 2010 e il 2014 quando in realtà risiedeva in Italia. Patrizio di Marco e la moglie possedevano in realtà un appartamento e un ufficio a Milano e il loro figlio è nato nel 2013 a Milano.

 

Inoltre per beneficiare di un forfait fiscale la persona interessata non deve svolgere nessuna attività professionale o lucrativa in Svizzera, mentre Patrizio di Marco era membro e presidente del consiglio di amministrazione di Luxury Timepieces International SA Gucci orologi, con sede a Cortaillod (NE), fino al 2012.

 

Secondo il consorzio EIC, Patrizio Di Marco, oltre al suo salario, ha ricevuto una «remunerazione occulta» di circa 24 milioni di euro versati sul conto bancario di una società panamense a Singapore poiché figurava come “consulente” di una società di Kering con base in Lussemburgo, Castera.

 

Secondo il quotidiano 24 Heures: le fatture per la sua attività di «consulente» in Lussemburgo venivano inviate dalla Svizzera e gli onorari sarebbero stati pagati da un conto che Castera aveva aperto al Credit suisse di Lugano.

 

Oltre ai dubbi sull’attività lucrativa e l’effettiva residenza a Paradiso, ci si chiede come sia stata fissata la tassazione sul dispendio poiché, a proposito del domicilio di Di Marco, i giornali parlano di “un piccolo appartamento, in un grande palazzo mal curato, il cui standing sembra poco compatibile con quello del “patron” di Gucci e “edificio sinistro” e “lugubre palazzo che domina il lago”.

 

Secondo l’inchiesta giornalistica, il gruppo Kering non solo avrebbe aiutato Di Marco a eludere il fisco italiano, ma anche ad ottenere il domicilio e la tassazione da globalista in Ticino. L’operazione sarebbe stata orchestrata da Adelio Lardi, fiscalista e fiduciario di Lugano, segretario del PLR di Cadempino e membro dei consiglio di amministrazione di diverse società del gruppo, scrive il consorzio”.

 

Seguono le domande al Consiglio di Stato:

 

1 – le autorità effettuano verifiche nel caso in cui il manager di una società chiede il domicilio fiscale in Ticino? Se sì, come è potuto sfuggire il fatto che una ventina di manager della Kering avessero false residenze?

 

2 – le autorità preposte effettuano controlli sul luogo di lavoro e al domicilio dei manager? Li hanno effettuati nel caso dei manager della Kering?

 

3 - le autorità effettuano verifiche nel caso in cui una persona facoltosa chieda la tassazione in base al dispendio? Se sì come è potuto sfuggire il fatto che l’ex CEO di Gucci esercitava un’attività lucrativa in Svizzera?

 

4 – Secondo 24 Heures fino al 2010 Patrizio Di Marco era pagato dalla Luxury Goods International (LGI), poi la sua retribuzione come «consulente  è stata versata dalla società lussemburghese Castera. Questo “cambiamento” è avvenuto proprio quando ha ottenuto la tassazione a forfait, le autorità non si sono insospettite?

 

5 - nel fissare la tassazione in base al dispendio si tiene conto anche dello standing del domicilio del richiedente? Quali altri criteri vengono presi in considerazione?

 

6 – come è possibile che una persona che abita in un appartamento di standing normale ottenga la tassazione a forfait?

 

7 - la situazione lavorativa dei globalisti viene riesaminata regolarmente?

 

8 – come valuta la “pubblicità” scatenata da questa vicenda per il Ticino in generale e per la piazza finanziaria ed economica ticinese?

 

9 – ha intenzione di effettuare una valutazione credibile delle ripercussioni degli standard BEPS sull’utile imposto in Ticino e sul conseguente introito fiscale delle aziende attualmente a beneficio di uno statuo fiscale speciale, in particolar modo del settore Moda e Commercio di materie prime?

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